26/10/2016

Inter - Torino: Lettera a Frank l'alieno

La mia lettera a Frank De Boer: atterrato all'improvviso sul pianeta Appiano Gentile e in partenza, forse, troppo presto.

Uno vorrebbe anche parlare della partita, ma ormai sono due settimane che si parla di tutto tranne che di quello. Forse perché tra le varie cose, mettersi a pensare anche ai problemi del campo sarebbe come rigirare il dito nella piaga.

Forse tu, da uomo di calcio quale sei, Frank, anziché parlare di te stesso, preferiresti parlare di un Torino che dopo i buoni innesti dell'anno scorso sta finalmente ingranando, dopo mesi di lavoro e anche dopo qualche facciata.

Purtroppo ora come ora a nessuno importa della partita.

I problemi di cui ora tutti parlano, facile farlo col senno di poi, sono gli stessi dubbi che avevo io al tuo arrivo.

Mi ricordo bene la mia incazzatura all'esordio col Chievo, nel vedere quell'inedita difesa a 3 con D'Ambrosio e Ranocchia. Forse era una sconfitta annunciata già in partenza. Sarei voluto entrare dentro la tv e dirti "Frank ma che cazzo fai!?"

"Ma questo ha idea di dove si trova?" pensavo, mentre Birsa faceva il fenomeno e tutti i gialloblu macinavano chilometri su chilometri.

"Ha bisogno di tempo" mi dicevano "E poi la preparazione di Mancini.." (Era quella la scusa più utilizzata all'epoca) "Non ha nemmeno fatto le amichevoli.."

Mai come in questo caso sarebbe semplice per me fare quello che "Eh, io lo avevo detto", invece non riesco a fare a meno di esprimerti la mia sincera solidarietà, Frank.

Ormai non credo più che continueremo a sentire il tuo inconfondibile "esperanto" alla Pinetina.
Non so se tu ci credi davvero ancora, o se sono dichiarazioni di facciata, però devo dire che in te, a differenza di altri, a un certo punto ci avevo creduto.

Perché mentre per alcuni, e mi riferisco alla dirigenza, la passione si è accesa subito all'inizio, per poi consumarsi in fretta, io sono partito da una scettica e fredda accoglienza, quasi nord europea, per poi essere catturato piano piano.

Catturato da quel tuo modo di porti, così alieno per la Serie A, con una cultura (e non parlo solo di calcio) diametralmente opposta a quella italiana.
E per me, che mi ritrovo non so come a riconoscermi più nella tua che nella mia, di cultura, sembrava davvero una boccata d'aria fresca, nel mondo polemico dei Caressa e delle Wande Nara.

Eri un alieno quando sei arrivato in conferenza stampa e non ti sei piegato allo strapotere juventino, venendo subito bollato, ingiustamente, come un sognatore, un visionario, o più semplicemente come uno scemo.
Noi sapevamo quanto fosse importante avere amici nella stampa, tu no. Come si dice "leccare il culo" in olandese, Frank?

Eppure la Juve l'hai battuta veramente, ma rimarrà solo una foto in un album di ricordi. Un album che per noi interisti, negli ultimi anni è fatto solo di vampate, di momenti effimeri come questo. Ne sa qualcosa un altro ex giovane bravo allenatore, adesso è ad Atene. Facci un salto, quando sarai in vacanza stipendiato dall'Inter, è una bella città.

E continua con l'italiano eh, sei portato.

Eri un alieno quando dicevi di voler divertire il pubblico di San Siro. Un pubblico abituato, da che io abbia memoria, a esaltare più i Samuel e i Materazzi, rispetto ai funambolici giocatori di turno.

Eri un alieno con quel tuo cercare di segnare sempre un gol in più dell'avversario, quando avevamo costruito la passata stagione sulle vittorie per 1-0, quando ormai tutti seguivano, quasi come degli stalker, ogni mossa del Cholo Simeone in vista dell'estate prossima.

Qui funziona così, Frank, si prende un allenatore a dieci giorni dall'inizio del campionato, uno che arriva da un mondo totalmente diverso, e gli si chiedono i risultati. Subito. Altrimenti dopo due mesi lo si caccia.

Si prende uno che ha bisogno di cambiare completamente il modo di ragionare della squadra, (anche diverso da come ragiono io eh, lo confesso) uno che avrebbe bisogno di 1-2 anni per far crescere i suoi giocatori, e lo si mette a fare il tappabuchi, solo perché Mancini all'ultimo secondo ha deciso che aveva altri interessi.

Eri un alieno quando ti vedevamo in allenamento e in partita a parlare ai ragazzi, a lanciare Miangue al posto di terzini inguardabili che avevano collezionato più bestemmie contro che presenze.

Un alieno a togliere dal campo dopo 30 minuti un Kondogbia osceno. Un minuto per ogni milione speso (ormai ammettiamolo, male) per lui, per far entrare Gnoukouri, che potenzialmente è un buon giocatore, e che sotto Mancini aveva avuto un trattamento ai limiti dell'inspiegabile.

Un alieno a esporre un calcio sincero, onesto, meritocratico. Un calcio in cui si rispecchiava il tuo modo di essere, e il modo di essere che vorrei che appartenesse anche alla mia squadra, un modo di essere che nel nostro DNA interista, io voglio continuare a credere che esista.

Perché ti avrò anche lanciato i peggiori insulti quando sui corner eravamo belle statuine, o quando mettevi Perisic a destra, però di una cosa bisogna renderti merito:

In una squadra in cui nel momento del bisogno non si vede mai nessuno, tra un vicepresidente che purtroppo sembra lì solo per riconoscenza, dei presidenti che non si sa chi, e nemmeno quanti, siano, giocatori che sono capaci a farsi vedere solo quando c'è da bussare al rinnovo, ma poi sono i primi a tradirti quando servono (vero, Medel?)
tu, da ultimo arrivato, sei stato il più interista di tutti.

Non avrai capito l'italiano, non avrai capito la Serie A, non avrai capito la squadra, chissà, forse col tempo ci saresti riuscito, ma una cosa l'hai capita subito, e sei stato l'unico, hai capito l'Inter.

Hai capito l'Inter nel bene, e ora, forse troppo in fretta e brutalmente, ma era inevitabile, hai capito l'Inter anche nel male.

Adesso vai, prendi la tua navicella e esci dall'atmosfera nerazzurra. Su altri pianeti, lontani, so che troverai la tua strada.

Noi tifosi invece resteremo qui, perché è qui la nostra casa.
E anche se tra qualche giorno sarò qui a scrivere del nuovo Blanc, Villas Boas, Mario Silva(!!!) di turno, ogni tanto, quando sfoglierò il mio album dei ricordi, rivedrò proprio Perisic segnare il 2-1, e ripenserò a un un uomo onesto.

Un uomo che, anche nell'ultima conferenza stampa, non ha gettato merda addosso alla squadra, come molti altri avrebbero fatto.

Per questo non ho nemmeno voglia di pensare alle formazioni, alla partita e a tutto il resto. Ti dico solo ancora Grazie.
Grazie Frank di essere un professionista fino all'ultimo, tanto il risultato ormai è stato scritto: abbiamo già perso tutti.

(foto: Inter.it)

Inter - Torino: Lettera a Frank l'alieno

La mia lettera a Frank De Boer: atterrato all'improvviso sul pianeta Appiano Gentile e in partenza, forse, troppo presto.

Uno vorrebbe anche parlare della partita, ma ormai sono due settimane che si parla di tutto tranne che di quello. Forse perché tra le varie cose, mettersi a pensare anche ai problemi del campo sarebbe come rigirare il dito nella piaga.

Forse tu, da uomo di calcio quale sei, Frank, anziché parlare di te stesso, preferiresti parlare di un Torino che dopo i buoni innesti dell'anno scorso sta finalmente ingranando, dopo mesi di lavoro e anche dopo qualche facciata.

Purtroppo ora come ora a nessuno importa della partita.

I problemi di cui ora tutti parlano, facile farlo col senno di poi, sono gli stessi dubbi che avevo io al tuo arrivo.

Mi ricordo bene la mia incazzatura all'esordio col Chievo, nel vedere quell'inedita difesa a 3 con D'Ambrosio e Ranocchia. Forse era una sconfitta annunciata già in partenza. Sarei voluto entrare dentro la tv e dirti "Frank ma che cazzo fai!?"

"Ma questo ha idea di dove si trova?" pensavo, mentre Birsa faceva il fenomeno e tutti i gialloblu macinavano chilometri su chilometri.

"Ha bisogno di tempo" mi dicevano "E poi la preparazione di Mancini.." (Era quella la scusa più utilizzata all'epoca) "Non ha nemmeno fatto le amichevoli.."

Mai come in questo caso sarebbe semplice per me fare quello che "Eh, io lo avevo detto", invece non riesco a fare a meno di esprimerti la mia sincera solidarietà, Frank.

Ormai non credo più che continueremo a sentire il tuo inconfondibile "esperanto" alla Pinetina.
Non so se tu ci credi davvero ancora, o se sono dichiarazioni di facciata, però devo dire che in te, a differenza di altri, a un certo punto ci avevo creduto.

Perché mentre per alcuni, e mi riferisco alla dirigenza, la passione si è accesa subito all'inizio, per poi consumarsi in fretta, io sono partito da una scettica e fredda accoglienza, quasi nord europea, per poi essere catturato piano piano.

Catturato da quel tuo modo di porti, così alieno per la Serie A, con una cultura (e non parlo solo di calcio) diametralmente opposta a quella italiana.
E per me, che mi ritrovo non so come a riconoscermi più nella tua che nella mia, di cultura, sembrava davvero una boccata d'aria fresca, nel mondo polemico dei Caressa e delle Wande Nara.

Eri un alieno quando sei arrivato in conferenza stampa e non ti sei piegato allo strapotere juventino, venendo subito bollato, ingiustamente, come un sognatore, un visionario, o più semplicemente come uno scemo.
Noi sapevamo quanto fosse importante avere amici nella stampa, tu no. Come si dice "leccare il culo" in olandese, Frank?

Eppure la Juve l'hai battuta veramente, ma rimarrà solo una foto in un album di ricordi. Un album che per noi interisti, negli ultimi anni è fatto solo di vampate, di momenti effimeri come questo. Ne sa qualcosa un altro ex giovane bravo allenatore, adesso è ad Atene. Facci un salto, quando sarai in vacanza stipendiato dall'Inter, è una bella città.

E continua con l'italiano eh, sei portato.

Eri un alieno quando dicevi di voler divertire il pubblico di San Siro. Un pubblico abituato, da che io abbia memoria, a esaltare più i Samuel e i Materazzi, rispetto ai funambolici giocatori di turno.

Eri un alieno con quel tuo cercare di segnare sempre un gol in più dell'avversario, quando avevamo costruito la passata stagione sulle vittorie per 1-0, quando ormai tutti seguivano, quasi come degli stalker, ogni mossa del Cholo Simeone in vista dell'estate prossima.

Qui funziona così, Frank, si prende un allenatore a dieci giorni dall'inizio del campionato, uno che arriva da un mondo totalmente diverso, e gli si chiedono i risultati. Subito. Altrimenti dopo due mesi lo si caccia.

Si prende uno che ha bisogno di cambiare completamente il modo di ragionare della squadra, (anche diverso da come ragiono io eh, lo confesso) uno che avrebbe bisogno di 1-2 anni per far crescere i suoi giocatori, e lo si mette a fare il tappabuchi, solo perché Mancini all'ultimo secondo ha deciso che aveva altri interessi.

Eri un alieno quando ti vedevamo in allenamento e in partita a parlare ai ragazzi, a lanciare Miangue al posto di terzini inguardabili che avevano collezionato più bestemmie contro che presenze.

Un alieno a togliere dal campo dopo 30 minuti un Kondogbia osceno. Un minuto per ogni milione speso (ormai ammettiamolo, male) per lui, per far entrare Gnoukouri, che potenzialmente è un buon giocatore, e che sotto Mancini aveva avuto un trattamento ai limiti dell'inspiegabile.

Un alieno a esporre un calcio sincero, onesto, meritocratico. Un calcio in cui si rispecchiava il tuo modo di essere, e il modo di essere che vorrei che appartenesse anche alla mia squadra, un modo di essere che nel nostro DNA interista, io voglio continuare a credere che esista.

Perché ti avrò anche lanciato i peggiori insulti quando sui corner eravamo belle statuine, o quando mettevi Perisic a destra, però di una cosa bisogna renderti merito:

In una squadra in cui nel momento del bisogno non si vede mai nessuno, tra un vicepresidente che purtroppo sembra lì solo per riconoscenza, dei presidenti che non si sa chi, e nemmeno quanti, siano, giocatori che sono capaci a farsi vedere solo quando c'è da bussare al rinnovo, ma poi sono i primi a tradirti quando servono (vero, Medel?)
tu, da ultimo arrivato, sei stato il più interista di tutti.

Non avrai capito l'italiano, non avrai capito la Serie A, non avrai capito la squadra, chissà, forse col tempo ci saresti riuscito, ma una cosa l'hai capita subito, e sei stato l'unico, hai capito l'Inter.

Hai capito l'Inter nel bene, e ora, forse troppo in fretta e brutalmente, ma era inevitabile, hai capito l'Inter anche nel male.

Adesso vai, prendi la tua navicella e esci dall'atmosfera nerazzurra. Su altri pianeti, lontani, so che troverai la tua strada.

Noi tifosi invece resteremo qui, perché è qui la nostra casa.
E anche se tra qualche giorno sarò qui a scrivere del nuovo Blanc, Villas Boas, Mario Silva(!!!) di turno, ogni tanto, quando sfoglierò il mio album dei ricordi, rivedrò proprio Perisic segnare il 2-1, e ripenserò a un un uomo onesto.

Un uomo che, anche nell'ultima conferenza stampa, non ha gettato merda addosso alla squadra, come molti altri avrebbero fatto.

Per questo non ho nemmeno voglia di pensare alle formazioni, alla partita e a tutto il resto. Ti dico solo ancora Grazie.
Grazie Frank di essere un professionista fino all'ultimo, tanto il risultato ormai è stato scritto: abbiamo già perso tutti.

(foto: Inter.it)

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