22/01/2017

Inter, 6 ok così come 6!

 

Cari amici di Ranocchiate, anche oggi, con tanta fatica, riusciamo a portare a casa altri 3 punti preziosissimi per la rincorsa alla Champions League.

L’altro giorno ero in un bar e, mentre gustavo un buon caffè, non ho potuto fare a meno di ascoltare due vecchietti che discutevano della Serie A, con la sicurezza tipica di chi sa bene di cosa sta parlando: dopo aver elogiato la Juve, la Roma ed il Napoli si sono soffermati ad analizzare la situazione interista; ora, non ho intenzione di annoiarvi con le mie pause caffè raccontando per filo e per segno ciò che dissero, vi basti sapere che l’analisi si è conclusa con un “quelli sono strani, non puoi mai sapere quello che faranno” che credo sia fedele fotografia della situazione attuale.

Due novità fra le nostre fila, con l’inserimento di Brozovic per far rifiatare Kondogbia e di Banega al posto di Joao Mario (sempre per la medesima “filosofia”), mentre vengono riconfermati in blocco gli altri 9/11 di squadra, come sempre più spesso sta accadendo: ricordate quando si parlava di “crisi d’identità”? Sembra una vita fa, osservando le ultime uscite dei nerazzurri.
Siamo in salute, abbiamo fiducia nei nostri mezzi e la non sottovalutabile opportunità di poter variare alcuni uomini in modo da poter variare il nostro sistema di gioco a partita in corso: l’avversario è il Palermo, squadra da non sottovalutare certamente, ma partita da vincere con altrettanta ovvietà.

E’ stata una partita dura, una ulteriore dimostrazione della nostra capacità di tener botta nei momenti complicati di un match “ingarbugliato” come questo: è servito l’ingresso in campo di Joao Mario per sbloccare la partita al 65° minuto, tanta concentrazione per mantenere il Palermo alla giusta distanza di sicurezza; senza dimenticare, però, che questa è in realtà una partita che avremmo potuto e dovuto chiudere prima, andando a sbattere contro un Posavec in gran spolvero (non esattamente una novità riguardo ai nostri portieri avversari) ed una manovra a tratti abulica.

Certo è che qualunque squadra risentirebbe della “giornata storta” di un giocatore del calibro di  Icardi, personalmente sono molto soddisfatto del lavoro che continua a fare per sé e per la squadra, avrà certamente l’occasione di rifarsi molto presto.

Complessivamente bene la difesa, che beneficia del ritorno del miglior Miranda, di un Murillo concentrato e di un D’Ambrosio autore di una buona prestazione: discorso diverso per Ansaldi, autore di una partita nella media, macchiata da un’espulsione che rischia di complicare più del dovuto il compito dei nerazzurri, risultando poi fortunatamente ininfluente ai fini del risultato.

Bene anche il centrocampo, che sembra aver trovato con Gagliardini le giuste misure da tempo ricercate dal buon Pioli, che fa su di lui tanto affidamento da fargli giocare 3 partite di fila nel giro di una settimana: non tutti hanno gli stessi tempi di adattamento, certamente può risultare più semplice inserirsi conoscendo bene questo campionato, ma ciò non vuole essere una svalutazione del gran lavoro compiuto finora dal numero 5 nerazzurro, capace di integrarsi con grande umiltà e sicurezza.

Un po' spenti i 3 dietro quest’oggi, Banega su tutti ti farebbe voglia di schierarlo ogni partita solo per poterne apprezzare a pieno la classe, ma Joao Mario sembra essersi meglio adattato al contesto interista e al campionato italiano.

La sensazione che filtra fra i tifosi nerazzurri, che tacitamente sembrano condividere, è che siamo tornati a fare paura; sembra quasi di sentire riecheggiare da lontano “il rumore dei nemici”, o magari è solo una mia impressione, chissà…

Dopo questa sesta vittoria, viene spontaneo chiedersi: siamo al livello di Juventus, Roma e Napoli? Abbiamo ancora la possibilità di arrivare in Champions League?

Beh, parlando di Roma e Napoli credo che possa considerarsi sentore comune il poterci considerare nuovamente competitivi, sebbene con questa Juventus sembra, oggettivamente, veramente difficile misurarsi: al contempo, però, è anche giusto dire che, con questo atteggiamento, ce la possiamo giocare con chiunque.

Abbiamo passato un “momento” complicato, momento che vuoi per questo o quel motivo, dura da 6 anni: siamo andati giù, più in giù di quanto mai ci si sarebbe potuti aspettare, adesso sta a noi dimostrare la “fame” di vittorie che ci ha sempre contraddistinto, adesso sta a noi riportare l’FC Internazionale Milano lì dove meriterebbe di essere.

Mi permetto di accennare qualcosa a proposito della Juventus, esempio concreto di un concetto che molto facilmente si tende a non considerare in determinate valutazioni: Juventus, Roma, Napoli, così come l’Inter, schierano formazioni composte da 11 uomini, da 11 esseri umani se preferite; sarà pur lecito sperare che anche lì davanti non riescano sempre a spingere sull’acceleratore così come dovrebbero.

Poi si sa, la palla è tonda per tutti...

A cura di Patrick Pecora

Inter, 6 ok così come 6!

 

Cari amici di Ranocchiate, anche oggi, con tanta fatica, riusciamo a portare a casa altri 3 punti preziosissimi per la rincorsa alla Champions League.

L’altro giorno ero in un bar e, mentre gustavo un buon caffè, non ho potuto fare a meno di ascoltare due vecchietti che discutevano della Serie A, con la sicurezza tipica di chi sa bene di cosa sta parlando: dopo aver elogiato la Juve, la Roma ed il Napoli si sono soffermati ad analizzare la situazione interista; ora, non ho intenzione di annoiarvi con le mie pause caffè raccontando per filo e per segno ciò che dissero, vi basti sapere che l’analisi si è conclusa con un “quelli sono strani, non puoi mai sapere quello che faranno” che credo sia fedele fotografia della situazione attuale.

Due novità fra le nostre fila, con l’inserimento di Brozovic per far rifiatare Kondogbia e di Banega al posto di Joao Mario (sempre per la medesima “filosofia”), mentre vengono riconfermati in blocco gli altri 9/11 di squadra, come sempre più spesso sta accadendo: ricordate quando si parlava di “crisi d’identità”? Sembra una vita fa, osservando le ultime uscite dei nerazzurri.
Siamo in salute, abbiamo fiducia nei nostri mezzi e la non sottovalutabile opportunità di poter variare alcuni uomini in modo da poter variare il nostro sistema di gioco a partita in corso: l’avversario è il Palermo, squadra da non sottovalutare certamente, ma partita da vincere con altrettanta ovvietà.

E’ stata una partita dura, una ulteriore dimostrazione della nostra capacità di tener botta nei momenti complicati di un match “ingarbugliato” come questo: è servito l’ingresso in campo di Joao Mario per sbloccare la partita al 65° minuto, tanta concentrazione per mantenere il Palermo alla giusta distanza di sicurezza; senza dimenticare, però, che questa è in realtà una partita che avremmo potuto e dovuto chiudere prima, andando a sbattere contro un Posavec in gran spolvero (non esattamente una novità riguardo ai nostri portieri avversari) ed una manovra a tratti abulica.

Certo è che qualunque squadra risentirebbe della “giornata storta” di un giocatore del calibro di  Icardi, personalmente sono molto soddisfatto del lavoro che continua a fare per sé e per la squadra, avrà certamente l’occasione di rifarsi molto presto.

Complessivamente bene la difesa, che beneficia del ritorno del miglior Miranda, di un Murillo concentrato e di un D’Ambrosio autore di una buona prestazione: discorso diverso per Ansaldi, autore di una partita nella media, macchiata da un’espulsione che rischia di complicare più del dovuto il compito dei nerazzurri, risultando poi fortunatamente ininfluente ai fini del risultato.

Bene anche il centrocampo, che sembra aver trovato con Gagliardini le giuste misure da tempo ricercate dal buon Pioli, che fa su di lui tanto affidamento da fargli giocare 3 partite di fila nel giro di una settimana: non tutti hanno gli stessi tempi di adattamento, certamente può risultare più semplice inserirsi conoscendo bene questo campionato, ma ciò non vuole essere una svalutazione del gran lavoro compiuto finora dal numero 5 nerazzurro, capace di integrarsi con grande umiltà e sicurezza.

Un po' spenti i 3 dietro quest’oggi, Banega su tutti ti farebbe voglia di schierarlo ogni partita solo per poterne apprezzare a pieno la classe, ma Joao Mario sembra essersi meglio adattato al contesto interista e al campionato italiano.

La sensazione che filtra fra i tifosi nerazzurri, che tacitamente sembrano condividere, è che siamo tornati a fare paura; sembra quasi di sentire riecheggiare da lontano “il rumore dei nemici”, o magari è solo una mia impressione, chissà…

Dopo questa sesta vittoria, viene spontaneo chiedersi: siamo al livello di Juventus, Roma e Napoli? Abbiamo ancora la possibilità di arrivare in Champions League?

Beh, parlando di Roma e Napoli credo che possa considerarsi sentore comune il poterci considerare nuovamente competitivi, sebbene con questa Juventus sembra, oggettivamente, veramente difficile misurarsi: al contempo, però, è anche giusto dire che, con questo atteggiamento, ce la possiamo giocare con chiunque.

Abbiamo passato un “momento” complicato, momento che vuoi per questo o quel motivo, dura da 6 anni: siamo andati giù, più in giù di quanto mai ci si sarebbe potuti aspettare, adesso sta a noi dimostrare la “fame” di vittorie che ci ha sempre contraddistinto, adesso sta a noi riportare l’FC Internazionale Milano lì dove meriterebbe di essere.

Mi permetto di accennare qualcosa a proposito della Juventus, esempio concreto di un concetto che molto facilmente si tende a non considerare in determinate valutazioni: Juventus, Roma, Napoli, così come l’Inter, schierano formazioni composte da 11 uomini, da 11 esseri umani se preferite; sarà pur lecito sperare che anche lì davanti non riescano sempre a spingere sull’acceleratore così come dovrebbero.

Poi si sa, la palla è tonda per tutti...

A cura di Patrick Pecora

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