06/04/2017

Odi et amo

A cura di Patrick Pecora

Cari amici di Ranocchiate, mi sento un po' come uno che pensava di stare andando a strafogarsi di cibo per poi improvvisamente ritrovarmi nel bel mezzo di una visita proctologica: è stato tutto poco chiaro, tranne la poco piacevole parte che tocca a tutti gli uomini ad un certo punto della loro vita: Catullo scriveva nel suo probabilmente più famoso carme “Ti odio e ti amo. Forse ti chiederai come sia possibile. Non lo so, ma è così e ne soffro”, paradosso che ben si adatta all’amore per una squadra come la nostra, capace di regalare gioie indescrivibili quanto cocenti delusioni.

Certo è che dopo una partita del genere viene da mandare a quel paese Catullo, tutti i suoi simili e me stesso, che scrivo questo pezzo con la stessa voglia con cui mangio le verdure lesse.

E’ che ancora non mi è ben chiaro come questa partita, in cui siamo riusciti ad avere molte occasioni per vincere, si sia invece conclusa con una sconfitta: forse un buon punto di partenza è proprio l’atteggiamento sbagliato di un giocatore come Brozovic, capace di essere tanto utile quanto distruttivo in alcune circostanze, ma credo che la colpa di questa sconfitta non sia solo da imputare a lui (anche se quel dannato braccio largo è stato fautore della realizzazione dei nostri incubi).

Oggi, in effetti, sono state parecchie le cose che non sono andate: Candreva ha continuato a tenere quell’indisponente atteggiamento del “appena mi arriva palla o tiro o crosso” unito ad un paio di errori sotto porta manco fosse la reincarnazione del divino Johnny, Perisic è riuscito a farsi annullare come se Berecomecavolosiscrive fosse un gomitolo di lana e lui un tenero gattino, Icardi non ha saputo ritagliarsi spazio come suo solito: è che in tutto questo quadro sembra veramente incredibile la coincidenza che ha portato la Samp ad alzare la propria capacità di gestione della palla proprio quando Gagliardini, nuovo eroe dei due mondi, è stato costretto ad uscire; magari non è una coincidenza, ma tant’è.

Sto ancora cercando di capire come abbia giocato Banega, ma l’unico momento in cui stasera sono riuscito a capire che era in campo è stato quando ha lasciato il posto al nettamente più picchiato giocatore interista, Eder.

Onore al merito certamente agli avversari, capaci di non mollare fino all’ultimo e di rimontare una partita dopo essere andati in svantaggio: è che, nonostante tutto, è difficile non pensare che questa partita l’avremmo dovuta (e potuta) vincere.

In effetti avremmo dovuto capire che sarebbe stata una serata strana proprio dal momento in cui ha siglato la rete nerazzurra nientepopodimeno che Danilo D’Ambrosio.

Il treno per la Champion’s League sembra certamente partito, visto e considerato che squadre come Atalanta e Lazio sono lì a contendersi l’accesso all’Europa che conta senza esclusioni di colpi, mentre noi siamo stati capaci di perdere 5 punti in due partite, roba da far girare le… pale a qualsiasi tifoso come me e come voi.

Meglio non piangere però troppo sul latte versato, poiché per quanto naturale possa essere certamente non aiuta a cambiare la realtà dei fatti: abbiamo perso una partita che avremmo potuto e dovuto interpretare meglio, meglio lavorare su tutto ciò che non è andato in questa partita, affinché possa essere solo un piccolo passo falso in una seppur grande cavalcata compiuta finora; ergo, meglio non crocifiggere nessuno, sarebbe insensato.

Spero perdonerete la stringatezza di questo scritto, è che credo che ci sia veramente poco da dire dopo una partita del genere.

Testa al Crotone, perché comunque vada l’odio per situazioni del genere rimane, così come l’amore verso una squadra capace di essere così insensata resta tuttora inspiegabile.

Certamente non si può mai star tranquilli, ma è una fede di cui non farei mai a meno, per nessuna ragione al mondo.

A M A L A

Odi et amo

A cura di Patrick Pecora

Cari amici di Ranocchiate, mi sento un po' come uno che pensava di stare andando a strafogarsi di cibo per poi improvvisamente ritrovarmi nel bel mezzo di una visita proctologica: è stato tutto poco chiaro, tranne la poco piacevole parte che tocca a tutti gli uomini ad un certo punto della loro vita: Catullo scriveva nel suo probabilmente più famoso carme “Ti odio e ti amo. Forse ti chiederai come sia possibile. Non lo so, ma è così e ne soffro”, paradosso che ben si adatta all’amore per una squadra come la nostra, capace di regalare gioie indescrivibili quanto cocenti delusioni.

Certo è che dopo una partita del genere viene da mandare a quel paese Catullo, tutti i suoi simili e me stesso, che scrivo questo pezzo con la stessa voglia con cui mangio le verdure lesse.

E’ che ancora non mi è ben chiaro come questa partita, in cui siamo riusciti ad avere molte occasioni per vincere, si sia invece conclusa con una sconfitta: forse un buon punto di partenza è proprio l’atteggiamento sbagliato di un giocatore come Brozovic, capace di essere tanto utile quanto distruttivo in alcune circostanze, ma credo che la colpa di questa sconfitta non sia solo da imputare a lui (anche se quel dannato braccio largo è stato fautore della realizzazione dei nostri incubi).

Oggi, in effetti, sono state parecchie le cose che non sono andate: Candreva ha continuato a tenere quell’indisponente atteggiamento del “appena mi arriva palla o tiro o crosso” unito ad un paio di errori sotto porta manco fosse la reincarnazione del divino Johnny, Perisic è riuscito a farsi annullare come se Berecomecavolosiscrive fosse un gomitolo di lana e lui un tenero gattino, Icardi non ha saputo ritagliarsi spazio come suo solito: è che in tutto questo quadro sembra veramente incredibile la coincidenza che ha portato la Samp ad alzare la propria capacità di gestione della palla proprio quando Gagliardini, nuovo eroe dei due mondi, è stato costretto ad uscire; magari non è una coincidenza, ma tant’è.

Sto ancora cercando di capire come abbia giocato Banega, ma l’unico momento in cui stasera sono riuscito a capire che era in campo è stato quando ha lasciato il posto al nettamente più picchiato giocatore interista, Eder.

Onore al merito certamente agli avversari, capaci di non mollare fino all’ultimo e di rimontare una partita dopo essere andati in svantaggio: è che, nonostante tutto, è difficile non pensare che questa partita l’avremmo dovuta (e potuta) vincere.

In effetti avremmo dovuto capire che sarebbe stata una serata strana proprio dal momento in cui ha siglato la rete nerazzurra nientepopodimeno che Danilo D’Ambrosio.

Il treno per la Champion’s League sembra certamente partito, visto e considerato che squadre come Atalanta e Lazio sono lì a contendersi l’accesso all’Europa che conta senza esclusioni di colpi, mentre noi siamo stati capaci di perdere 5 punti in due partite, roba da far girare le… pale a qualsiasi tifoso come me e come voi.

Meglio non piangere però troppo sul latte versato, poiché per quanto naturale possa essere certamente non aiuta a cambiare la realtà dei fatti: abbiamo perso una partita che avremmo potuto e dovuto interpretare meglio, meglio lavorare su tutto ciò che non è andato in questa partita, affinché possa essere solo un piccolo passo falso in una seppur grande cavalcata compiuta finora; ergo, meglio non crocifiggere nessuno, sarebbe insensato.

Spero perdonerete la stringatezza di questo scritto, è che credo che ci sia veramente poco da dire dopo una partita del genere.

Testa al Crotone, perché comunque vada l’odio per situazioni del genere rimane, così come l’amore verso una squadra capace di essere così insensata resta tuttora inspiegabile.

Certamente non si può mai star tranquilli, ma è una fede di cui non farei mai a meno, per nessuna ragione al mondo.

A M A L A

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