Ho diversi anni di interismo alle spalle ed ho vissuto tantissimi derby. Molti, da bambino, attaccato alla radio e raccontati dalle voci di Sandro Ciotti ed Enrico Ameri. Diversi, da adolescente, visti in TV a casa di amici, o in un bar, in stato di ebrezza e blasfemia. Nessuno putroppo vissuto allo stadio, avendo abitato sempre a migliaia di chilometri dal Meazza, il più delle volte troppo a Sud, e da quattrodici anni decisamente troppo a Nord. Mi sono sempre chiesto quale sia stato per me il derby perfetto, quello in grado di farti emozionare, amare i colori nerazzurri e darti la certezza, o almeno la speranza, di un grande avvenire.
Per anni ho pensato che fosse quello del 22 Marzo 1998, Milan – Inter 0 a 3. Il secondo giocato da Ronnie con la nostra maglia, ed ho ancora negli occhi il lancio di Moriero e lo scatto del nostro numero 10 che sfugge imprendibile ai difensori rossoneri ed in spaccata supera con un pallonetto quello stoccafisso di Sebastiano Rossi.
Prima e dopo il gol di Ronaldo, due gol del Cholo Simeone. Cosa si potrebbe chiedere di più? Eppure, quel derby mi fa venire in mente una stagione maledetta.
A peggiorare le cose, finisco sempre con lo struggermi pensando a Ronaldo ed a quello che potrebbe essere stato e non è stato... Insomma, forse non è il miglior derby da ricordare.
Allora, per un senso di vendetta, non posso che pensare al derby dell’11 Marzo 2007, Inter – Milan 2 a 1. Con Ronaldo passato incredibilmente ai rossoneri, e che inevitabilmente ci segnò contro il gol del vantaggio milanista, con tanto di gesto irrisorio. Solo che poi, nel secondo tempo, Cruz prese il posto di Crespo ed insieme ad Ibra la ribaltarono. Solo che porca paletta, troppi incroci di doppi ex. E POI PENSO ANCORA A RONNIE, PERCHE’ TE NE SEI ANDATOOOO!???! SOB! SNIFF! KITEMMURT! No, scusate, nemmeno questo è il derby perfetto.
Allora bisogna scavare nel passato, negli anni della mia infanzia, quando anche i ricordi più tristi sono attenuati dagli anni trascorsi. Il 6 aprile 1986 si gioca il derby della Madunina, a casa dell’Inter per quello che conta. All’andata era finita 2 a 2, e per il Milan aveva segnato una doppietta la buonanima di Paolo Rossi, a cui ci mancherebbe va tutto il nostro affetto, ma porca pupazza gli unici due gol segnati con i rossoneri li realizzò contro di noi.
Tanto per cambiare, direte voi. Ma del resto che vuoi, l’eroe del Mundial passa ai cugini e gli fai fare brutte figure? Da quel derby di andata molte cose erano cambiate. Per esempio, l’allenatore dell’Inter non era più Ilario Castagner ma Mariolino Corso, una leggenda della Grande Inter.
L’Inter non aveva niente più da chiedere al campionato, era al sesto posto in campionato e lì avrebbe chiuso la stagione. Il Milan era stato acquistato da poco da Berlusconi (quello era il suo primo derby da Presidente) e sarebbe arrivato settimo dietro di noi. Non era ancora il Milan degli olandesi, c’erano invece due inglesi, Wilkins ed Hateley (quest’ultimo ci aveva dato più di un dispiacere negli anni precedenti, mortacci sua).
Quindi si trattava di un derby di fine stagione tra due squadre che pensavano per lo più alle vacanze. Però c’era lo stadio pieno, quel pomeriggio. E Mariolino Corso, da capitano di lungo corso (scusate l’orrendo gioco di parole) ci teneva ad onorare quella partita. E allora, da ex allenatore della Primavera, tra il primo ed il secondo tempo prese la decisione che avrebbe reso fiero ogni ranarchico: tolse Marangon e fece esordire Giuseppe Minaudo, 19 anni di MITTANZA pura. Siciliano, cresciuto nelle giovanili nerazzurre, Minaudo giocava da mediano, ma dubito che in quella partita di esordio in Serie A, per giunta in un derby, avesse molto chiare le consegne tattiche del suo allenatore. E così, quando al 77’ venne assegnato un calcio di punizione all’Inter vicino alla bandierina dell’angolo sul fronte sinistro dell’attacco, Peppino andò anche lui in area, nonostante i 172 centimetridi altezza ed il fisico minuto non lo favorissero nel gioco aereo. Si andò a posizionare vicino all’area piccola, tra Tassotti e Di Bartolomei. La punizione battuta da Fanna finì al centro dell’area, dove Mandorlini riuscì ad anticipare il portiere Terraneo. Il pallone colpì il palo e rientrò verso il centro. E fu allora che Peppino, senza nemmeno pensarci troppo anticipò tutti e di destro la mise sotto l’incrocio.
Realizzando con un solo gesto i suoi sogni, ma anche quelli di tutti noi ranarchici.
Ed è così che vorremmo ogni derby, con un gol decisivo e inconsapevole di un MITT gettato nella mischia per caso, futura plusvalenza di avidi direttori sportivi.
Per celebrare il gesto di Minaudo, vorrei dedicargli alcuni versi sulle note di un capolavoro del Maestro Faber:
Quando Fanna crossò al centro Alle spalle di Terraneo Mandorlini prese il palo Poi fu tutto subitaneo Anticipai Tassotti per farlo bestemmiare Fiondai un destro all’incrocio per farvi rallegrare A volte i MITT segnano In un derby di San Sir
Ho diversi anni di interismo alle spalle ed ho vissuto tantissimi derby. Molti, da bambino, attaccato alla radio e raccontati dalle voci di Sandro Ciotti ed Enrico Ameri. Diversi, da adolescente, visti in TV a casa di amici, o in un bar, in stato di ebrezza e blasfemia. Nessuno putroppo vissuto allo stadio, avendo abitato sempre a migliaia di chilometri dal Meazza, il più delle volte troppo a Sud, e da quattrodici anni decisamente troppo a Nord. Mi sono sempre chiesto quale sia stato per me il derby perfetto, quello in grado di farti emozionare, amare i colori nerazzurri e darti la certezza, o almeno la speranza, di un grande avvenire.
Per anni ho pensato che fosse quello del 22 Marzo 1998, Milan – Inter 0 a 3. Il secondo giocato da Ronnie con la nostra maglia, ed ho ancora negli occhi il lancio di Moriero e lo scatto del nostro numero 10 che sfugge imprendibile ai difensori rossoneri ed in spaccata supera con un pallonetto quello stoccafisso di Sebastiano Rossi.
Prima e dopo il gol di Ronaldo, due gol del Cholo Simeone. Cosa si potrebbe chiedere di più? Eppure, quel derby mi fa venire in mente una stagione maledetta.
A peggiorare le cose, finisco sempre con lo struggermi pensando a Ronaldo ed a quello che potrebbe essere stato e non è stato... Insomma, forse non è il miglior derby da ricordare.
Allora, per un senso di vendetta, non posso che pensare al derby dell’11 Marzo 2007, Inter – Milan 2 a 1. Con Ronaldo passato incredibilmente ai rossoneri, e che inevitabilmente ci segnò contro il gol del vantaggio milanista, con tanto di gesto irrisorio. Solo che poi, nel secondo tempo, Cruz prese il posto di Crespo ed insieme ad Ibra la ribaltarono. Solo che porca paletta, troppi incroci di doppi ex. E POI PENSO ANCORA A RONNIE, PERCHE’ TE NE SEI ANDATOOOO!???! SOB! SNIFF! KITEMMURT! No, scusate, nemmeno questo è il derby perfetto.
Allora bisogna scavare nel passato, negli anni della mia infanzia, quando anche i ricordi più tristi sono attenuati dagli anni trascorsi. Il 6 aprile 1986 si gioca il derby della Madunina, a casa dell’Inter per quello che conta. All’andata era finita 2 a 2, e per il Milan aveva segnato una doppietta la buonanima di Paolo Rossi, a cui ci mancherebbe va tutto il nostro affetto, ma porca pupazza gli unici due gol segnati con i rossoneri li realizzò contro di noi.
Tanto per cambiare, direte voi. Ma del resto che vuoi, l’eroe del Mundial passa ai cugini e gli fai fare brutte figure? Da quel derby di andata molte cose erano cambiate. Per esempio, l’allenatore dell’Inter non era più Ilario Castagner ma Mariolino Corso, una leggenda della Grande Inter.
L’Inter non aveva niente più da chiedere al campionato, era al sesto posto in campionato e lì avrebbe chiuso la stagione. Il Milan era stato acquistato da poco da Berlusconi (quello era il suo primo derby da Presidente) e sarebbe arrivato settimo dietro di noi. Non era ancora il Milan degli olandesi, c’erano invece due inglesi, Wilkins ed Hateley (quest’ultimo ci aveva dato più di un dispiacere negli anni precedenti, mortacci sua).
Quindi si trattava di un derby di fine stagione tra due squadre che pensavano per lo più alle vacanze. Però c’era lo stadio pieno, quel pomeriggio. E Mariolino Corso, da capitano di lungo corso (scusate l’orrendo gioco di parole) ci teneva ad onorare quella partita. E allora, da ex allenatore della Primavera, tra il primo ed il secondo tempo prese la decisione che avrebbe reso fiero ogni ranarchico: tolse Marangon e fece esordire Giuseppe Minaudo, 19 anni di MITTANZA pura. Siciliano, cresciuto nelle giovanili nerazzurre, Minaudo giocava da mediano, ma dubito che in quella partita di esordio in Serie A, per giunta in un derby, avesse molto chiare le consegne tattiche del suo allenatore. E così, quando al 77’ venne assegnato un calcio di punizione all’Inter vicino alla bandierina dell’angolo sul fronte sinistro dell’attacco, Peppino andò anche lui in area, nonostante i 172 centimetridi altezza ed il fisico minuto non lo favorissero nel gioco aereo. Si andò a posizionare vicino all’area piccola, tra Tassotti e Di Bartolomei. La punizione battuta da Fanna finì al centro dell’area, dove Mandorlini riuscì ad anticipare il portiere Terraneo. Il pallone colpì il palo e rientrò verso il centro. E fu allora che Peppino, senza nemmeno pensarci troppo anticipò tutti e di destro la mise sotto l’incrocio.
Realizzando con un solo gesto i suoi sogni, ma anche quelli di tutti noi ranarchici.
Ed è così che vorremmo ogni derby, con un gol decisivo e inconsapevole di un MITT gettato nella mischia per caso, futura plusvalenza di avidi direttori sportivi.
Per celebrare il gesto di Minaudo, vorrei dedicargli alcuni versi sulle note di un capolavoro del Maestro Faber:
Quando Fanna crossò al centro Alle spalle di Terraneo Mandorlini prese il palo Poi fu tutto subitaneo Anticipai Tassotti per farlo bestemmiare Fiondai un destro all’incrocio per farvi rallegrare A volte i MITT segnano In un derby di San Sir
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