29/08/2018

Rano Diario, riflessioni di un cuore interista. Pt. 2

Sabato 25/08/18

Caro Rano Diario,

la settimana è trascorsa più tranquillamente di quanto pensassi. Nonostante le premesse per giorni e giorni di analisi riguardo alla #CrisiInter ci fossero tutte devo ammettere che il popolo nerazzurro ha reagito in maniera più matura di quanto pensassi dopo la debacle di Reggio Emilia. L’entusiasmo rimane alle stelle e domani in base ai numeri riportati dalle agenzie di stampa mi aspetta un esordio al Meazza in compagnia di più di 60.000 persone. San Siro pieno si sa è una certezza e l’anno scorso le squadre di seconda fascia sono state letteralmente annichilite dalla torcida nerazzurra. Come dimenticare le mirabolanti prestazioni contro Torino, Udinese e Sassuolo. È vero potremmo aver fatto 1 punto in 3 partite, ma volete mettere la soddisfazione di cantare “Inter Bells” in 70.000 cristiani? Pelle d’oca.

L’entusiasmo, come dicevo, rimane comunque alto e neanche le gesta del technofolle Nainggolan nei locali della movida milanese sono riuscite a turbare l’ambiente. Anche perché, ragazzi, stiamo parlando di uno che dopo essere stato visto in mondovisione a fissare il lato B di una ragazza al Mapei Stadium con lo stesso sguardo delicato di Rocco Siffredi prima di girare una scena si è discolpato affermando che la ragazza in questione “stava inciampando”. Genio assoluto.

Anche questo sabato è stato dedicato allo studio delle dirette avversarie. La Juventus sembra già una corazzata incontrastabile e la facilità con cui si è liberata della Lazio è stata a tratti disarmante, mentre il Milan si è fatto rimontare in maniera a dir poco imbarazzante in vantaggio di due goal contro il Napoli. Mando una serie di messaggi di sfottò agli amici rossoneri in segno di scherno. Nell’arco di 24 ore le pagherò tutte.

Domenica 26/08/18

Alle ore di 19:30 mangio, preparo la maglietta del divino Jonathan, rigorosamente tarocca e acquistata in pesante stato di ebrezza dopo il goal di tacco di Palacio nel derby, e mi dirigo finalmente verso San Siro.

La prima partita dell’anno per un abbonato di lunga data come il sottoscritto è un po’ come il primo giorno di scuola. Sai già che inizierà un anno pieno di sofferenze e invocazioni decisamente poco carine verso l’Altissimo, tuttavia tornare al proprio posto e rivedere i compagni di sempre è comunque un’emozione. Dopo più di quindici anni, infatti, ho iniziato a vedere lo stadio come una specie di micro-universo in cui vivono sempre gli stessi personaggi, seduti sempre negli stessi posti e che tendenzialmente si comportano esattamente allo stesso modo. Appena seduto noto con piacere che anche quest’anno nulla è cambiato. Alla mia destra siede il capo del mio Inter Club. È probabilmente il più grande esperto di Inter attualmente in vita. Ricorda tutte le partite e tutte le statistiche dall’84 a oggi. È letteralmente ossessionato dalla squadra Primavera e ogni anno, quando la prima squadra inizia ad andare male, si lamenta del mancato impiego di giovani di belle speranze. Ancora ricordo la profezia di qualche anno fa: “Fidati di me, questo Longo è più forte di Milito”. Ci è andato vicino. Ancora più a destra, seduto sugli scalini, vi è la Sfinge, un personaggio mitologico che da più di 10 anni è seduto sullo stesso scalino. Non parla, non esulta, non impreca, non fa assolutamente nulla se non fumare. In un posto imprecisato poco sotto di me si trova, infine, l’Urlatore, un simpatico signore che si diverte a dare voce ai pensieri di gran parte della tifoseria urlando slogan coloriti tendenzialmente accompagnati da bestemmie. Strani personaggi in cerca d’autore.

Sono le 20.30, vengono date le formazioni, la coreografia è semplicemente uno spettacolo, tutto sembra pronto per una serata magica. Tuttavia, sento che manca ancora qualcosa. Dal fondo parte un grido belluino dell’Urlatore “DALBERT FAI SCHIFO P** D!”. Ok ora ci siamo, mi sento a casa. Si comincia.

Fine primo tempo. È tutta una festa. La squadra gira che è una meraviglia, il pubblico è caldissimo, qualche ottimista già si lancia in proclami del tipo “gobbi di merda stiamo arrivando”, insomma la solita pacata reazione del tifo nerazzurro.

15’ del secondo tempo. Noto qualcosa di strano. La partita è ricominciata da un quarto d’ora e la gente intorno a me sembra distratta. Gente che parla delle vacanze, chi del fantacalcio, chi commenta la prima pupù del nipotino. Anche io mi faccio trasportare dal clima di cazzeggio generale e ammetto di distrarmi un po’. A un certo punto noto un lancio lungo e con poche pretese partire dalla difesa granata e penso “toh, il solito gioco dozzinale di Mazzarri, cosa vuoi che possa succedere con un lancio lungo di 50 metri a difesa schierata? Sono proprio alla frutta… Handa ma che cazz…”

Fine secondo tempo. “Hai visto che bello il goal di Perisic? E l’incornata di De vrij? Ma poi, che meraviglioso giro palla nel primo tempo sembrava di vedere il Barca”. Sì, ok, tutto bellissimo, ma come cazzo abbiamo fatto a pareggiare 2-2? Il lancio lungo e senza pretese ha completamente mandato in tilt la visione periferica di Handanovic trasformandolo nella versione goffa del robottino Emiglio e da lì in poi è l’inizio della fine.

I cattivi presagi si trasformano in incubi quando all’ingresso in campo di Dalbert l’Urlatore lancia un grido disperato “FERMATE QUEL PAZZO PELATO!”. Non faccio in tempo a smettere di ridere che il Torino riesce a pareggiare con un goal ai limiti del grottesco favorito nuovamente da un Handanovic in versione DAZN. I restanti minuti sono semplicemente una lunga agonia verso la fine della partita. Al triplice fischio mi giro verso il capo del mio Inter Club che, con sguardo sconfortato, mi guarda e sussurra “visto cosa succede a vendere Zaniolo?”. Esco senza rispondere. La #CrisiInter, ora, è davvero cominciata.

Rano Diario, riflessioni di un cuore interista. Pt. 2

Sabato 25/08/18

Caro Rano Diario,

la settimana è trascorsa più tranquillamente di quanto pensassi. Nonostante le premesse per giorni e giorni di analisi riguardo alla #CrisiInter ci fossero tutte devo ammettere che il popolo nerazzurro ha reagito in maniera più matura di quanto pensassi dopo la debacle di Reggio Emilia. L’entusiasmo rimane alle stelle e domani in base ai numeri riportati dalle agenzie di stampa mi aspetta un esordio al Meazza in compagnia di più di 60.000 persone. San Siro pieno si sa è una certezza e l’anno scorso le squadre di seconda fascia sono state letteralmente annichilite dalla torcida nerazzurra. Come dimenticare le mirabolanti prestazioni contro Torino, Udinese e Sassuolo. È vero potremmo aver fatto 1 punto in 3 partite, ma volete mettere la soddisfazione di cantare “Inter Bells” in 70.000 cristiani? Pelle d’oca.

L’entusiasmo, come dicevo, rimane comunque alto e neanche le gesta del technofolle Nainggolan nei locali della movida milanese sono riuscite a turbare l’ambiente. Anche perché, ragazzi, stiamo parlando di uno che dopo essere stato visto in mondovisione a fissare il lato B di una ragazza al Mapei Stadium con lo stesso sguardo delicato di Rocco Siffredi prima di girare una scena si è discolpato affermando che la ragazza in questione “stava inciampando”. Genio assoluto.

Anche questo sabato è stato dedicato allo studio delle dirette avversarie. La Juventus sembra già una corazzata incontrastabile e la facilità con cui si è liberata della Lazio è stata a tratti disarmante, mentre il Milan si è fatto rimontare in maniera a dir poco imbarazzante in vantaggio di due goal contro il Napoli. Mando una serie di messaggi di sfottò agli amici rossoneri in segno di scherno. Nell’arco di 24 ore le pagherò tutte.

Domenica 26/08/18

Alle ore di 19:30 mangio, preparo la maglietta del divino Jonathan, rigorosamente tarocca e acquistata in pesante stato di ebrezza dopo il goal di tacco di Palacio nel derby, e mi dirigo finalmente verso San Siro.

La prima partita dell’anno per un abbonato di lunga data come il sottoscritto è un po’ come il primo giorno di scuola. Sai già che inizierà un anno pieno di sofferenze e invocazioni decisamente poco carine verso l’Altissimo, tuttavia tornare al proprio posto e rivedere i compagni di sempre è comunque un’emozione. Dopo più di quindici anni, infatti, ho iniziato a vedere lo stadio come una specie di micro-universo in cui vivono sempre gli stessi personaggi, seduti sempre negli stessi posti e che tendenzialmente si comportano esattamente allo stesso modo. Appena seduto noto con piacere che anche quest’anno nulla è cambiato. Alla mia destra siede il capo del mio Inter Club. È probabilmente il più grande esperto di Inter attualmente in vita. Ricorda tutte le partite e tutte le statistiche dall’84 a oggi. È letteralmente ossessionato dalla squadra Primavera e ogni anno, quando la prima squadra inizia ad andare male, si lamenta del mancato impiego di giovani di belle speranze. Ancora ricordo la profezia di qualche anno fa: “Fidati di me, questo Longo è più forte di Milito”. Ci è andato vicino. Ancora più a destra, seduto sugli scalini, vi è la Sfinge, un personaggio mitologico che da più di 10 anni è seduto sullo stesso scalino. Non parla, non esulta, non impreca, non fa assolutamente nulla se non fumare. In un posto imprecisato poco sotto di me si trova, infine, l’Urlatore, un simpatico signore che si diverte a dare voce ai pensieri di gran parte della tifoseria urlando slogan coloriti tendenzialmente accompagnati da bestemmie. Strani personaggi in cerca d’autore.

Sono le 20.30, vengono date le formazioni, la coreografia è semplicemente uno spettacolo, tutto sembra pronto per una serata magica. Tuttavia, sento che manca ancora qualcosa. Dal fondo parte un grido belluino dell’Urlatore “DALBERT FAI SCHIFO P** D!”. Ok ora ci siamo, mi sento a casa. Si comincia.

Fine primo tempo. È tutta una festa. La squadra gira che è una meraviglia, il pubblico è caldissimo, qualche ottimista già si lancia in proclami del tipo “gobbi di merda stiamo arrivando”, insomma la solita pacata reazione del tifo nerazzurro.

15’ del secondo tempo. Noto qualcosa di strano. La partita è ricominciata da un quarto d’ora e la gente intorno a me sembra distratta. Gente che parla delle vacanze, chi del fantacalcio, chi commenta la prima pupù del nipotino. Anche io mi faccio trasportare dal clima di cazzeggio generale e ammetto di distrarmi un po’. A un certo punto noto un lancio lungo e con poche pretese partire dalla difesa granata e penso “toh, il solito gioco dozzinale di Mazzarri, cosa vuoi che possa succedere con un lancio lungo di 50 metri a difesa schierata? Sono proprio alla frutta… Handa ma che cazz…”

Fine secondo tempo. “Hai visto che bello il goal di Perisic? E l’incornata di De vrij? Ma poi, che meraviglioso giro palla nel primo tempo sembrava di vedere il Barca”. Sì, ok, tutto bellissimo, ma come cazzo abbiamo fatto a pareggiare 2-2? Il lancio lungo e senza pretese ha completamente mandato in tilt la visione periferica di Handanovic trasformandolo nella versione goffa del robottino Emiglio e da lì in poi è l’inizio della fine.

I cattivi presagi si trasformano in incubi quando all’ingresso in campo di Dalbert l’Urlatore lancia un grido disperato “FERMATE QUEL PAZZO PELATO!”. Non faccio in tempo a smettere di ridere che il Torino riesce a pareggiare con un goal ai limiti del grottesco favorito nuovamente da un Handanovic in versione DAZN. I restanti minuti sono semplicemente una lunga agonia verso la fine della partita. Al triplice fischio mi giro verso il capo del mio Inter Club che, con sguardo sconfortato, mi guarda e sussurra “visto cosa succede a vendere Zaniolo?”. Esco senza rispondere. La #CrisiInter, ora, è davvero cominciata.

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