22/10/2017

Un punto gradito

Possiamo essere fieri di quanto visto questa sera.

E’ stata una settimana abbastanza lunga, per un paio di giorni mi sono goduto il post-sbornia del derby, buttando lì fra una lezione e l’altra un “Oh ma quanto è forte Mauro?”; così, fosse anche per sorridere ripensando alla bellezza di quanto abbiamo avuto l’onore di vedere.

Poi, un fugace pensiero ha sfiorato la mia mente.
E lì, proprio in quel momento, sono stati uccelli senza zucchero a prima vista.

Già, il Napoli.
Il Napoli di Sarri.
Il Napoli che con quei 3 lì davanti fa passare le pene dell’inferno a qualunque squadra in Europa.
E giochiamo da loro.

A quel punto la settimana è diventata dura come un macigno, perché ammetto di essere uno di quelli che pensava ce la potessimo fare davvero a portare a casa i 3 punti.

Per cui sei lì, a cercare di convincerti che il Napoli è una squadra superiore alle nostre possibilità perché loro giocano la Champions e noi a PES, con ancora negli occhi la magia del derby appena passato.

Un po' come andare a fare la spesa al supermercato a stomaco vuoto.
Una pessima combinazione.

Poi è arrivata la partita, la paura mi ha assalito.
Ho realizzato che l’unico modo in cui avrei voluto che D’Ambrosio si occupasse di Insigne è picchiandolo.
E lì lo vedi. Col numero 55. Ancora là. Eh già, oggi marca lui Callejon.
Ho realizzato di essere innamorato di Nagatomo, non può essere altrimenti: ogni volta che lo inquadrano il mio cuore sussulta, non riesco a capire cosa potrebbe accadere di lì a poco, inizio a sudare freddo.

Dicono che se non distrugge non sia amore e dio solo sa quanto mi distrugga vederlo tutt’oggi in campo.
E’ amore, lo amiamo tutti, non c’è altra spiegazione.

Su il sipario, siamo entrati in scena.
Senza timore reverenziale, abbiamo giocato la nostra onesta partita, rispondendo colpo su colpo alla dinamicità partenopea.
E ne siamo usciti in pareggio.

Occasioni da una parte e dall’altra, Handanovic che para senza mai cambiare espressione e tanto, tanto sacrificio ed applicazione tattica.

Ha vinto la bravura dei due tecnici, hanno vinto il tatticismo e l’equilibrio, in una serata in cui cercavamo di capire chi siamo: abbiamo incrociato le spade con la squadra più in forma del campionato e ne siamo usciti indenni e fieri come non mai.

Perché questa squadra, la nostra squadra, passata lo scorso anno da quattro allenatori e due gestioni societarie, può giocarsela con tutti.
Usciamo dal doppio impegno Milan-Napoli con 4 punti su 6.

Considerato che abbiamo anche affrontato la Roma e siamo secondi in classifica, direi che ci sia molto di cui essere soddisfatti.

Verrà il tempo in cui dovranno essere gli altri a fare questi ragionamenti prima di affrontarci, ma finché Vecino fa questi coast to coast e Candreva gioca a Calcio e non al tiro al bersaglio, possiamo dormire sonni tranquilli.

Beh si, aspettando Ranocchia ovviamente.
Lì sarà scudetto ad honorem.

Un punto gradito

Possiamo essere fieri di quanto visto questa sera.

E’ stata una settimana abbastanza lunga, per un paio di giorni mi sono goduto il post-sbornia del derby, buttando lì fra una lezione e l’altra un “Oh ma quanto è forte Mauro?”; così, fosse anche per sorridere ripensando alla bellezza di quanto abbiamo avuto l’onore di vedere.

Poi, un fugace pensiero ha sfiorato la mia mente.
E lì, proprio in quel momento, sono stati uccelli senza zucchero a prima vista.

Già, il Napoli.
Il Napoli di Sarri.
Il Napoli che con quei 3 lì davanti fa passare le pene dell’inferno a qualunque squadra in Europa.
E giochiamo da loro.

A quel punto la settimana è diventata dura come un macigno, perché ammetto di essere uno di quelli che pensava ce la potessimo fare davvero a portare a casa i 3 punti.

Per cui sei lì, a cercare di convincerti che il Napoli è una squadra superiore alle nostre possibilità perché loro giocano la Champions e noi a PES, con ancora negli occhi la magia del derby appena passato.

Un po' come andare a fare la spesa al supermercato a stomaco vuoto.
Una pessima combinazione.

Poi è arrivata la partita, la paura mi ha assalito.
Ho realizzato che l’unico modo in cui avrei voluto che D’Ambrosio si occupasse di Insigne è picchiandolo.
E lì lo vedi. Col numero 55. Ancora là. Eh già, oggi marca lui Callejon.
Ho realizzato di essere innamorato di Nagatomo, non può essere altrimenti: ogni volta che lo inquadrano il mio cuore sussulta, non riesco a capire cosa potrebbe accadere di lì a poco, inizio a sudare freddo.

Dicono che se non distrugge non sia amore e dio solo sa quanto mi distrugga vederlo tutt’oggi in campo.
E’ amore, lo amiamo tutti, non c’è altra spiegazione.

Su il sipario, siamo entrati in scena.
Senza timore reverenziale, abbiamo giocato la nostra onesta partita, rispondendo colpo su colpo alla dinamicità partenopea.
E ne siamo usciti in pareggio.

Occasioni da una parte e dall’altra, Handanovic che para senza mai cambiare espressione e tanto, tanto sacrificio ed applicazione tattica.

Ha vinto la bravura dei due tecnici, hanno vinto il tatticismo e l’equilibrio, in una serata in cui cercavamo di capire chi siamo: abbiamo incrociato le spade con la squadra più in forma del campionato e ne siamo usciti indenni e fieri come non mai.

Perché questa squadra, la nostra squadra, passata lo scorso anno da quattro allenatori e due gestioni societarie, può giocarsela con tutti.
Usciamo dal doppio impegno Milan-Napoli con 4 punti su 6.

Considerato che abbiamo anche affrontato la Roma e siamo secondi in classifica, direi che ci sia molto di cui essere soddisfatti.

Verrà il tempo in cui dovranno essere gli altri a fare questi ragionamenti prima di affrontarci, ma finché Vecino fa questi coast to coast e Candreva gioca a Calcio e non al tiro al bersaglio, possiamo dormire sonni tranquilli.

Beh si, aspettando Ranocchia ovviamente.
Lì sarà scudetto ad honorem.

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