14/05/2026

Lazio – Inter, il pagellone della décima

PEPO 7  – Se c’è una cosa che è riuscita a dimostrare la partita di ieri, è che i portieri dell’Inter possono essere creature tridimensionali, capaci di muoversi non solo su una linea in orizzontale, ma pure in verticale, ed addirittura in alto con uscite in presa alta. Le leggi della fisica sommeriana sono state stravolte dal primo Giuseppi che passava di là, al punto che anche i signori di Oaktree hanno drizzato le orecchie ed hanno fiutato l’affare di poter risparmiare qualcosa come 20/25 sacchi, che ovviamente non verranno reinvestiti ma finiranno in qualche oscuro doppio fondo di una banca con sede fiscale in un’isola caraibica. Ma non vorremmo dare troppe opportunità ai fratelli azzurro-bianco-rossoneri, per ora preferiamo goderci e coccolarci il nostro Pepo.

BISSECK 6.5  – Gravato da un’ammonizione lampo, scopre con sorpresa di dover giocare comunque per tutta la partita, e ripaga il mister con una prestazione difensiva impeccabile, anche aiutato dalle mezze punte laziali che franano sul prato come mosche raggiunte dal Baygon.

AKANJI 7.5 – Sarà che con quella acconciatura alla Dart Maul avrà imparato a padroneggiare la forza, fatto sta che alcuni interventi difensivi sono difficilmente spiegabili, anche dopo averli rivisti nei vari highlights (anzi, soprattutto dopo averli rivisti).

BASTO 7 – Avete notato anche voi che l’espressione facciale di Jerry cambia quando gioca contro la Lazio? Già nella gara d’andata di campionato aveva interpretato la partita con una certa cattiveria, ieri non si è smentito, ed alcuni gli hanno sentito urlare IN PIEDI, NON SEI MANCO LA META’ DI ERIKSEN, ogni volta che Isaksen rantolava sul terreno di gioco (cioè. ogni 3 minuti).

FIFINO 7.5
– Ipnotizza Nuno Tavares, ormai diventato il nuovo Theo Hernandez e destinato ad emigrare anche lui in qualche emirato pur di non incontrare Fifino. Ieri Fifi gli ha insegnato come passare la palla, e Nuno ha obbedito subito, la prossima volta Tavares farà direttamente lui gli assist a Lauti.

BARE 7.5 – Un po’ Diavolo della Tasmania, un po’ Trottolino Amoroso (si spera non Amoruso), Bare travolge il centrocampo biancoceleste con il suo entusiasmo ed è ovviamente il primo a scaldarsi nella rissa propiziata dall’ex giovane che rosica dal 2010.

PIOTR 6.5 – Lascia la regia a Petar nel primo tempo, poi la riprende nel secondo, scompigliando ancora di più i piani di Sarri e del nipote di Spalletti che lo sostituiva in panchina. Quando i suoi compagni cominiciano a stancarsi lui sale in cattedra, peccato per quella ciabattata di esterno che avrebbe sepolto il match al 90’, ma forse era troppo... No, non sarebbe stato troppo.

SUCIC 7 –
Ah, ma quindi abbiamo un nuovo regista? Prima eravamo Calha-dipendenti, ora tra lui, Zielu e Bare tutti fanno a gara ad impostare il gioco, il che crea grande confusione tra i nostri avversari, costretti a schierare un difensore centrale davanti alla difesa.
Petar come al solito alterna aperture geniali ad alcune discrete vaccate, ma i nostri occhi comunque si illuminano nel vedere il Brate del futuro indicarci la via della Grande Inter.

DIMA 7 – Un tempo e mezzo a rotta di collo, condito con il solito assist, un corner così bello che Marusic non ha resistito ed ha deciso di incornarlo lui nella sua porta. Grazie Adam, si vede che hai buoni gusti. Poi nella ripresa arriva il solito calo di inzaghiana memoria, spera di poter guadagnare la via della panchina quando vede scaldarsi Carlos, ma il cambio è per Basto. Lo sconforto lo assale, ed è una lunga traversata fino al 95’, solo stemperato dal poter alzare la decima a fine partita.

TIKUS 7 – Un altro scherzone di Tikus, che sul corner di Dimarco la sfiora e grida a Marusic VAI ADAM E’ TUA! Grazie alla sua genialata siamo avanti al 14’, e da lì in poi Tikus può riposare ed assistere alla partita da spettatore privilegiato, pregustando il momento in cui indossare di nuovo gli occhiali da Iceman, che per una regola incomprensibile la Lega gli ha negato nel corso della partita. Ma un giorno le cose cambieranno.

LAUTI 8 –  Il Capitano timbra pure questo successo, stavolta senza doversi inventare niente di particolare, è bastato spingere in porta il cross di Fifino. Sparge leadership da ogni poro ed in ogni momento, al punto che i laziali chiedono a lui se per piacere ogni tanto possono giocare il pallone pure loro. Ma così, per fare due passaggi e senza disturbare troppo.

LH 9 – In una partita non proprio esaltante dal punto di vista dello spettacolo (ma diciamolo, non è che ce ne importi molto!), LH fa l’unica azione memorabile, entrata già nei meme e nella lista dei sogni di ogni nerazzurro che si rispetti: colpire in pieno volto Pedropedropè sdraiato per terra, in maniera senz’altro involontaria, ma che dimostra in maniera inequivocabile l’esistenza di un Qualcosa o Qualcuno nell’universo, forse non benigno o maligno, ma sicuramente dotato di una discreta ironia.
Alcuni cerchi sono fatti per chiudersi.

MKHI 6.5 –
Alcuni dei suoi compagni (in primis Bare) si impegnano sul campo ad emulare le sue gesta nel tentativo di abbattere volatili avvistati nei cieli dell’Olimpico. Mkhi commosso capisce che ormai ha i suoi eredi, questo forse influenzerà la sua scelta finale, ma per quanto riguarda ieri si convince che sia sufficiente controllare il gioco, abbassare i ritmi e godersi il trionfo finale.

C. AVGVSTVS VI
– Prestazione solida da legionario che ha l’umiltà di ascoltare i consigli della panchina prima di entrare per dei compiti che ormai conosce a memoria. Avendo vinto a Roma, si aspetterebbe almeno la costruzione di un arco di trionfo, ma deve accontentarsi di una coppa.

BONNY & ANDY 6 – Entrano a fine partita, e Chivu li convince a non infierire troppo sugli avversari, purtroppo alcuni dribbling scappano perchè questi giovani sono un po’ irruenti, ma tutto sommato riescono a controllarsi, seppure dopo aver sentito i racconti dei compagni sull’anno scorso avrebbero voluto abbandonarsi alla goleada. E, sinceramente, non sarebbe stata una cattiva idea.

CHIVU 10 – E’ forse un segno del destino che a guidarci alla vittoria di Coppa Italia e scudetto dopo 16 anni sia stato uno dei protagonisti di quella stagione. O forse è solo il frutto dell’umiltà e abnegazione di un uomo che ha visto speranza dove altri vedevano le ombre di una nuova banter era. Ed invece erano i contorni dei trofei che stiamo alzando.

Lazio – Inter, il pagellone della décima

PEPO 7  – Se c’è una cosa che è riuscita a dimostrare la partita di ieri, è che i portieri dell’Inter possono essere creature tridimensionali, capaci di muoversi non solo su una linea in orizzontale, ma pure in verticale, ed addirittura in alto con uscite in presa alta. Le leggi della fisica sommeriana sono state stravolte dal primo Giuseppi che passava di là, al punto che anche i signori di Oaktree hanno drizzato le orecchie ed hanno fiutato l’affare di poter risparmiare qualcosa come 20/25 sacchi, che ovviamente non verranno reinvestiti ma finiranno in qualche oscuro doppio fondo di una banca con sede fiscale in un’isola caraibica. Ma non vorremmo dare troppe opportunità ai fratelli azzurro-bianco-rossoneri, per ora preferiamo goderci e coccolarci il nostro Pepo.

BISSECK 6.5  – Gravato da un’ammonizione lampo, scopre con sorpresa di dover giocare comunque per tutta la partita, e ripaga il mister con una prestazione difensiva impeccabile, anche aiutato dalle mezze punte laziali che franano sul prato come mosche raggiunte dal Baygon.

AKANJI 7.5 – Sarà che con quella acconciatura alla Dart Maul avrà imparato a padroneggiare la forza, fatto sta che alcuni interventi difensivi sono difficilmente spiegabili, anche dopo averli rivisti nei vari highlights (anzi, soprattutto dopo averli rivisti).

BASTO 7 – Avete notato anche voi che l’espressione facciale di Jerry cambia quando gioca contro la Lazio? Già nella gara d’andata di campionato aveva interpretato la partita con una certa cattiveria, ieri non si è smentito, ed alcuni gli hanno sentito urlare IN PIEDI, NON SEI MANCO LA META’ DI ERIKSEN, ogni volta che Isaksen rantolava sul terreno di gioco (cioè. ogni 3 minuti).

FIFINO 7.5
– Ipnotizza Nuno Tavares, ormai diventato il nuovo Theo Hernandez e destinato ad emigrare anche lui in qualche emirato pur di non incontrare Fifino. Ieri Fifi gli ha insegnato come passare la palla, e Nuno ha obbedito subito, la prossima volta Tavares farà direttamente lui gli assist a Lauti.

BARE 7.5 – Un po’ Diavolo della Tasmania, un po’ Trottolino Amoroso (si spera non Amoruso), Bare travolge il centrocampo biancoceleste con il suo entusiasmo ed è ovviamente il primo a scaldarsi nella rissa propiziata dall’ex giovane che rosica dal 2010.

PIOTR 6.5 – Lascia la regia a Petar nel primo tempo, poi la riprende nel secondo, scompigliando ancora di più i piani di Sarri e del nipote di Spalletti che lo sostituiva in panchina. Quando i suoi compagni cominiciano a stancarsi lui sale in cattedra, peccato per quella ciabattata di esterno che avrebbe sepolto il match al 90’, ma forse era troppo... No, non sarebbe stato troppo.

SUCIC 7 –
Ah, ma quindi abbiamo un nuovo regista? Prima eravamo Calha-dipendenti, ora tra lui, Zielu e Bare tutti fanno a gara ad impostare il gioco, il che crea grande confusione tra i nostri avversari, costretti a schierare un difensore centrale davanti alla difesa.
Petar come al solito alterna aperture geniali ad alcune discrete vaccate, ma i nostri occhi comunque si illuminano nel vedere il Brate del futuro indicarci la via della Grande Inter.

DIMA 7 – Un tempo e mezzo a rotta di collo, condito con il solito assist, un corner così bello che Marusic non ha resistito ed ha deciso di incornarlo lui nella sua porta. Grazie Adam, si vede che hai buoni gusti. Poi nella ripresa arriva il solito calo di inzaghiana memoria, spera di poter guadagnare la via della panchina quando vede scaldarsi Carlos, ma il cambio è per Basto. Lo sconforto lo assale, ed è una lunga traversata fino al 95’, solo stemperato dal poter alzare la decima a fine partita.

TIKUS 7 – Un altro scherzone di Tikus, che sul corner di Dimarco la sfiora e grida a Marusic VAI ADAM E’ TUA! Grazie alla sua genialata siamo avanti al 14’, e da lì in poi Tikus può riposare ed assistere alla partita da spettatore privilegiato, pregustando il momento in cui indossare di nuovo gli occhiali da Iceman, che per una regola incomprensibile la Lega gli ha negato nel corso della partita. Ma un giorno le cose cambieranno.

LAUTI 8 –  Il Capitano timbra pure questo successo, stavolta senza doversi inventare niente di particolare, è bastato spingere in porta il cross di Fifino. Sparge leadership da ogni poro ed in ogni momento, al punto che i laziali chiedono a lui se per piacere ogni tanto possono giocare il pallone pure loro. Ma così, per fare due passaggi e senza disturbare troppo.

LH 9 – In una partita non proprio esaltante dal punto di vista dello spettacolo (ma diciamolo, non è che ce ne importi molto!), LH fa l’unica azione memorabile, entrata già nei meme e nella lista dei sogni di ogni nerazzurro che si rispetti: colpire in pieno volto Pedropedropè sdraiato per terra, in maniera senz’altro involontaria, ma che dimostra in maniera inequivocabile l’esistenza di un Qualcosa o Qualcuno nell’universo, forse non benigno o maligno, ma sicuramente dotato di una discreta ironia.
Alcuni cerchi sono fatti per chiudersi.

MKHI 6.5 –
Alcuni dei suoi compagni (in primis Bare) si impegnano sul campo ad emulare le sue gesta nel tentativo di abbattere volatili avvistati nei cieli dell’Olimpico. Mkhi commosso capisce che ormai ha i suoi eredi, questo forse influenzerà la sua scelta finale, ma per quanto riguarda ieri si convince che sia sufficiente controllare il gioco, abbassare i ritmi e godersi il trionfo finale.

C. AVGVSTVS VI
– Prestazione solida da legionario che ha l’umiltà di ascoltare i consigli della panchina prima di entrare per dei compiti che ormai conosce a memoria. Avendo vinto a Roma, si aspetterebbe almeno la costruzione di un arco di trionfo, ma deve accontentarsi di una coppa.

BONNY & ANDY 6 – Entrano a fine partita, e Chivu li convince a non infierire troppo sugli avversari, purtroppo alcuni dribbling scappano perchè questi giovani sono un po’ irruenti, ma tutto sommato riescono a controllarsi, seppure dopo aver sentito i racconti dei compagni sull’anno scorso avrebbero voluto abbandonarsi alla goleada. E, sinceramente, non sarebbe stata una cattiva idea.

CHIVU 10 – E’ forse un segno del destino che a guidarci alla vittoria di Coppa Italia e scudetto dopo 16 anni sia stato uno dei protagonisti di quella stagione. O forse è solo il frutto dell’umiltà e abnegazione di un uomo che ha visto speranza dove altri vedevano le ombre di una nuova banter era. Ed invece erano i contorni dei trofei che stiamo alzando.

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