Harryksen Potter e il Campionato filosofale - Quidditch, zucche e Felipe Melo

Harryk non stava più nella pelle. Di lì a poche ore avrebbe conosciuto il Quidditch. Lui ne era totalmente all’oscuro, i ragazzi della sua età non parlavano d’altro, specialmente da quando lui era stato ammesso nella squadra, contro ogni regolamento, oltretutto come Trequartista.
Svegliò Marcelo prima del tempo, che non la prese affatto bene: “Brate ma sono 10 di mattina! In Madre Hrvastka noi non sveliamo così presto di sabato! Si tu bravo, ma l’altro giorno io scherzava eh! Non è mica come freccete!”. Ma Harryk era inesorabile, e alla fine lo trascinò giù dal letto.


I due scesero a colazione e, come di consueto, arrivarono i gufi con la posta. Harryk era ormai abituato a non ricevere posta, quindi nemmeno si accorse che un gufo gli si era piazzato di fianco, con un corposo e allungato pacco. Fu a dir poco sorpreso quando vide che il destinatario di tale pacco, dalla forma davvero poco confondibile, era proprio lui.
Da parte di Pierino McAusilio.” lesse. Non c’era scritto altro.
Marcelo ovviamente era al suo fianco, ben felice ora di essersi svegliato insieme al compagno.
Harryk questo è manico di scopa eh, quant’è vero che io sono un Weasleyvic di Madre Hrvastka! Vediamo che modelo!” E scartò l’involucro senza aspettare che Harryk rispondesse.
Per tutti cocodrili! Questo Mercurial Vapor XIII Elite! Questo è miglior manico di scopa di mercato! Anche io vorrei!


Per Harryk, a dirla tutta, un manico valeva l’altro, ma a giudicare dall’entusiasmo dell’amico, quello era un signor manico di scopa.
Dai! Brate che aspetta!? Prova!
Ok Marcelo, tra poco ho l’appuntamento con Oliver Berni! Finiamo di fare colazione!

Poco dopo i due si salutarono ed Harryk si avviò al campo di Quidditch.
Ad attenderlo c’era già Oliver Berni, con un mucchio di scatoloni, uno delle quali si agitava in modo piuttosto sinistro.

“Buongiorno Harryk! Tutto bene? Sei pronto per le spiegazioni?”
“Si Oliver, non vedo l’ora”
“Molto bene! Il gioco del Quidditch è molto semplice, si gioca in sette, e ci sono quattro ruoli diversi! Io sono il portiere, ed è il mio ruolo lo ricopro da 5 anni, non ho MAI saltato una partita! Il mio compito è assicurarmi che questa palla, la Pluffa
- disse raccogliendo una palla da uno degli scatoloni che non si agitava - non finisca in uno di quei tre cerchi lassù in alto. Tutto chiaro?
Fin qui sembrava davvero semplice, quindi Harryk semplicemente annuì.
In ogni squadra poi ci sono tre Cacciatori, che, scambiandosi la Pluffa, devono cercare di tirarla all’interno dei cerchi che io difendo. A complicare il tutto, ci sono i due Battitori, che con l’aiuto di una mazza indirizzano i Bolidi - e qui indicò la scatola che si agitava e che era chiusa con catene e lucchetti - verso la squadra avversaria. Fino a qualche anno fa avevamo due ragazzi niente male, si chiamavano Walter e Marco, erano l’incubo di tutti. Ora ci sono Ivan e Zdravko, i fratelli del tuo amico Marcelo, non sono affatto male nemmeno loro. Ma ora veniamo al vero motivo per cui siamo qui.
Si voltò e raccolse la scatola più piccola, talmente piccola che poteva definirsi uno scrigno.


In maniera molto teatrale, Oliver Berni la porse ad Harryk: “Questo è il Boccino d’Oro, la palla più importante del gioco. Se la prendi, Harryk, noi vinciamo la partita.
Un impressionato Harryk prese quel piccolo boccino dorato, abbastanza piccolo da poterlo stringere in un suo pugno. Prima che potesse proferir parola, il Boccino spiegò due piccole ali argentate ed iniziò ad agitarsi nella mano del ragazzo.

E’ qui che viene il difficile Harryk, quella pallina se ne va in giro per tutto il campo, senza fare quasi rumore se non un impercettibile ronzio, ma se la prendi la partita finisce e ci fai guadadnare centocinquanta punti, in pratica quelli necessari a vincere!
Harryk riconsegnò il Boccino a Oliver Berni, tra l’ansioso e l’eccitato.
Quando giochiamo la prima partita, Oliver?
La prossima settimana Harryk, prima dobbiamo allenarci un po’! Devi entrare nei meccanismi della squadra! Torniamo al castello ora, hai l’ultima lezione della mattinata prima di Halloween!


I due continuarono a chiacchierare di Quidditch per tutto il tragitto, poi si separarono.
Harryk raggiunse la sua classe, ad Incantesimi.
Il professor Mancinious stava spiegando l’incantesimo “Wijnaldum-Tourè”, per far levitare gli oggetti. Marcelo era in alto mare, mentre Nicola era nel suo elemento: le sue piume, sulle quali si stavano esercitando, volavano che era una meraviglia. Tentava anche di aiutare il brate, anche se con pochi risultati: i suoi consigli erano giusti, ma Marcelo non sembrava apprezzare il suo modo di porsi.
Marcelo è la pronuncia che sbagli! “Wijnaldum-Tourè” devi dire, non “Wijnaldum-Taider”!

Marcelo però sbuffava e sbracciava, provava la pronuncia suggerita da Nicola, ma la sua penna non voleva affatto saperne di levitare.
L’ora finalmente terminò e, complice una brutta risposta data da Marcelo a Nicola, quest’ultimo se ne andò quasi in lacrime.
Il resto dei Grifondinter non lo videro nemmeno a cena, ma i ragazzi non ci diedero troppo peso, avevano solo sentito dire che era andato a piangere nel bagno dei sotterranei.

Ma i ragazzi, a volte, sono superficiali, come chi non spazza durante gli ultimi minuti delle partite di Campions League di Quidditch e quella sera erano sovraeccitati perchè avrebbero festeggiato Halloween!
Tutta la scuola si stava abbuffando al banchetto, felicemente, inconsapevoli di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.

Il portone della Sala Comune si spalancò, e un urlo di terrore sovrastò il brusio allegro dell’intera sala:
UN FELIPE MELO! NEI SOTTERRANEIIIII!! UN MELOOOOOOO!
Tutta la sala si voltò, giusto in tempo per vedere uno stravolto Professor Barzaghior svenire dalla paura.

Beppe Silente prese subito in mano la situazione, sovrastando a sua volta, con la sua voce, il panico dilagante della Sala: “I CAPITANI DI OGNI CASA RIPORTINO I PROPRI COMPAGNI DI SQUADRA NEI RISPETTIVI DORMITORI, I PROFESSORI CON ME, NEI SOTTERRANEI!
La sala si quietò all’istante e tornò l’ordine: il potere emanato del preside Beppe era davvero impressionante.

Harryk e Marcelo si stavano mettendo in fila insieme agli altri Grifondinter, quando il ragazzo sfregiato si rese conto di una cosa: “Marcelo! Dobbiamo scendere nei sotterranei! Nicola di sicuro non sa nulla!
Marcelo sbracciò di nuovo, ma sapeva che il suo amico aveva ragione. Non se lo fece ripetere due volte, e seguì Harryk verso i piani inferiori del castello.

Non fu affatto difficile individuare il Felipe Melo. Questo essere brutale si trascinava dietro una pesante mazza, e girovagava senza meta. I due ragazzi non si fecero vedere, ma purtroppo accadde proprio ciò che temevano: il Felipe Melo entrò esattamente nel bagno dei sotterranei, con ogni probabilità il posto dove stava ancora piangendo Nicola.
A questo punto non aveva più senso nascondersi, e i due corsero dentro il bagno, cercando di attirare l’attenzione del mostro, che però sembrava avere tutta l’intenzione di devastare l’intero bagno.
Con la mazza aveva già polverizzato la parte destra della stanza. Harryk e Marcelo riuscirono ad intravedere Nicola, rannicchiato in un angolo, con un occhio pesto e in un impeto di coraggio, iniziarono a lanciare sassi e pietre verso il Melo.
Questo non attese oltre e rispose immediatamente alla provocazione: caricò in direzione dei giovani che si buttarono prontamente di lato, evitando il primo attacco.


Harryk, sfortunatamente, non fu abbastanza lesto a rialzarsi, e il mostro lo sollevò per una gamba. Per il giovane sembrava finita, poichè il Felipe Melo stava caricando il colpo con la mazza in direzione di Harryk.
Nicola e Marcelo si diedero un’occhiata, il sardo fece in tempo a dire “Tourè, non Taider!” e il giovane croato, sfoderata la sua bacchetta esclamò “Wijnaldum-Tourè” in direzione della mazza del Felipe Melo. Il braccio scese, ma il colpo non arrivò. Il Melo si guardò la mano vuota, basito. Marcelo invece mosse la bacchetta, e la mazza colpì il mostro direttamente in testa, facendolo crollare al suolo, inerte.
Un secondo più tardi arrivò l’intero corpo insegnanti. Gli sguardi di tutti erano attoniti ed arrabbiati, e chiaramente in attesa di risposte da parte di quel trio.
Harryk prese la parola: “Professori, sappiamo che non..”
Ma Nicola lo zittì: “Pensavo che il Felipe Melo forte non fosse. Ho deciso di scendere per affrontarlo da solo, se non fossero intevenuti loro due probabilmente morto sarei. Chiedo scusa a tutti!”
Pierino McAusilio era livido di rabbia: “Spero che lo spavento ti sia servito da lezione! 5 punti in meno a Grifondinter! Quanto a voi due, non è da tutti i ragazzi della prima Stagione sconfiggere un Felipe Melo di montagna. 5 punti a testa, per la vostra fortuna sfacciata..”


Prima che potessero combinare altri guai, i professori lì mandarono in camera.
Nicola Grangerella diventò parte della combriccola. Ci sono eventi, tipo lo stendere un Felipe Melo alto quattro metri, dopo i quali era impossibile non diventare amici, e quindi il duo composto da Harryk e Marcelo divenne un trio, con grande gioia di tutti.

Harryksen Potter e il Campionato filosofale - Quidditch, zucche e Felipe Melo

Harryk non stava più nella pelle. Di lì a poche ore avrebbe conosciuto il Quidditch. Lui ne era totalmente all’oscuro, i ragazzi della sua età non parlavano d’altro, specialmente da quando lui era stato ammesso nella squadra, contro ogni regolamento, oltretutto come Trequartista.
Svegliò Marcelo prima del tempo, che non la prese affatto bene: “Brate ma sono 10 di mattina! In Madre Hrvastka noi non sveliamo così presto di sabato! Si tu bravo, ma l’altro giorno io scherzava eh! Non è mica come freccete!”. Ma Harryk era inesorabile, e alla fine lo trascinò giù dal letto.


I due scesero a colazione e, come di consueto, arrivarono i gufi con la posta. Harryk era ormai abituato a non ricevere posta, quindi nemmeno si accorse che un gufo gli si era piazzato di fianco, con un corposo e allungato pacco. Fu a dir poco sorpreso quando vide che il destinatario di tale pacco, dalla forma davvero poco confondibile, era proprio lui.
Da parte di Pierino McAusilio.” lesse. Non c’era scritto altro.
Marcelo ovviamente era al suo fianco, ben felice ora di essersi svegliato insieme al compagno.
Harryk questo è manico di scopa eh, quant’è vero che io sono un Weasleyvic di Madre Hrvastka! Vediamo che modelo!” E scartò l’involucro senza aspettare che Harryk rispondesse.
Per tutti cocodrili! Questo Mercurial Vapor XIII Elite! Questo è miglior manico di scopa di mercato! Anche io vorrei!


Per Harryk, a dirla tutta, un manico valeva l’altro, ma a giudicare dall’entusiasmo dell’amico, quello era un signor manico di scopa.
Dai! Brate che aspetta!? Prova!
Ok Marcelo, tra poco ho l’appuntamento con Oliver Berni! Finiamo di fare colazione!

Poco dopo i due si salutarono ed Harryk si avviò al campo di Quidditch.
Ad attenderlo c’era già Oliver Berni, con un mucchio di scatoloni, uno delle quali si agitava in modo piuttosto sinistro.

“Buongiorno Harryk! Tutto bene? Sei pronto per le spiegazioni?”
“Si Oliver, non vedo l’ora”
“Molto bene! Il gioco del Quidditch è molto semplice, si gioca in sette, e ci sono quattro ruoli diversi! Io sono il portiere, ed è il mio ruolo lo ricopro da 5 anni, non ho MAI saltato una partita! Il mio compito è assicurarmi che questa palla, la Pluffa
- disse raccogliendo una palla da uno degli scatoloni che non si agitava - non finisca in uno di quei tre cerchi lassù in alto. Tutto chiaro?
Fin qui sembrava davvero semplice, quindi Harryk semplicemente annuì.
In ogni squadra poi ci sono tre Cacciatori, che, scambiandosi la Pluffa, devono cercare di tirarla all’interno dei cerchi che io difendo. A complicare il tutto, ci sono i due Battitori, che con l’aiuto di una mazza indirizzano i Bolidi - e qui indicò la scatola che si agitava e che era chiusa con catene e lucchetti - verso la squadra avversaria. Fino a qualche anno fa avevamo due ragazzi niente male, si chiamavano Walter e Marco, erano l’incubo di tutti. Ora ci sono Ivan e Zdravko, i fratelli del tuo amico Marcelo, non sono affatto male nemmeno loro. Ma ora veniamo al vero motivo per cui siamo qui.
Si voltò e raccolse la scatola più piccola, talmente piccola che poteva definirsi uno scrigno.


In maniera molto teatrale, Oliver Berni la porse ad Harryk: “Questo è il Boccino d’Oro, la palla più importante del gioco. Se la prendi, Harryk, noi vinciamo la partita.
Un impressionato Harryk prese quel piccolo boccino dorato, abbastanza piccolo da poterlo stringere in un suo pugno. Prima che potesse proferir parola, il Boccino spiegò due piccole ali argentate ed iniziò ad agitarsi nella mano del ragazzo.

E’ qui che viene il difficile Harryk, quella pallina se ne va in giro per tutto il campo, senza fare quasi rumore se non un impercettibile ronzio, ma se la prendi la partita finisce e ci fai guadadnare centocinquanta punti, in pratica quelli necessari a vincere!
Harryk riconsegnò il Boccino a Oliver Berni, tra l’ansioso e l’eccitato.
Quando giochiamo la prima partita, Oliver?
La prossima settimana Harryk, prima dobbiamo allenarci un po’! Devi entrare nei meccanismi della squadra! Torniamo al castello ora, hai l’ultima lezione della mattinata prima di Halloween!


I due continuarono a chiacchierare di Quidditch per tutto il tragitto, poi si separarono.
Harryk raggiunse la sua classe, ad Incantesimi.
Il professor Mancinious stava spiegando l’incantesimo “Wijnaldum-Tourè”, per far levitare gli oggetti. Marcelo era in alto mare, mentre Nicola era nel suo elemento: le sue piume, sulle quali si stavano esercitando, volavano che era una meraviglia. Tentava anche di aiutare il brate, anche se con pochi risultati: i suoi consigli erano giusti, ma Marcelo non sembrava apprezzare il suo modo di porsi.
Marcelo è la pronuncia che sbagli! “Wijnaldum-Tourè” devi dire, non “Wijnaldum-Taider”!

Marcelo però sbuffava e sbracciava, provava la pronuncia suggerita da Nicola, ma la sua penna non voleva affatto saperne di levitare.
L’ora finalmente terminò e, complice una brutta risposta data da Marcelo a Nicola, quest’ultimo se ne andò quasi in lacrime.
Il resto dei Grifondinter non lo videro nemmeno a cena, ma i ragazzi non ci diedero troppo peso, avevano solo sentito dire che era andato a piangere nel bagno dei sotterranei.

Ma i ragazzi, a volte, sono superficiali, come chi non spazza durante gli ultimi minuti delle partite di Campions League di Quidditch e quella sera erano sovraeccitati perchè avrebbero festeggiato Halloween!
Tutta la scuola si stava abbuffando al banchetto, felicemente, inconsapevoli di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.

Il portone della Sala Comune si spalancò, e un urlo di terrore sovrastò il brusio allegro dell’intera sala:
UN FELIPE MELO! NEI SOTTERRANEIIIII!! UN MELOOOOOOO!
Tutta la sala si voltò, giusto in tempo per vedere uno stravolto Professor Barzaghior svenire dalla paura.

Beppe Silente prese subito in mano la situazione, sovrastando a sua volta, con la sua voce, il panico dilagante della Sala: “I CAPITANI DI OGNI CASA RIPORTINO I PROPRI COMPAGNI DI SQUADRA NEI RISPETTIVI DORMITORI, I PROFESSORI CON ME, NEI SOTTERRANEI!
La sala si quietò all’istante e tornò l’ordine: il potere emanato del preside Beppe era davvero impressionante.

Harryk e Marcelo si stavano mettendo in fila insieme agli altri Grifondinter, quando il ragazzo sfregiato si rese conto di una cosa: “Marcelo! Dobbiamo scendere nei sotterranei! Nicola di sicuro non sa nulla!
Marcelo sbracciò di nuovo, ma sapeva che il suo amico aveva ragione. Non se lo fece ripetere due volte, e seguì Harryk verso i piani inferiori del castello.

Non fu affatto difficile individuare il Felipe Melo. Questo essere brutale si trascinava dietro una pesante mazza, e girovagava senza meta. I due ragazzi non si fecero vedere, ma purtroppo accadde proprio ciò che temevano: il Felipe Melo entrò esattamente nel bagno dei sotterranei, con ogni probabilità il posto dove stava ancora piangendo Nicola.
A questo punto non aveva più senso nascondersi, e i due corsero dentro il bagno, cercando di attirare l’attenzione del mostro, che però sembrava avere tutta l’intenzione di devastare l’intero bagno.
Con la mazza aveva già polverizzato la parte destra della stanza. Harryk e Marcelo riuscirono ad intravedere Nicola, rannicchiato in un angolo, con un occhio pesto e in un impeto di coraggio, iniziarono a lanciare sassi e pietre verso il Melo.
Questo non attese oltre e rispose immediatamente alla provocazione: caricò in direzione dei giovani che si buttarono prontamente di lato, evitando il primo attacco.


Harryk, sfortunatamente, non fu abbastanza lesto a rialzarsi, e il mostro lo sollevò per una gamba. Per il giovane sembrava finita, poichè il Felipe Melo stava caricando il colpo con la mazza in direzione di Harryk.
Nicola e Marcelo si diedero un’occhiata, il sardo fece in tempo a dire “Tourè, non Taider!” e il giovane croato, sfoderata la sua bacchetta esclamò “Wijnaldum-Tourè” in direzione della mazza del Felipe Melo. Il braccio scese, ma il colpo non arrivò. Il Melo si guardò la mano vuota, basito. Marcelo invece mosse la bacchetta, e la mazza colpì il mostro direttamente in testa, facendolo crollare al suolo, inerte.
Un secondo più tardi arrivò l’intero corpo insegnanti. Gli sguardi di tutti erano attoniti ed arrabbiati, e chiaramente in attesa di risposte da parte di quel trio.
Harryk prese la parola: “Professori, sappiamo che non..”
Ma Nicola lo zittì: “Pensavo che il Felipe Melo forte non fosse. Ho deciso di scendere per affrontarlo da solo, se non fossero intevenuti loro due probabilmente morto sarei. Chiedo scusa a tutti!”
Pierino McAusilio era livido di rabbia: “Spero che lo spavento ti sia servito da lezione! 5 punti in meno a Grifondinter! Quanto a voi due, non è da tutti i ragazzi della prima Stagione sconfiggere un Felipe Melo di montagna. 5 punti a testa, per la vostra fortuna sfacciata..”


Prima che potessero combinare altri guai, i professori lì mandarono in camera.
Nicola Grangerella diventò parte della combriccola. Ci sono eventi, tipo lo stendere un Felipe Melo alto quattro metri, dopo i quali era impossibile non diventare amici, e quindi il duo composto da Harryk e Marcelo divenne un trio, con grande gioia di tutti.

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