INTER CAROL - Lo spettro dell'Inter passata

Quella che stai per leggere è la seconda parte del nostro progetto "INTER CAROL - A Black and Blue MITTmas Story"
Per leggere la prima parte, clicca qui: PRIMA STROFA – IL FANTASMA DI MOGGEY

SECONDA STROFA – LO SPETTRO DELL’INTER PASSATA

Lasciarsi andare al sonno è un parolone. Passò tutto il tempo sveglio cercando di coprirsi gli occhi con le lenzuola e le coperte, come se fossero un sonnifero. A tratti non sentiva più respirare ed era costretto a tirar fuori quella sua testa pelata sbuffando condensa per il freddo di quella notte. Timore e tormento erano i suoi compagni di viaggio in quella veglia dopo la comparsa improvvisa di Moggey. Con il rintocco dell’orologio della campana qualcosa gli tolse ogni dubbio. I dubbi erano diventati terrificanti certezze.

I baldacchini del letto si aprirono d’improvviso, destra poi sinistra ed infine quelli frontali. Davanti a se Beppeneezer aveva la vista completa della sua stanza. Guardò prima con l’occhio buono e poi con quello giocherellone.

 Vide seduto sulla sua poltrona davanti al caminetto fumante una sagoma, vestita elegante, capelli nè lunghi nè corti, grigi come la cenere. La stessa cenere che cadeva a terra dalla sigaretta era la sua più grande passione, dopo l’Inter e il petrolio. Si vedeva il fumo scivolare fra le sue dita e perdersi nel buio della stanza fino ad arrivare al soffitto. L’ardere del tabacco e della carta, quella luce fioca che man mano con ogni boccata diventava sempre più luminescente.

 Beppeneezer era lì fermo a guardarlo, con le ginocchia tremanti dal freddo e dalla paura, dal sospetto che solo di profilo quell’uomo o fantasma che fosse potesse girarsi e mostrarsi per ciò che era veramente. In quei momenti cominciò pensare di tutto. Bettega, Giraudo o Nedved.

Il fantasma si alzò, si avvicinò a lui in maniera cauta, mentre continuava a fumare una sigaretta che sembrava non spegnersi mai. La luce ad un certo punto lo illuminò: era Massimo Moratti.

  • Tttuu sei… Massimo…
  • Ué testina, son proprio io.
  • Ttuu sei il fafafantasma dell’Inter passata che mi ha preannunciato Moggey?
  • Intanto non pronunciare quel nome davanti a me. Seconda cosa sì che sono io, non si vede?

Aveva uno scudetto di cartone in mano, non se ne separava, ne andava fiero.

  • Potete smettere di fumare? Non solo mi reca fastidio ma fa puzza in tutta la stanza.
  • Vuoi spegnere con le tue mani da juventino la mia sigaretta?

Rispose così, il fantasma-tycoon, avvicinando la sua sigaretta al volto di Scroogiotta che sempre più spaventato ed inerme non poté far altro che rimettersi al suo posto.

  • Chi e cosa siete voi?
  • Io sono Massimo Decimo Moratti, fantasma dell’Inter passata, ex presidente dellInter, proprietario della Saras, servo leale dellunica vera grande squadra di Milano, padre di un figlio mezzo rincoglionito, fratello di Bady e avrò la mia vendetta… in questo campionato o nel prossimo.

(Scusate ho sbagliato film) Io sono Massimo Moratti pirla, fantasma del tuo passato. Alzati e cammina con me.

INTER CAROL - Lo spettro dell'Inter passata 1 Ranocchiate
Lo spirito dell'Inter passata

Prese per mano Scroogiotta e lo portò vicino la finestra della sua stanza, era intenzionato a volar fuori ma Beppeneezer conscio della sua natura umana si oppose con una semplice affermazione – ma io non so volare – se non che Massimo lo toccò con lo scudetto di cartone e Scroogiotta iniziò a sollevarsi da terra.

 Si incanalarono in un tunnel spazio temporale, lo stesso in cui si sono persi Vidic e Podolski, passarono per un corridoio con i quadri appesi al muro raffiguranti le leggende dell’Inter, poi per una selva oscura ed innevata, con gli alberi spogli senza chioma finché non si fermarono in mezzo alla neve davanti ad un enorme struttura. Scroogiotta subito diventò un uomo debole, quello che non si è mai visto davanti alle telecamere in tutta la sua carriera. Il fantasma per metterlo a suo agio gli fece subito una domanda.

  • Ciaparàt, ti si stanno bagnando le guance dall’occhio sbagliato vedo bene?
  • Ehm… no, il vento nell’occhio… sa com’è…
  • No non so com’è. Riconosci questo posto?
  • Lo conosco come le mie tasche, ci sono cresciuto qui…
  • Ricordi come si entra dentro?
  • Riuscirei ad entrarci persino soltanto con laltro occhio.

È il centro sportivo di Coverciano, dove Scroogiotta ha iniziato a muovere i suoi primi passi come dirigente, lo stesso posto dove ha conosciuto Moggey, Galliani e tanti altri suoi colleghi che come lui hanno fatto dei grandi affari. C’è anche Prisco, uno dei suoi migliori amici con cui passava giorni a parlare di calcio, finanza, marketing e delle squadre che amavano. Massimo fece una premessa a Beppeneezer, nessuno può vederli o quantomeno accorgersi della loro presenza.

  • Dai pirla su andiamo. ASAP.
  • Come?
  • As Soon As Possible, le basi Beppeneezer!

Si fermarono proprio davanti la vecchia classe di Scroogiotta che però non era rimasta vuota, c’era rimasto un bambino dentro, da solo, affacciato alla finestra che guardava fuori. La neve intanto scendeva su Coverciano e lui era solo in quella classe ormai buia e desertica. Beppeneezer vedeva i fiocchi che si fermavano sul vetro e pian piano diventavano acqua che scendeva giù e faceva la gara su quale fiocco si sarebbe squagliato prima. Intanto pensava alle plusvalenze, ai parametri zero, stipendi, prestiti con obbligo e diritto di riscatto, i giovani #MITTche sarebbero diventati leggende del calcio.

Era sempre il periodo di Natale e come sempre a lui piaceva canticchiare Inter Bells nonostante tutti la odiassero, pensava a quella pazza Inter di cui tutti parlavano. Pensare che lavorare in società grandi come quelle per dei novellini come lui era improponibile, ma se bisogna sognare bisogna farlo in grande allora. Moratti intanto guardava da dietro lo sconsolato Scroogiotta che diventa triste, continuava a fumare la sua sigaretta infinita con lo scudetto di cartone sottobraccio.

Con una sbuffata di fumo, il fantasma, cambiò subito atmosfera e li proiettò verso qualche Natale più in là, più precisamente con la fine degli studi di Beppeneezer Scrogiotta quando ancora una volta era di nuovo solo in quella stanza, e strappava tutti gli appunti presi negli anni, guardava qui banchi di scuola così come un’Interista guarda i video di Ronaldo il Fenomeno.

Gli venne incontro Prisco dicendogli che aveva parlato con il Presidente e che voleva subito farlo firmare per entrare nella società nerazzura, ma in quegli anni Beppeneezer avevo stretto legami con tipi loschi, Moggey in primis, e finì nella rivale storica di sempre di Prisco, che andò via da quellaula piangendo e contandosi le dita.

  • Il Vicepresidente Prisco ora è morto, ha lasciato alla causa 6 scudetti, 2 coppe campioni, 2 intercontinentali, 3 coppe uefa, 2 coppe Italia e una supercoppa Italiana. Ha lasciato anche un figlio, tuo nipote Javred
  • Si lo so…

Il fantasma ciccò di nuovo la sigaretta e con un colpo di tosse, eleganemente coperto con un pugno volarono ancora viaggiando, viaggiando… senza arrivare maaaai.

  • Ma questa è la scuola di prostituzione intellettuale di Mourizwig! Ci ho fatto l’apprendistato qui per imparare a parlare con i giornalisti… per tutte le plusvalenze di Mago Merlino ma quello è Josè!

I ricordi di Beppeneezer presero vita, si rianimarono in un’improvvisa scienza che il povero Scroogiotta era convinto di aver rimosso ma era più viva che mai. Mourizwig allo scoccare delle otto chiamò a rapporto i suoi due apprendisti: oltre al nostro protagonista c’era come collega un suo vecchio amico con cui si volevano un gran bene… il Fassone del “passiamo alle cose formali”.

La scuola di Mourizwig non insegnava solo la dialettica pubblica ma anche come innamorarsi di una società, dare il massimo per lei e per i suoi tifosi senza mai tirarsi indietro dalle proprie responsabilità. Insegnava ad amare i colori nerazzurri, a fare le manette e saltare con i tifosi.

Tavoli che si spostano, tovaglie colorate e ogni tipo di pietanza presente sui tavoli, Villas Boas che suona il violino e cade improvvisamente in una coppa piena di Montepulciano. Josè nel centro della sala che balla con le sue muse, Samuel Eto’o e il principe diventato re nella notte di Madrid Diego Alberto Milito.

INTER CAROL - Lo spettro dell'Inter passata 2 Ranocchiate
Jose Mouruziwig e Milito

 Vengono annunciati improvvisamente i balli di gruppo, Jose si rivolge a Scroogiotta e Fassone dicendo loro “ricordatevi che se Lo Monaco vuole parlare di me mi deve pagare” ma i due non comprendono. Nella sala che ci sono tutti i più grandi campioni che Josè abbiamo mai avuto, Beppeneezer vede accanto a Wesley, una ragazza che lo guarda intensamente, è la figlia del boss, Christiana Eriksenna.

 Iniziano a danzare insieme, c’è tanta di quell’intesa che i loro corpi si avvicinano, si avvinghiano in un ballo tanto sensuale quanto incomprensibile. L’offerta c’è ma non si sa se la storia d’amore potrà funzionare. Intanto ballano sulle note di Urlando contro il cielo e si scambiano occhiate, la piccola danese è in combutta con il suo attuale fidanzato Spurs e vede in Beppeneezer la possibilità di una nuova favola.

Scroogiotta (il vero non il giovane dei ricordi) osservava tutto con una nostalgia canaglia che non lo lasciava respirare, non riusciva a trovare ricordi felici in queste immagini nonostante in quei momenti era il dirigente più felice del mondo. Poi tutto si fece buio, di nuovo, inesorabile mancanza.

Con un’ennesima ciccata Beppeneezer si ritrova nel suo attuale ufficio, con davanti la sua donna, Christiana Eriksenna che gli fa notare di non essere più il dirigente di una volta.

  • Caro Beppeneezer, mi hai scelto per la mia abilità e per il mio amore verso il calcio, ma il mio posto è stato preso da un altro idolo
  • Quale?
  • Il 352, la vittoria incontrastata contro l’amore per la follia, la ricerca di soli campioni da mettere insieme per formare una super armata…
  • Non c’è niente di più bello a questo mondo della vittoria, della rigidità di un insegnamento e il punto fisso di una rosa competitiva e larga.
  • Voi avete troppa paura di perdere Beppeneezer, un titolo vale più di un #MITT, ci scambiammo una promessa quando eravamo contenti di vivere di calcio e non di tutto quello che oggi ostruisce la passione, l’amore e l’onore per la maglia nerazzurra.
  • Ma con voi non è cambiato niente però questo lo sai Christiana. Ero giovane e inesperto, non sapevo come andasse il mondo del calcio.

Scroogiotta fece notare l’importanza e l’elevazione di quest’ultima affermazione battendo i pugni sul tavolo con violenza tale da far sobbalzare i fogli con i contratti di giocatori come Pinamonti, Agoumé e Berni. Sulla scrivania c’era una cartella impolverata con su scritto #RIPIGL che da sua ammissione non fu mai più aperta dopo Rafinha.

  • Questa nostra promessa non vale più… voglio andare via altrimenti rescindo.

Esclama con tristezza, a testa bassa, Christiana.

INTER CAROL - Lo spettro dell'Inter passata 3 Ranocchiate
Christiana e Beppeneezer
  • Vi ho mai chiesto ciò?
  • Riascolti bene le sue interviste, non ha visto quante volte sono rimasta ferma al freddo aspettando la mia occasione? La scuola di mio padre non è servita a molto… siete mutato nella vostra aspettativa di calcio, avete fatto svanire tutto quello che rendeva prezioso il mio amore per voi e per l’Inter. Ora ditemi… se non ci fosse questo contratto a legarci, fareste qualcosa per avermi?

Il silenzio. Un cupo e tremolante silenzio è l’unica cosa che legava ormai Beppeneezer e Christiana. Un silenzio, da parte di Scroogiotta che aveva il sapore amaro della sconfitta e la sconfinata ragione di Christiana.

  • Non avevo dubbi.

Esclama la bella trequartista.

  • Credete di no?
  • Se potessi volentieri, se oggi aveste la possibilità di scegliere un centrocampista, prendereste di nuovo me che a quanto pare non è più in grado di giocare a pallone, ma con l’amore per la maglia o un mercenario senza cuore con grandi doti? Me ne vado in prestito…

Di nuovo quel silenzio, quel maledetto silenzio che ha fatto chinare il capo al giovane dirigente Scroogiotta che si è ritrovato di punto in bianco senza la sua amata, il suo affare prediletto che agli occhi dei colleghi aveva suscitato solo invidia e stima nei suoi confronti.

 La sua idea era cambiata, non riusciva più di accettare che nel calcio ci fossero persone che non puntassero solo alla vittoria, ma anche a dare tutto per i colori, uno stemma, ad emozionarsi anche quando non c’è bisogno. A stare male per ogni partita, a vivere una #CRISINTER, ad essere il bersaglio del lunedì mattina. Ora per lui contava solo la vittoria non capiva che c’era solo un colore che stava bene con il nero. E non era il bianco.

  • Portatemi via da qui.

Disse il vecchio Scrogiotta al fantasma Massimo che nel frattempo continuava a fumare e a sorridere con i suoi denti sottili e ingialliti dal fumo delle mille sigarette al giorno.

  • Ehi pirla, mica si può andare via di qui così come ti pare. E poi queste sono solo proiezioni delle cose passate non puoi cambiarle.
  • Portatemi via non riesco a sopportarlo. PORTATEMI VIA DI QUI HO DETTO!

Quel vecchio lupo di mare del fantasma di Massimo inizio a cambiare volto, si trasformò in ogni possibile calciatore che Beppeneezer aveva acquistato per poi diventare assolutamente nulla, poi divenne ogni giocatore che aveva corteggiato per tempo vedendoselo sfuggire.

 Nel momento in cui apparvero tutte le sconfitte subite in passato Scroogiotta con rabbia strappò dalle mani del fantasma lo scudetto di cartone e spense la sigaretta con tutta la forza che aveva in corpo ponendo fine a quel viaggio. Prese il volo ed arrivò quasi a toccare il TRIPLETE ma come con Icaro, dopo essersi avvicinato troppo al sole bruciandosi le ali, cadde inesorabilmente nel buio della sua stanza.

CONTINUA....

Ideazione e Supervisione: Vincenzo Aversa
Illustrazioni a cura di Andrea Pisani
Testi di: Francesco Di Paolo

INTER CAROL - Lo spettro dell'Inter passata

Quella che stai per leggere è la seconda parte del nostro progetto "INTER CAROL - A Black and Blue MITTmas Story"
Per leggere la prima parte, clicca qui: PRIMA STROFA – IL FANTASMA DI MOGGEY

SECONDA STROFA – LO SPETTRO DELL’INTER PASSATA

Lasciarsi andare al sonno è un parolone. Passò tutto il tempo sveglio cercando di coprirsi gli occhi con le lenzuola e le coperte, come se fossero un sonnifero. A tratti non sentiva più respirare ed era costretto a tirar fuori quella sua testa pelata sbuffando condensa per il freddo di quella notte. Timore e tormento erano i suoi compagni di viaggio in quella veglia dopo la comparsa improvvisa di Moggey. Con il rintocco dell’orologio della campana qualcosa gli tolse ogni dubbio. I dubbi erano diventati terrificanti certezze.

I baldacchini del letto si aprirono d’improvviso, destra poi sinistra ed infine quelli frontali. Davanti a se Beppeneezer aveva la vista completa della sua stanza. Guardò prima con l’occhio buono e poi con quello giocherellone.

 Vide seduto sulla sua poltrona davanti al caminetto fumante una sagoma, vestita elegante, capelli nè lunghi nè corti, grigi come la cenere. La stessa cenere che cadeva a terra dalla sigaretta era la sua più grande passione, dopo l’Inter e il petrolio. Si vedeva il fumo scivolare fra le sue dita e perdersi nel buio della stanza fino ad arrivare al soffitto. L’ardere del tabacco e della carta, quella luce fioca che man mano con ogni boccata diventava sempre più luminescente.

 Beppeneezer era lì fermo a guardarlo, con le ginocchia tremanti dal freddo e dalla paura, dal sospetto che solo di profilo quell’uomo o fantasma che fosse potesse girarsi e mostrarsi per ciò che era veramente. In quei momenti cominciò pensare di tutto. Bettega, Giraudo o Nedved.

Il fantasma si alzò, si avvicinò a lui in maniera cauta, mentre continuava a fumare una sigaretta che sembrava non spegnersi mai. La luce ad un certo punto lo illuminò: era Massimo Moratti.

  • Tttuu sei… Massimo…
  • Ué testina, son proprio io.
  • Ttuu sei il fafafantasma dell’Inter passata che mi ha preannunciato Moggey?
  • Intanto non pronunciare quel nome davanti a me. Seconda cosa sì che sono io, non si vede?

Aveva uno scudetto di cartone in mano, non se ne separava, ne andava fiero.

  • Potete smettere di fumare? Non solo mi reca fastidio ma fa puzza in tutta la stanza.
  • Vuoi spegnere con le tue mani da juventino la mia sigaretta?

Rispose così, il fantasma-tycoon, avvicinando la sua sigaretta al volto di Scroogiotta che sempre più spaventato ed inerme non poté far altro che rimettersi al suo posto.

  • Chi e cosa siete voi?
  • Io sono Massimo Decimo Moratti, fantasma dell’Inter passata, ex presidente dellInter, proprietario della Saras, servo leale dellunica vera grande squadra di Milano, padre di un figlio mezzo rincoglionito, fratello di Bady e avrò la mia vendetta… in questo campionato o nel prossimo.

(Scusate ho sbagliato film) Io sono Massimo Moratti pirla, fantasma del tuo passato. Alzati e cammina con me.

INTER CAROL - Lo spettro dell'Inter passata 4 Ranocchiate
Lo spirito dell'Inter passata

Prese per mano Scroogiotta e lo portò vicino la finestra della sua stanza, era intenzionato a volar fuori ma Beppeneezer conscio della sua natura umana si oppose con una semplice affermazione – ma io non so volare – se non che Massimo lo toccò con lo scudetto di cartone e Scroogiotta iniziò a sollevarsi da terra.

 Si incanalarono in un tunnel spazio temporale, lo stesso in cui si sono persi Vidic e Podolski, passarono per un corridoio con i quadri appesi al muro raffiguranti le leggende dell’Inter, poi per una selva oscura ed innevata, con gli alberi spogli senza chioma finché non si fermarono in mezzo alla neve davanti ad un enorme struttura. Scroogiotta subito diventò un uomo debole, quello che non si è mai visto davanti alle telecamere in tutta la sua carriera. Il fantasma per metterlo a suo agio gli fece subito una domanda.

  • Ciaparàt, ti si stanno bagnando le guance dall’occhio sbagliato vedo bene?
  • Ehm… no, il vento nell’occhio… sa com’è…
  • No non so com’è. Riconosci questo posto?
  • Lo conosco come le mie tasche, ci sono cresciuto qui…
  • Ricordi come si entra dentro?
  • Riuscirei ad entrarci persino soltanto con laltro occhio.

È il centro sportivo di Coverciano, dove Scroogiotta ha iniziato a muovere i suoi primi passi come dirigente, lo stesso posto dove ha conosciuto Moggey, Galliani e tanti altri suoi colleghi che come lui hanno fatto dei grandi affari. C’è anche Prisco, uno dei suoi migliori amici con cui passava giorni a parlare di calcio, finanza, marketing e delle squadre che amavano. Massimo fece una premessa a Beppeneezer, nessuno può vederli o quantomeno accorgersi della loro presenza.

  • Dai pirla su andiamo. ASAP.
  • Come?
  • As Soon As Possible, le basi Beppeneezer!

Si fermarono proprio davanti la vecchia classe di Scroogiotta che però non era rimasta vuota, c’era rimasto un bambino dentro, da solo, affacciato alla finestra che guardava fuori. La neve intanto scendeva su Coverciano e lui era solo in quella classe ormai buia e desertica. Beppeneezer vedeva i fiocchi che si fermavano sul vetro e pian piano diventavano acqua che scendeva giù e faceva la gara su quale fiocco si sarebbe squagliato prima. Intanto pensava alle plusvalenze, ai parametri zero, stipendi, prestiti con obbligo e diritto di riscatto, i giovani #MITTche sarebbero diventati leggende del calcio.

Era sempre il periodo di Natale e come sempre a lui piaceva canticchiare Inter Bells nonostante tutti la odiassero, pensava a quella pazza Inter di cui tutti parlavano. Pensare che lavorare in società grandi come quelle per dei novellini come lui era improponibile, ma se bisogna sognare bisogna farlo in grande allora. Moratti intanto guardava da dietro lo sconsolato Scroogiotta che diventa triste, continuava a fumare la sua sigaretta infinita con lo scudetto di cartone sottobraccio.

Con una sbuffata di fumo, il fantasma, cambiò subito atmosfera e li proiettò verso qualche Natale più in là, più precisamente con la fine degli studi di Beppeneezer Scrogiotta quando ancora una volta era di nuovo solo in quella stanza, e strappava tutti gli appunti presi negli anni, guardava qui banchi di scuola così come un’Interista guarda i video di Ronaldo il Fenomeno.

Gli venne incontro Prisco dicendogli che aveva parlato con il Presidente e che voleva subito farlo firmare per entrare nella società nerazzura, ma in quegli anni Beppeneezer avevo stretto legami con tipi loschi, Moggey in primis, e finì nella rivale storica di sempre di Prisco, che andò via da quellaula piangendo e contandosi le dita.

  • Il Vicepresidente Prisco ora è morto, ha lasciato alla causa 6 scudetti, 2 coppe campioni, 2 intercontinentali, 3 coppe uefa, 2 coppe Italia e una supercoppa Italiana. Ha lasciato anche un figlio, tuo nipote Javred
  • Si lo so…

Il fantasma ciccò di nuovo la sigaretta e con un colpo di tosse, eleganemente coperto con un pugno volarono ancora viaggiando, viaggiando… senza arrivare maaaai.

  • Ma questa è la scuola di prostituzione intellettuale di Mourizwig! Ci ho fatto l’apprendistato qui per imparare a parlare con i giornalisti… per tutte le plusvalenze di Mago Merlino ma quello è Josè!

I ricordi di Beppeneezer presero vita, si rianimarono in un’improvvisa scienza che il povero Scroogiotta era convinto di aver rimosso ma era più viva che mai. Mourizwig allo scoccare delle otto chiamò a rapporto i suoi due apprendisti: oltre al nostro protagonista c’era come collega un suo vecchio amico con cui si volevano un gran bene… il Fassone del “passiamo alle cose formali”.

La scuola di Mourizwig non insegnava solo la dialettica pubblica ma anche come innamorarsi di una società, dare il massimo per lei e per i suoi tifosi senza mai tirarsi indietro dalle proprie responsabilità. Insegnava ad amare i colori nerazzurri, a fare le manette e saltare con i tifosi.

Tavoli che si spostano, tovaglie colorate e ogni tipo di pietanza presente sui tavoli, Villas Boas che suona il violino e cade improvvisamente in una coppa piena di Montepulciano. Josè nel centro della sala che balla con le sue muse, Samuel Eto’o e il principe diventato re nella notte di Madrid Diego Alberto Milito.

INTER CAROL - Lo spettro dell'Inter passata 5 Ranocchiate
Jose Mouruziwig e Milito

 Vengono annunciati improvvisamente i balli di gruppo, Jose si rivolge a Scroogiotta e Fassone dicendo loro “ricordatevi che se Lo Monaco vuole parlare di me mi deve pagare” ma i due non comprendono. Nella sala che ci sono tutti i più grandi campioni che Josè abbiamo mai avuto, Beppeneezer vede accanto a Wesley, una ragazza che lo guarda intensamente, è la figlia del boss, Christiana Eriksenna.

 Iniziano a danzare insieme, c’è tanta di quell’intesa che i loro corpi si avvicinano, si avvinghiano in un ballo tanto sensuale quanto incomprensibile. L’offerta c’è ma non si sa se la storia d’amore potrà funzionare. Intanto ballano sulle note di Urlando contro il cielo e si scambiano occhiate, la piccola danese è in combutta con il suo attuale fidanzato Spurs e vede in Beppeneezer la possibilità di una nuova favola.

Scroogiotta (il vero non il giovane dei ricordi) osservava tutto con una nostalgia canaglia che non lo lasciava respirare, non riusciva a trovare ricordi felici in queste immagini nonostante in quei momenti era il dirigente più felice del mondo. Poi tutto si fece buio, di nuovo, inesorabile mancanza.

Con un’ennesima ciccata Beppeneezer si ritrova nel suo attuale ufficio, con davanti la sua donna, Christiana Eriksenna che gli fa notare di non essere più il dirigente di una volta.

  • Caro Beppeneezer, mi hai scelto per la mia abilità e per il mio amore verso il calcio, ma il mio posto è stato preso da un altro idolo
  • Quale?
  • Il 352, la vittoria incontrastata contro l’amore per la follia, la ricerca di soli campioni da mettere insieme per formare una super armata…
  • Non c’è niente di più bello a questo mondo della vittoria, della rigidità di un insegnamento e il punto fisso di una rosa competitiva e larga.
  • Voi avete troppa paura di perdere Beppeneezer, un titolo vale più di un #MITT, ci scambiammo una promessa quando eravamo contenti di vivere di calcio e non di tutto quello che oggi ostruisce la passione, l’amore e l’onore per la maglia nerazzurra.
  • Ma con voi non è cambiato niente però questo lo sai Christiana. Ero giovane e inesperto, non sapevo come andasse il mondo del calcio.

Scroogiotta fece notare l’importanza e l’elevazione di quest’ultima affermazione battendo i pugni sul tavolo con violenza tale da far sobbalzare i fogli con i contratti di giocatori come Pinamonti, Agoumé e Berni. Sulla scrivania c’era una cartella impolverata con su scritto #RIPIGL che da sua ammissione non fu mai più aperta dopo Rafinha.

  • Questa nostra promessa non vale più… voglio andare via altrimenti rescindo.

Esclama con tristezza, a testa bassa, Christiana.

INTER CAROL - Lo spettro dell'Inter passata 6 Ranocchiate
Christiana e Beppeneezer
  • Vi ho mai chiesto ciò?
  • Riascolti bene le sue interviste, non ha visto quante volte sono rimasta ferma al freddo aspettando la mia occasione? La scuola di mio padre non è servita a molto… siete mutato nella vostra aspettativa di calcio, avete fatto svanire tutto quello che rendeva prezioso il mio amore per voi e per l’Inter. Ora ditemi… se non ci fosse questo contratto a legarci, fareste qualcosa per avermi?

Il silenzio. Un cupo e tremolante silenzio è l’unica cosa che legava ormai Beppeneezer e Christiana. Un silenzio, da parte di Scroogiotta che aveva il sapore amaro della sconfitta e la sconfinata ragione di Christiana.

  • Non avevo dubbi.

Esclama la bella trequartista.

  • Credete di no?
  • Se potessi volentieri, se oggi aveste la possibilità di scegliere un centrocampista, prendereste di nuovo me che a quanto pare non è più in grado di giocare a pallone, ma con l’amore per la maglia o un mercenario senza cuore con grandi doti? Me ne vado in prestito…

Di nuovo quel silenzio, quel maledetto silenzio che ha fatto chinare il capo al giovane dirigente Scroogiotta che si è ritrovato di punto in bianco senza la sua amata, il suo affare prediletto che agli occhi dei colleghi aveva suscitato solo invidia e stima nei suoi confronti.

 La sua idea era cambiata, non riusciva più di accettare che nel calcio ci fossero persone che non puntassero solo alla vittoria, ma anche a dare tutto per i colori, uno stemma, ad emozionarsi anche quando non c’è bisogno. A stare male per ogni partita, a vivere una #CRISINTER, ad essere il bersaglio del lunedì mattina. Ora per lui contava solo la vittoria non capiva che c’era solo un colore che stava bene con il nero. E non era il bianco.

  • Portatemi via da qui.

Disse il vecchio Scrogiotta al fantasma Massimo che nel frattempo continuava a fumare e a sorridere con i suoi denti sottili e ingialliti dal fumo delle mille sigarette al giorno.

  • Ehi pirla, mica si può andare via di qui così come ti pare. E poi queste sono solo proiezioni delle cose passate non puoi cambiarle.
  • Portatemi via non riesco a sopportarlo. PORTATEMI VIA DI QUI HO DETTO!

Quel vecchio lupo di mare del fantasma di Massimo inizio a cambiare volto, si trasformò in ogni possibile calciatore che Beppeneezer aveva acquistato per poi diventare assolutamente nulla, poi divenne ogni giocatore che aveva corteggiato per tempo vedendoselo sfuggire.

 Nel momento in cui apparvero tutte le sconfitte subite in passato Scroogiotta con rabbia strappò dalle mani del fantasma lo scudetto di cartone e spense la sigaretta con tutta la forza che aveva in corpo ponendo fine a quel viaggio. Prese il volo ed arrivò quasi a toccare il TRIPLETE ma come con Icaro, dopo essersi avvicinato troppo al sole bruciandosi le ali, cadde inesorabilmente nel buio della sua stanza.

CONTINUA....

Ideazione e Supervisione: Vincenzo Aversa
Illustrazioni a cura di Andrea Pisani
Testi di: Francesco Di Paolo

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