Il mattino seguente, Harryksen si svegliò di buon’ora. Teneva però gli occhi chiusi, cercando di convincersi che un gigante di nome Romelus non fosse davvero arrivato a portarlo via dal Tottenham. Sia chiaro, era felice di essere andato via, ma non si aspettava di certo uno come Romelus! Sentì bussare alla porta, prese coraggio, aprì gli occhi e si alzò dal letto. No, non si trovava decisamente nel vecchio ripostiglio delle casacche sudate dove il presidente Levy lo aveva relegato gli ultimi tempi.
Guardandosi intorno, poteva notare una stanza spaziosa, una poltrona dall’aria comodissima e un armadietto che sembrava talmente ampio da poter contenere tutti i suoi averi. Si avvicinò alla porta, la aprì, e si trovò di fronte al sorriso rassicurante del gigante Romelus che senza dire nemmeno una parola, lo cinse in un abbraccio sollevandolo da terra. Mollato il piccolo Harryksen, a grandi passi Romelus avanzò verso la poltrona e vi si buttò sopra. Harryksen era ancora stordito, data la mole del suo amico, ma trovò la forza di dire: “Ehm.. Romelus.. ma cosa sarebbe di preciso questa Scuola di Prostituzione Intellettuale di cui parlavi ieri sera?” “E’ la scuola alla quale sei destinato fin da piccolo, Harryk! A proposito! Dobbiamo andare a fare compere! Questa è la lista di tutto quello che ti servirà!” Romelus tese un foglio spiegazzato al ragazzo, che lo prese e iniziò a leggerlo, sentendosi sempre più confuso.
Uniforme I tesserati dovranno avere: Tre kit da gioco (di cui uno a fantasia OBBLIGATORIAMENTE di cattivo gusto), Un kit da cerimonia ufficiale. Scarpe con tacchetti in plastica e in ferro N.B. Tutti gli indumenti degli allievi devono essere contrassegnati da una targhetta con il nome e numero.
Libri di testo Tutti i tesserati dovranno avere una copia dei seguenti testi: Teoria e applicazione del VAR, di Nicola Rizzoli Storia della prostituzione intellettuale, di Mario Sconcerti Guida pratica alle dichiarazioni di rito, di Zlatan Ibrahimovic Mitt-ini fantastici: dove trovarli, di A. Percassi Tutte le alchimie del 3-5-2, di Andonius Pidon Le Forze Biancoscure: guida all’autoprotezione, di Massimo Moratti.
Altri accessori Una bacchetta magica Dizionario Italiano-Croato Un animale da compagnia
SI RICORDA AI GENITORI DEGLI ALLIEVI DEL PRIMO ANNO CHE NON E’ CONSENTITO LORO GIOCARE SULLA TREQUARTI.
Notando la palpabile perplessità del giovane Harryksen, Romelus iniziò a spiegare al ragazzo come sarebbe cambiata la sua vita di lì a poco: “Sai Harryk, non devi preoccuparti di nulla in fondo, ti darò una mano io e compreremo tutto quello che ti serve. Il preside Beppe Silente, uno di più grandi Amministratore Delegato, mi ha lasciato un bel gruzzolo per comprarti tutto, e ti accompagno io nei posti migliori, ti aiuto anche con la nuova lingua, se hai bisogno! Sappi però che nel mondo della Serie A tu sei già un calciatore estremamente famoso, quindi non ti stupire se tanti giornalisti ti ricopriranno di domande, pressioni, se ti faranno complimenti e robe simili.” Harryksen si sentì rincuorato dalle parole del gigante, lo ringraziò e partirono per gli acquisti.
Come aveva preannunciato Romelus, una volta atterrati a Malpens Alley, il giovane Harryk non ebbe un minuto libero, tanto venne subissato di domande dai vari “giornalisti sportivi”. Solo con una persona, però, Romelus si fermò a parlare, presentando quest’uomo a Harryksen come uno dei suoi futuri professori alla scuola: “Harryk! Ti presento il professor Marcor Barzaghior, lui sarà il tuo professore di Difesa contro le Arti Biancoscure!”
“E’-E’-E’ u-u-u-n ve-ve-vero pia-piacere co-cono-noscerla, signor Harryksen!”“Salve” disse timidamente il ragazzo: come se non bastassero i giornalisti ora anche i professori sembravano già sapere chi fosse! Fortunatamente però, il professore aveva altro da fare: “O-o-ora pe-pe-però de-de-devo pro-pro-proprio la-la-lasciarvi, de-de-devo andare a co-co-comprare u-u-una nuo-nuova ta-ta-ta-tastiera-a-a-a pe-pe-per scrivere altri arti-arti-articoli impa-impa-imparziali, no-no-non ve-ve-vedo l’ora di-di-di ve-ve-vede-de-re all’ope-ope-opera il su-su-suo ta-ta-ta-talento!” e si dileguò con atteggiamento quasi sospetto, voltandosi, un istante prima di sparire, verso Harryk.
“Forza Harryk, andiamo a prelevare! Io devo svolgere ancora una commissione per il preside Beppe!” lo incalzò il gigante, dirigendosi verso un edificio imponente che aveva tutta l’aria di essere una banca.
La strana coppia entrò nel maestoso edificio e si diresse al banco dove li attendeva un essere piccolo ed ingoblinito, in camicia bianca, che si presentò loro come FabiUnci CaressUnci, e con tono untuoso disse: “Salve, benvenuti ar Clab della Gringott, cosa vi serve?” Romelus rispose: ”Siamo qui per prelevare del denaro per il giovane Harryksen Potter e poi.. - abbassando la voce - dovrei prendere.. lei-sa-cosa.. per conto di.. Beppe Silente..” Fabiunci sussultò alla richiesta del gigante: “Molto bene, vi accompagno alle cassette di sicurezza.” Il trio si avviò verso il retro della banca. Il primo a prelevare fu Harryksen, che rimase molto sorpreso dall’ammontare del suo attuale conto in banca. ”Merito del contratto dell’Amministratore Beppe, Harryk!” gli ricordò il gigante, con il suo solito sorriso. Quando fu il turno di Romelus di ritirare, il gigante si fece estremamente circospetto. Fabiunci gli bisbigliò qualcosa di incomprensibile (ad Harryk parve di carpire un “mmm, vorrei rivederlo..”), aprì la cassetta di sicurezza trecentocinquantadue e subito la manona del gigante agguantò il contenuto. Harryk riuscì a notare solamente due cose: si trattava di un oggetto piatto, molto piccolo, di forma squadrata in alto e poi arrotondata nella parte bassa e che nella cassetta non era conservato niente di più. In ogni caso, l’oggettino scomparve nel pastrano di Romelus alla velocità della luce. “Bene Harryk, qui abbiamo finito, andiamo a prendere l’occorrente per la scuola!”
Usciti in fretta dalla banca, Romelus guidò Harryk di fronte ad un negozio dall’aria trasandata. Qui il gigante comunicò ad Harryk che aveva altri affari da sbrigare, che avrebbe pensato lui ai libri e che lo sarebbe venuto a recuperare di lì a poco. Harryk si fece coraggio ed entrò nel bizzarro negozio.
Si fece strada tra gli scaffali impolverati, fino ad arrivare ad un bancone altrettanto trasandato. Sentì dei passi dietro di lui, e quando si girò, si trovò di fronte un uomo alto, con delle foltissime sopracciglia, che, inspiegabilmente, lo riconobbe subito: “Salve, Harryk, io sono Giuseppe Olivander, ma puoi chiamarmi Zio Beppe, produttore e venditore di bacchette magiche. Credo che nel tuo caso dovremmo provarne un bel po’ prima di trovare quella giusta!” L’omino sparì, senza dare ad Harryk nemmeno la possibilità di aprir bocca.
Ricomparve pochi minuti dopo, con un carico di piccole scatole. Aprì la prima, la consegnò al ragazzo, e disse: “Bene bene, acero ed infuso di mezz’ala! Agitala e vediamo che succede!” Harryksen obbedì, ed immediatamente uno scaffale saltò per aria. Il ragazzo spaventatissimo riconsegnò immediatamente la bacchetta al negoziante: “Non credo faccia per me.” Lo Zio sembrò accettare la sfida ed estrasse un’altra bacchetta da un’altra scatola: ”Mmm, vorrei rivederlo Harryk, però intanto prova questa: ebano e concentrato di vertice basso!” Harryksen prese la nuova bacchetta in mano, la agitò, ma stavolta non successe nulla. In verità, si sentì piuttosto inadatto a quel pezzetto di legno, che in mano sua sembrava un comune rametto. “No, non ci siamo proprio.. mmm.. si potrebbe anche fare una prova.. perchè no.. in fondo..” e con una palpabile agitazione, aprì una terza scatola, porgendo, senza aggiungere altro, la bacchetta al ragazzo.
Harryksen la prese, ed immediatamente sentì un calore partire dalla testa e arrivargli fino alle punte dei piedi, un qualcosa di familiare. Non aspettò che Giuseppe aggiungesse altro: “Penso che sia quella giusta. Di cosa è fatta? Di questa bacchetta non mi ha detto nulla Zio!” Giuseppe parve esitare un momento, ma poi disse: “Vedi ragazzo, questa bacchetta è in legno di traversa ed essenza di trequartista. Ma non è tanto il materiale di cui è fatta ad essere importante, quanto il fatto che colui che possiede, o meglio, possedeva la sua gemella, le ha inflitto la cicatrice del 4-3-1-2 che porta in fronte. Purtroppo, o per fortuna, non spetta a me dirle altro. Quella bacchetta è in regalo. Era qui in negozio da troppo tempo. Si ricordi una cosa, però, una cosa molto importante. E’ la bacchetta a scegliere il giocatore, non il contrario. Credo che da lei dobbiamo aspettarci grandi cose, signor Harryksen, dopo tutto, Colui-che Non-Deve-Essere-Nominato ha fatto grandi cose.. terribili, è vero, ma grandi. Arrivederci, e buona fortuna.”
Il ragazzo, stavolta più spaventato che confuso, uscì di fretta dal negozio col suo nuovo oggetto magico, tanto nuovo quanto familare. Tutta la paura passò quando rivide il sorriso smagliante di Romelus, che faceva di tutto per tenergli qualcosa nascosto dietro la sua enorme schiena. “Ciao Harryk! Tutto ok? Ti vedo pallidino! Ti ho preso un regalo per il tuo compleanno!” e senza tanti preamboli gli pose una gabbietta con all’interno una grossa ranocchia di color verde brillante, con una curiosa e particolarissima fascia nera con sfumature bluastre sulla zampetta sinistra. Harryk, che in vita sua non aveva mai ricevuto nulla, se non cianfrusaglie inutili, era al settimo cielo e guardava Romelus a bocca aperta. “Suvvia Harryk! Dalle un nome!” “Penso di chiamarla Froggy, si!” e accarezzò il suo nuovo amico, felice come lo era mai stato: sentiva che aveva appena guadagnato un amico fedele per il resto della vita. “Molto bene ragazzo, andiamo a mettere qualcosa sotto i denti, dopo ti accompagnerò in stazione! Ci siamo quasi!” I due si diressero ad un pub vicino, ordinarono due panini con la salamella e si misero a mangiare. L’attenzione di Harrik venne attirata da un giornale sul tavolo vicino: “La gazzetta dell’Atleta" - lesse. Non fu tanto il nome del giornale a colpirlo, bensì le sue immagini: sorprendentemente, si muovevano. Il titolone in prima pagina recitava: “Ci lascia un grande mago, a soli 610 anni”. Harryk venne ipnotizzato dal riquadro, dove scorreva la sequenza di una punizione calciata da dentro l’area di rigore e il pallone finiva in rete con una traiettoria impossibile, scavalcando la barriera. Provò inoltre subito una certa avversione per coloro che nella foto indossavano una maglietta a righe verticali bianche e nere, tanto che, ingenuamente, si chiese: “Ma in questo mondo giocano anche i carcerati?”
Rimesso al suo posto il giornale, Harryk riprese il suo panino. Lo sbocconcellava, pensieroso, ed era chiaro ci fosse ancora qualcosa di importante che lo turbava. Infine, prese coraggio e fece la domanda che gli frullava in testa da quando aveva ricevuto la sua bacchetta:” Senti Romelus, prima Giuseppe Olivander mi ha parlato della persona che mi ha lasciato questa cicatrice. E’ la stessa persona che ha ucciso i miei genitori?” Romelus, a quella domanda, trasalì: “Vedi Harryk.. non credo di dover essere io a dirti certe cose.. purtroppo Colui-che Non-Deve-Essere-Nominato ha fatto cose orribili, uccideva senza pietà maghi e Bdun, cioè persone senza alcun talento calcistico, ma te in qualche modo lo hai fermato, è per questo che sei così famoso.” “Ma Romelus, perchè lo chiamate così?” “Il suo nome ci incute troppo terrore.” “Potresti dirmelo per favore” chiese Harryksen implorante, sfruttando i suoi occhioni blu per provare ad intenerire il gigante. “Oh, e va bene!” sbottò Romelus, poi abbassando la voce aggiunse: “Si chiamava Paratimort. E ora basta! Non ti dirò più nulla!” Harryk capì che l’argomento era ormai chiuso, aveva ottenuto anche più di quanto si aspettava. Paratimort. Sentiva uno strano legame con quel nome, ma non un legame di quelli belli, un legame pesante, pieno di qualcosa di sbagliato.
I due finirono i panini, Romelus pagò il pub, e si avviarono, come precedentemente anticipato dal gigante, verso la stazione che lo avrebbe portato alla Scuola. Arrivati, Romelus pose al ragazzo il biglietto del treno. Harryksen lo prese e di nuovo si ritrovò nella più totale confusione. Tenendo gli occhi fissi sul biglietto, il ragazzo chiese: “Romelus, non capisco! Dove trovo il binario 3,52?”
Il mattino seguente, Harryksen si svegliò di buon’ora. Teneva però gli occhi chiusi, cercando di convincersi che un gigante di nome Romelus non fosse davvero arrivato a portarlo via dal Tottenham. Sia chiaro, era felice di essere andato via, ma non si aspettava di certo uno come Romelus! Sentì bussare alla porta, prese coraggio, aprì gli occhi e si alzò dal letto. No, non si trovava decisamente nel vecchio ripostiglio delle casacche sudate dove il presidente Levy lo aveva relegato gli ultimi tempi.
Guardandosi intorno, poteva notare una stanza spaziosa, una poltrona dall’aria comodissima e un armadietto che sembrava talmente ampio da poter contenere tutti i suoi averi. Si avvicinò alla porta, la aprì, e si trovò di fronte al sorriso rassicurante del gigante Romelus che senza dire nemmeno una parola, lo cinse in un abbraccio sollevandolo da terra. Mollato il piccolo Harryksen, a grandi passi Romelus avanzò verso la poltrona e vi si buttò sopra. Harryksen era ancora stordito, data la mole del suo amico, ma trovò la forza di dire: “Ehm.. Romelus.. ma cosa sarebbe di preciso questa Scuola di Prostituzione Intellettuale di cui parlavi ieri sera?” “E’ la scuola alla quale sei destinato fin da piccolo, Harryk! A proposito! Dobbiamo andare a fare compere! Questa è la lista di tutto quello che ti servirà!” Romelus tese un foglio spiegazzato al ragazzo, che lo prese e iniziò a leggerlo, sentendosi sempre più confuso.
Uniforme I tesserati dovranno avere: Tre kit da gioco (di cui uno a fantasia OBBLIGATORIAMENTE di cattivo gusto), Un kit da cerimonia ufficiale. Scarpe con tacchetti in plastica e in ferro N.B. Tutti gli indumenti degli allievi devono essere contrassegnati da una targhetta con il nome e numero.
Libri di testo Tutti i tesserati dovranno avere una copia dei seguenti testi: Teoria e applicazione del VAR, di Nicola Rizzoli Storia della prostituzione intellettuale, di Mario Sconcerti Guida pratica alle dichiarazioni di rito, di Zlatan Ibrahimovic Mitt-ini fantastici: dove trovarli, di A. Percassi Tutte le alchimie del 3-5-2, di Andonius Pidon Le Forze Biancoscure: guida all’autoprotezione, di Massimo Moratti.
Altri accessori Una bacchetta magica Dizionario Italiano-Croato Un animale da compagnia
SI RICORDA AI GENITORI DEGLI ALLIEVI DEL PRIMO ANNO CHE NON E’ CONSENTITO LORO GIOCARE SULLA TREQUARTI.
Notando la palpabile perplessità del giovane Harryksen, Romelus iniziò a spiegare al ragazzo come sarebbe cambiata la sua vita di lì a poco: “Sai Harryk, non devi preoccuparti di nulla in fondo, ti darò una mano io e compreremo tutto quello che ti serve. Il preside Beppe Silente, uno di più grandi Amministratore Delegato, mi ha lasciato un bel gruzzolo per comprarti tutto, e ti accompagno io nei posti migliori, ti aiuto anche con la nuova lingua, se hai bisogno! Sappi però che nel mondo della Serie A tu sei già un calciatore estremamente famoso, quindi non ti stupire se tanti giornalisti ti ricopriranno di domande, pressioni, se ti faranno complimenti e robe simili.” Harryksen si sentì rincuorato dalle parole del gigante, lo ringraziò e partirono per gli acquisti.
Come aveva preannunciato Romelus, una volta atterrati a Malpens Alley, il giovane Harryk non ebbe un minuto libero, tanto venne subissato di domande dai vari “giornalisti sportivi”. Solo con una persona, però, Romelus si fermò a parlare, presentando quest’uomo a Harryksen come uno dei suoi futuri professori alla scuola: “Harryk! Ti presento il professor Marcor Barzaghior, lui sarà il tuo professore di Difesa contro le Arti Biancoscure!”
“E’-E’-E’ u-u-u-n ve-ve-vero pia-piacere co-cono-noscerla, signor Harryksen!”“Salve” disse timidamente il ragazzo: come se non bastassero i giornalisti ora anche i professori sembravano già sapere chi fosse! Fortunatamente però, il professore aveva altro da fare: “O-o-ora pe-pe-però de-de-devo pro-pro-proprio la-la-lasciarvi, de-de-devo andare a co-co-comprare u-u-una nuo-nuova ta-ta-ta-tastiera-a-a-a pe-pe-per scrivere altri arti-arti-articoli impa-impa-imparziali, no-no-non ve-ve-vedo l’ora di-di-di ve-ve-vede-de-re all’ope-ope-opera il su-su-suo ta-ta-ta-talento!” e si dileguò con atteggiamento quasi sospetto, voltandosi, un istante prima di sparire, verso Harryk.
“Forza Harryk, andiamo a prelevare! Io devo svolgere ancora una commissione per il preside Beppe!” lo incalzò il gigante, dirigendosi verso un edificio imponente che aveva tutta l’aria di essere una banca.
La strana coppia entrò nel maestoso edificio e si diresse al banco dove li attendeva un essere piccolo ed ingoblinito, in camicia bianca, che si presentò loro come FabiUnci CaressUnci, e con tono untuoso disse: “Salve, benvenuti ar Clab della Gringott, cosa vi serve?” Romelus rispose: ”Siamo qui per prelevare del denaro per il giovane Harryksen Potter e poi.. - abbassando la voce - dovrei prendere.. lei-sa-cosa.. per conto di.. Beppe Silente..” Fabiunci sussultò alla richiesta del gigante: “Molto bene, vi accompagno alle cassette di sicurezza.” Il trio si avviò verso il retro della banca. Il primo a prelevare fu Harryksen, che rimase molto sorpreso dall’ammontare del suo attuale conto in banca. ”Merito del contratto dell’Amministratore Beppe, Harryk!” gli ricordò il gigante, con il suo solito sorriso. Quando fu il turno di Romelus di ritirare, il gigante si fece estremamente circospetto. Fabiunci gli bisbigliò qualcosa di incomprensibile (ad Harryk parve di carpire un “mmm, vorrei rivederlo..”), aprì la cassetta di sicurezza trecentocinquantadue e subito la manona del gigante agguantò il contenuto. Harryk riuscì a notare solamente due cose: si trattava di un oggetto piatto, molto piccolo, di forma squadrata in alto e poi arrotondata nella parte bassa e che nella cassetta non era conservato niente di più. In ogni caso, l’oggettino scomparve nel pastrano di Romelus alla velocità della luce. “Bene Harryk, qui abbiamo finito, andiamo a prendere l’occorrente per la scuola!”
Usciti in fretta dalla banca, Romelus guidò Harryk di fronte ad un negozio dall’aria trasandata. Qui il gigante comunicò ad Harryk che aveva altri affari da sbrigare, che avrebbe pensato lui ai libri e che lo sarebbe venuto a recuperare di lì a poco. Harryk si fece coraggio ed entrò nel bizzarro negozio.
Si fece strada tra gli scaffali impolverati, fino ad arrivare ad un bancone altrettanto trasandato. Sentì dei passi dietro di lui, e quando si girò, si trovò di fronte un uomo alto, con delle foltissime sopracciglia, che, inspiegabilmente, lo riconobbe subito: “Salve, Harryk, io sono Giuseppe Olivander, ma puoi chiamarmi Zio Beppe, produttore e venditore di bacchette magiche. Credo che nel tuo caso dovremmo provarne un bel po’ prima di trovare quella giusta!” L’omino sparì, senza dare ad Harryk nemmeno la possibilità di aprir bocca.
Ricomparve pochi minuti dopo, con un carico di piccole scatole. Aprì la prima, la consegnò al ragazzo, e disse: “Bene bene, acero ed infuso di mezz’ala! Agitala e vediamo che succede!” Harryksen obbedì, ed immediatamente uno scaffale saltò per aria. Il ragazzo spaventatissimo riconsegnò immediatamente la bacchetta al negoziante: “Non credo faccia per me.” Lo Zio sembrò accettare la sfida ed estrasse un’altra bacchetta da un’altra scatola: ”Mmm, vorrei rivederlo Harryk, però intanto prova questa: ebano e concentrato di vertice basso!” Harryksen prese la nuova bacchetta in mano, la agitò, ma stavolta non successe nulla. In verità, si sentì piuttosto inadatto a quel pezzetto di legno, che in mano sua sembrava un comune rametto. “No, non ci siamo proprio.. mmm.. si potrebbe anche fare una prova.. perchè no.. in fondo..” e con una palpabile agitazione, aprì una terza scatola, porgendo, senza aggiungere altro, la bacchetta al ragazzo.
Harryksen la prese, ed immediatamente sentì un calore partire dalla testa e arrivargli fino alle punte dei piedi, un qualcosa di familiare. Non aspettò che Giuseppe aggiungesse altro: “Penso che sia quella giusta. Di cosa è fatta? Di questa bacchetta non mi ha detto nulla Zio!” Giuseppe parve esitare un momento, ma poi disse: “Vedi ragazzo, questa bacchetta è in legno di traversa ed essenza di trequartista. Ma non è tanto il materiale di cui è fatta ad essere importante, quanto il fatto che colui che possiede, o meglio, possedeva la sua gemella, le ha inflitto la cicatrice del 4-3-1-2 che porta in fronte. Purtroppo, o per fortuna, non spetta a me dirle altro. Quella bacchetta è in regalo. Era qui in negozio da troppo tempo. Si ricordi una cosa, però, una cosa molto importante. E’ la bacchetta a scegliere il giocatore, non il contrario. Credo che da lei dobbiamo aspettarci grandi cose, signor Harryksen, dopo tutto, Colui-che Non-Deve-Essere-Nominato ha fatto grandi cose.. terribili, è vero, ma grandi. Arrivederci, e buona fortuna.”
Il ragazzo, stavolta più spaventato che confuso, uscì di fretta dal negozio col suo nuovo oggetto magico, tanto nuovo quanto familare. Tutta la paura passò quando rivide il sorriso smagliante di Romelus, che faceva di tutto per tenergli qualcosa nascosto dietro la sua enorme schiena. “Ciao Harryk! Tutto ok? Ti vedo pallidino! Ti ho preso un regalo per il tuo compleanno!” e senza tanti preamboli gli pose una gabbietta con all’interno una grossa ranocchia di color verde brillante, con una curiosa e particolarissima fascia nera con sfumature bluastre sulla zampetta sinistra. Harryk, che in vita sua non aveva mai ricevuto nulla, se non cianfrusaglie inutili, era al settimo cielo e guardava Romelus a bocca aperta. “Suvvia Harryk! Dalle un nome!” “Penso di chiamarla Froggy, si!” e accarezzò il suo nuovo amico, felice come lo era mai stato: sentiva che aveva appena guadagnato un amico fedele per il resto della vita. “Molto bene ragazzo, andiamo a mettere qualcosa sotto i denti, dopo ti accompagnerò in stazione! Ci siamo quasi!” I due si diressero ad un pub vicino, ordinarono due panini con la salamella e si misero a mangiare. L’attenzione di Harrik venne attirata da un giornale sul tavolo vicino: “La gazzetta dell’Atleta" - lesse. Non fu tanto il nome del giornale a colpirlo, bensì le sue immagini: sorprendentemente, si muovevano. Il titolone in prima pagina recitava: “Ci lascia un grande mago, a soli 610 anni”. Harryk venne ipnotizzato dal riquadro, dove scorreva la sequenza di una punizione calciata da dentro l’area di rigore e il pallone finiva in rete con una traiettoria impossibile, scavalcando la barriera. Provò inoltre subito una certa avversione per coloro che nella foto indossavano una maglietta a righe verticali bianche e nere, tanto che, ingenuamente, si chiese: “Ma in questo mondo giocano anche i carcerati?”
Rimesso al suo posto il giornale, Harryk riprese il suo panino. Lo sbocconcellava, pensieroso, ed era chiaro ci fosse ancora qualcosa di importante che lo turbava. Infine, prese coraggio e fece la domanda che gli frullava in testa da quando aveva ricevuto la sua bacchetta:” Senti Romelus, prima Giuseppe Olivander mi ha parlato della persona che mi ha lasciato questa cicatrice. E’ la stessa persona che ha ucciso i miei genitori?” Romelus, a quella domanda, trasalì: “Vedi Harryk.. non credo di dover essere io a dirti certe cose.. purtroppo Colui-che Non-Deve-Essere-Nominato ha fatto cose orribili, uccideva senza pietà maghi e Bdun, cioè persone senza alcun talento calcistico, ma te in qualche modo lo hai fermato, è per questo che sei così famoso.” “Ma Romelus, perchè lo chiamate così?” “Il suo nome ci incute troppo terrore.” “Potresti dirmelo per favore” chiese Harryksen implorante, sfruttando i suoi occhioni blu per provare ad intenerire il gigante. “Oh, e va bene!” sbottò Romelus, poi abbassando la voce aggiunse: “Si chiamava Paratimort. E ora basta! Non ti dirò più nulla!” Harryk capì che l’argomento era ormai chiuso, aveva ottenuto anche più di quanto si aspettava. Paratimort. Sentiva uno strano legame con quel nome, ma non un legame di quelli belli, un legame pesante, pieno di qualcosa di sbagliato.
I due finirono i panini, Romelus pagò il pub, e si avviarono, come precedentemente anticipato dal gigante, verso la stazione che lo avrebbe portato alla Scuola. Arrivati, Romelus pose al ragazzo il biglietto del treno. Harryksen lo prese e di nuovo si ritrovò nella più totale confusione. Tenendo gli occhi fissi sul biglietto, il ragazzo chiese: “Romelus, non capisco! Dove trovo il binario 3,52?”
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