Bayern Monaco-Inter: Who wants to live forever

Siamo partiti dal misero bottino di 3 punti in 3 partite, matematicamente fuori all’85º minuto della quarta partita.
Ma abbiamo deciso di non mollare.
Abbiamo guardato in faccia senza alcuna riverenza gli dei del calcio, stanchi di veder il nostro impegno e le nostre speranze nuovamente calpestate: abbiamo urlato con tutto il fiato che avevamo in gola “NOT TODAY!”, per poi affrontare con le poche forze rimaste altri 11 uomini, il tempo, le probabilità.
Vincendo quella partita con la Dinamo Kiev, non abbiamo semplicemente "vinto una partita", ma siamo riusciti a ribaltare le sorti di un destino che ci vedeva ormai spacciati.
Abbiamo iniziato a crederci davvero e non abbiamo più smesso di farlo. Nemmeno quando, dopo una sola giornata, siamo tornati con le ossa rotte dalla trasferta di Barcelona.
Sapevamo di potercela fare.
Lungo il corso del nostro cammino europeo abbiamo affrontato i campioni di Russia, Ucraina ed Inghilterra, per poi sfidare nuovamente i campioni di Spagna, l’invincibile armata catalana capitanata dall’infallibile Pep Guardiola, che in 180 minuti non ci aveva concesso nemmeno un gol.
Ma questa volta, con sangue, denti e sudore, abbiamo vinto noi.
Dopo un percorso caratterizzato da determinazione, sacrificio e, perché no, anche la giusta dose di fortuna, siamo arrivati fin qui.
Manca solo un ultimo dettaglio, per renderla una favola a tutti gli effetti: un ultimo avversario da battere, un ultimo nemico che punti al nostro stesso risultato da sconfiggere, per raggiungere il tanto agognato lieto fine.
(E chi meglio di una squadra tedesca per questo ruolo?)

Un passo di distanza dal sogno.
Un passo da quella Champions League che manca da 45 anni nella nostra bacheca.
Un passo da un traguardo storico, l’olimpo dorato del calcio comunemente conosciuto con il nome di “Triplete”.
Cari amici di Ranocchiate, mentre scrivo queste parole ho i brividi, ma è tutto vero.
SIAMO IN FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE.

La partita fra Inter e Bayern Monaco è caratterizzata da intrecci mozzafiato: chi vincerà porterà a casa un Triplete, in primis.
L’allievo Mourinho che sfida il maestro Van Gaal.
La sfida a distanza fra Sneijder e Robben, i due olandesi epurati dal Real Madrid ora simboli delle loro squadre.
Siamo persino accomunati da due imprevedibili assenze: Ribery per loro, Thiago Motta per noi.
Si gioca al Santiago Bernabéu di Madrid, teatro della vittoria Mondiale italiana datata 1982.
Alla fine dei conti, abbiamo tutte le carte in regola per farcela.
Ci danno persino per favoriti.

ECCO PERCHÉ ME LA STO FACENDO SOTTO DALLA PAURA.
Lo capisco già dal canonico dialogo prepartita intrattenuto con mio padre in cui, come sempre, mi interroga sulle qualità della squadra avversaria mentre mi improvviso opinionista sportivo: valuto noi, valuto loro, duelli chiave e possibili rischi.
“Ma posso pensare che mo’ giusto il Bayern ci batte?”
“Mah pà...”

(Mah = In teoria dovremmo vincere senza troppi problemi, ma non lo dirò neanche pagato e so che anche tu non vuoi che lo dica, quindi farò spallucce e mi fermerò al non dire nulla).
Diciamolo, ogni interista che si rispetti non lo avrebbe ammesso nemmeno sotto tortura, ma è stato il primo (e forse unico) caso in cui ci sentivamo già la vittoria in tasca ancora prima di giocarla: avevamo fatto tanto, troppo, fino a quella partita per mandare tutto all’aria proprio all’ultimo.
Persino le tipiche frasi di confronto fra di noi sono poco convincenti:
“In teoria potremmo farcela” affermava di solito il più sprezzante.
“Dici?”
“Eh si, dai. Mi spaventa solo Robben”
“Si ma non ci può battere da solo”
“Eh ma anche quell’Olic lì potrebbe fare brutti scherzi”
“O Schweinsteiger. Poi Müller forte pure”
“Vuoi vedere che Altintop...”

E da che eri tranquillo, al che iniziavi ad aver paura anche del magazziniere, nessuno riusciva a tranquillizzare l’altro e si finiva con un botto di ansia.
Ok, forse non ce la sentivamo proprio in tasca, però...no niente, avevamo paura lo stesso.
Se l’Enel avesse raccolto l’elettricità presente nell’aria di ogni casa interista quel giorno, avrebbe ancora energia per altri 40 anni.
Sono le 20.30. È ora del collegamento.

Bayern Monaco-Inter 2010: la partita

“Ma che è sta cafonata?”
Beh si, ci sta. Giusto.
Siamo in Spagna, ficchiamoci un po’ alla membro di segugio il Flamenco, così.
Dai che se poi facciamo la cerimonia in Italia possiamo farla con Pizza, Pulcinella e mandolino!
Io il video ve lo metto, ma tanto so che dopo 2 minuti starete urlando BORGA DROIA VOGLIO LA PARTITAAA (in quel caso, andate subito al minuto 6:14)

C’è chi alla fine della cerimonia d'apertura ha pianto dall’emozione e chi mente.
Scendono in campo i nostri.

Bayern Monaco-Inter 2010
Bayern Monaco-Inter 2010

Inizia la partita e Samuel randella subito Robben. Fin qui tutto giusto.
Solo che poi l’olandese si rialza, quindi si poteva fare meglio.
6 minuti dopo è sempre Robben a bruciare Chivu e a sfuggire a Samuel, accentrandosi e mettendo una palla in mezzo per Olic, che però sente la presenza di Lucio e non riesce a centrare la porta.
Ora però tocca a noi.
Calcio di punizione dai 30/35 metri, Wesley cosa deciderà di fare? Crossarlo in mezzo? AHAHAHHAHAH illusi. Tira ovviamente. Butt però è concentrato e respinge come può.
Lucio si dimostra degno erede di Carla Fracci alzando la gamba fin dove gamba non aveva mai osato giungere, chiudendo Muller.
Demichelis colpisce Milito, Chivu ricambia su Robben: ammoniti entrambi.
Minuto 34. Julio Cesar rilancia lungo verso Milito che appoggia di testa verso Sneijder e scatta in profondità: il folletto olandese aspetta il momento giusto e chiude l’1-2 con un pallone col contagiri.
Milito supera i due centrali. Entra in area. Non respiro. Finta il tiro. Il mio cuore non batte più. Tira.
SEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE DIEGO ALBERTO MILITO! DIEGO ALBERTO MILITO! DIEGO ALBERTO MILITO!
1-0 per noi. Cazzo mi sento male. CALMAAAAAAA CALMAAAAAAA
Ricomponiamoci.
Ehm ehm...
Scusate, l’emozione.
Inter in vantaggio quindi. Sono calmo.
Il principe, in occasione della grande serata, ha deciso di iniziare un gioco tutto suo con i due centrali del Bayern: questo gioco si intitola “Non ti faccio capire niente”. Fa finta di andare a destra e poi va a sinistra. Poi l’opposto. E via così. Durante un momento di svago fra lui e Demicoso, ricambia il favore a Wes servendogli un pallone d’oro: Sneijder però, interista vero, sa che sarebbe irrispettoso chiuderla nel primo tempo e la spara addosso a Butt.
Anche perché se avessimo segnato sicuro ce l’avrebbero rimontata,quindi giusto così.
Finisce il primo tempo.
Siamo in vantaggio a fine primo tempo. Meritato, oltretutto.
Che si fa in questi casi?
Chiedo per un amico, risp.

Inizia il secondo tEEEEEEE OOOOOH MA CHE È?!
Questi battono e con 4 passaggi mandano in porta Muller. Maleducati. Ci pensa Julione a chiudergli la porta in faccia.  Ma guarda tu 'sti tedeschi. Dico io, dateci almeno il tempo di rientrare in clima.
Volete la guerra? E guerra sia.
Milito ripete il suo gioco preferito con Van Cosen e serve Pandev che dal limite dell’area prova il “pallonetto effettato” del grande Oliver Hutton: miracolo di Butt.
Tutto molto bello. Ma alle mie coronarie chi ci pensa?!
Il Cuchu, ecco chi ci pensa: visto che tenere il centrocampo non gli bastava più, si sostituisce a Julio parando un tiro a botta sicura di Müller (ma gli affari tuoi tu stasera no eh?) con la sua magica pelata.
E poi c’è Julione: dopo il rigore parato a Ronaldinho nel derby, dopo aver parato l’imprendibile tiro a giro di Messi che fai, non disinneschi la migliore giocata al migliore dei loro anche stasera?
Tiro a giro di Robben sul secondo palo alto, lui vola e la toglie dall’incrocio con la mano di richiamo. Easy.
Si lotta a centrocampo.
Sneijder recupera un ottimo pallone e serve Eto’o che fa qualche metro in avanti e serve Milito in profondità. Su di lui Van Buyten. “ehehehehe. Ti vai di fare un gioco con me?”
Il Principe porta palla fino al limite dell’area, finge di accentrarsi ma sterza alla velocità della luce ed entra in area.
È solo. Tiro a girOOOOOOOOOOOOOO DIEGOOOOOOOOOOO!
AAAAAAAAAAAAAAAA DUE A ZEROOOOOOOO!!
MINUTO 69! NON CI CREDO!
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Mourinho si permette persino di far entrare Muntari, tanto è sicuro di farcela: vederlo in campo con quella faccia che sembra urlare “Ah! Ora faccio danni!” è stato il più grande spavento di tutta la serata.
Poi, a due minuti dalla fine, il cambio perfetto: fuori Milito, dentro Materazzi; standing ovation per il Principe, giusta gloria per Matrix.
E finisce così.
È Triplete.
È terza Champions League.

Potrei raccontarvi dell’epica maglia indossata da Matrix, in posa con la Champion’s, con su scritto “Rivolete anche questa?”.
Delle lacrime in campo, sugli spalti e negli occhi di ogni interista.
Della gioia e dell’incredulità negli occhi di Capitan Zanetti, mentre solleva la Coppa.
Del commovente abbraccio d’addio fra Mourinho e Materazzi.
Di Milano, completamente tinta di nero e d’azzurro.
Di San Siro, pieno alle 6 del mattino come se ci fosse una partita di campionato, per festeggiare tutti insieme.
Ma queste, a mio modesto avviso, sono emozioni che non si raccontano, si vivono.
Posso solo concludere questo umile racconto dicendo di essere grato per due cose fra tutte: aver fatto in tempo a condividere questi momenti con mio padre ed averli potuti rivivere e condividere con tutti voi.

È UNA GIOIA INFINITAAAA CHE DURA UNA VITAAAA...

Bayern Monaco-Inter: Who wants to live forever

Siamo partiti dal misero bottino di 3 punti in 3 partite, matematicamente fuori all’85º minuto della quarta partita.
Ma abbiamo deciso di non mollare.
Abbiamo guardato in faccia senza alcuna riverenza gli dei del calcio, stanchi di veder il nostro impegno e le nostre speranze nuovamente calpestate: abbiamo urlato con tutto il fiato che avevamo in gola “NOT TODAY!”, per poi affrontare con le poche forze rimaste altri 11 uomini, il tempo, le probabilità.
Vincendo quella partita con la Dinamo Kiev, non abbiamo semplicemente "vinto una partita", ma siamo riusciti a ribaltare le sorti di un destino che ci vedeva ormai spacciati.
Abbiamo iniziato a crederci davvero e non abbiamo più smesso di farlo. Nemmeno quando, dopo una sola giornata, siamo tornati con le ossa rotte dalla trasferta di Barcelona.
Sapevamo di potercela fare.
Lungo il corso del nostro cammino europeo abbiamo affrontato i campioni di Russia, Ucraina ed Inghilterra, per poi sfidare nuovamente i campioni di Spagna, l’invincibile armata catalana capitanata dall’infallibile Pep Guardiola, che in 180 minuti non ci aveva concesso nemmeno un gol.
Ma questa volta, con sangue, denti e sudore, abbiamo vinto noi.
Dopo un percorso caratterizzato da determinazione, sacrificio e, perché no, anche la giusta dose di fortuna, siamo arrivati fin qui.
Manca solo un ultimo dettaglio, per renderla una favola a tutti gli effetti: un ultimo avversario da battere, un ultimo nemico che punti al nostro stesso risultato da sconfiggere, per raggiungere il tanto agognato lieto fine.
(E chi meglio di una squadra tedesca per questo ruolo?)

Un passo di distanza dal sogno.
Un passo da quella Champions League che manca da 45 anni nella nostra bacheca.
Un passo da un traguardo storico, l’olimpo dorato del calcio comunemente conosciuto con il nome di “Triplete”.
Cari amici di Ranocchiate, mentre scrivo queste parole ho i brividi, ma è tutto vero.
SIAMO IN FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE.

La partita fra Inter e Bayern Monaco è caratterizzata da intrecci mozzafiato: chi vincerà porterà a casa un Triplete, in primis.
L’allievo Mourinho che sfida il maestro Van Gaal.
La sfida a distanza fra Sneijder e Robben, i due olandesi epurati dal Real Madrid ora simboli delle loro squadre.
Siamo persino accomunati da due imprevedibili assenze: Ribery per loro, Thiago Motta per noi.
Si gioca al Santiago Bernabéu di Madrid, teatro della vittoria Mondiale italiana datata 1982.
Alla fine dei conti, abbiamo tutte le carte in regola per farcela.
Ci danno persino per favoriti.

ECCO PERCHÉ ME LA STO FACENDO SOTTO DALLA PAURA.
Lo capisco già dal canonico dialogo prepartita intrattenuto con mio padre in cui, come sempre, mi interroga sulle qualità della squadra avversaria mentre mi improvviso opinionista sportivo: valuto noi, valuto loro, duelli chiave e possibili rischi.
“Ma posso pensare che mo’ giusto il Bayern ci batte?”
“Mah pà...”

(Mah = In teoria dovremmo vincere senza troppi problemi, ma non lo dirò neanche pagato e so che anche tu non vuoi che lo dica, quindi farò spallucce e mi fermerò al non dire nulla).
Diciamolo, ogni interista che si rispetti non lo avrebbe ammesso nemmeno sotto tortura, ma è stato il primo (e forse unico) caso in cui ci sentivamo già la vittoria in tasca ancora prima di giocarla: avevamo fatto tanto, troppo, fino a quella partita per mandare tutto all’aria proprio all’ultimo.
Persino le tipiche frasi di confronto fra di noi sono poco convincenti:
“In teoria potremmo farcela” affermava di solito il più sprezzante.
“Dici?”
“Eh si, dai. Mi spaventa solo Robben”
“Si ma non ci può battere da solo”
“Eh ma anche quell’Olic lì potrebbe fare brutti scherzi”
“O Schweinsteiger. Poi Müller forte pure”
“Vuoi vedere che Altintop...”

E da che eri tranquillo, al che iniziavi ad aver paura anche del magazziniere, nessuno riusciva a tranquillizzare l’altro e si finiva con un botto di ansia.
Ok, forse non ce la sentivamo proprio in tasca, però...no niente, avevamo paura lo stesso.
Se l’Enel avesse raccolto l’elettricità presente nell’aria di ogni casa interista quel giorno, avrebbe ancora energia per altri 40 anni.
Sono le 20.30. È ora del collegamento.

Bayern Monaco-Inter 2010: la partita

“Ma che è sta cafonata?”
Beh si, ci sta. Giusto.
Siamo in Spagna, ficchiamoci un po’ alla membro di segugio il Flamenco, così.
Dai che se poi facciamo la cerimonia in Italia possiamo farla con Pizza, Pulcinella e mandolino!
Io il video ve lo metto, ma tanto so che dopo 2 minuti starete urlando BORGA DROIA VOGLIO LA PARTITAAA (in quel caso, andate subito al minuto 6:14)

C’è chi alla fine della cerimonia d'apertura ha pianto dall’emozione e chi mente.
Scendono in campo i nostri.

Bayern Monaco-Inter 2010
Bayern Monaco-Inter 2010

Inizia la partita e Samuel randella subito Robben. Fin qui tutto giusto.
Solo che poi l’olandese si rialza, quindi si poteva fare meglio.
6 minuti dopo è sempre Robben a bruciare Chivu e a sfuggire a Samuel, accentrandosi e mettendo una palla in mezzo per Olic, che però sente la presenza di Lucio e non riesce a centrare la porta.
Ora però tocca a noi.
Calcio di punizione dai 30/35 metri, Wesley cosa deciderà di fare? Crossarlo in mezzo? AHAHAHHAHAH illusi. Tira ovviamente. Butt però è concentrato e respinge come può.
Lucio si dimostra degno erede di Carla Fracci alzando la gamba fin dove gamba non aveva mai osato giungere, chiudendo Muller.
Demichelis colpisce Milito, Chivu ricambia su Robben: ammoniti entrambi.
Minuto 34. Julio Cesar rilancia lungo verso Milito che appoggia di testa verso Sneijder e scatta in profondità: il folletto olandese aspetta il momento giusto e chiude l’1-2 con un pallone col contagiri.
Milito supera i due centrali. Entra in area. Non respiro. Finta il tiro. Il mio cuore non batte più. Tira.
SEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE DIEGO ALBERTO MILITO! DIEGO ALBERTO MILITO! DIEGO ALBERTO MILITO!
1-0 per noi. Cazzo mi sento male. CALMAAAAAAA CALMAAAAAAA
Ricomponiamoci.
Ehm ehm...
Scusate, l’emozione.
Inter in vantaggio quindi. Sono calmo.
Il principe, in occasione della grande serata, ha deciso di iniziare un gioco tutto suo con i due centrali del Bayern: questo gioco si intitola “Non ti faccio capire niente”. Fa finta di andare a destra e poi va a sinistra. Poi l’opposto. E via così. Durante un momento di svago fra lui e Demicoso, ricambia il favore a Wes servendogli un pallone d’oro: Sneijder però, interista vero, sa che sarebbe irrispettoso chiuderla nel primo tempo e la spara addosso a Butt.
Anche perché se avessimo segnato sicuro ce l’avrebbero rimontata,quindi giusto così.
Finisce il primo tempo.
Siamo in vantaggio a fine primo tempo. Meritato, oltretutto.
Che si fa in questi casi?
Chiedo per un amico, risp.

Inizia il secondo tEEEEEEE OOOOOH MA CHE È?!
Questi battono e con 4 passaggi mandano in porta Muller. Maleducati. Ci pensa Julione a chiudergli la porta in faccia.  Ma guarda tu 'sti tedeschi. Dico io, dateci almeno il tempo di rientrare in clima.
Volete la guerra? E guerra sia.
Milito ripete il suo gioco preferito con Van Cosen e serve Pandev che dal limite dell’area prova il “pallonetto effettato” del grande Oliver Hutton: miracolo di Butt.
Tutto molto bello. Ma alle mie coronarie chi ci pensa?!
Il Cuchu, ecco chi ci pensa: visto che tenere il centrocampo non gli bastava più, si sostituisce a Julio parando un tiro a botta sicura di Müller (ma gli affari tuoi tu stasera no eh?) con la sua magica pelata.
E poi c’è Julione: dopo il rigore parato a Ronaldinho nel derby, dopo aver parato l’imprendibile tiro a giro di Messi che fai, non disinneschi la migliore giocata al migliore dei loro anche stasera?
Tiro a giro di Robben sul secondo palo alto, lui vola e la toglie dall’incrocio con la mano di richiamo. Easy.
Si lotta a centrocampo.
Sneijder recupera un ottimo pallone e serve Eto’o che fa qualche metro in avanti e serve Milito in profondità. Su di lui Van Buyten. “ehehehehe. Ti vai di fare un gioco con me?”
Il Principe porta palla fino al limite dell’area, finge di accentrarsi ma sterza alla velocità della luce ed entra in area.
È solo. Tiro a girOOOOOOOOOOOOOO DIEGOOOOOOOOOOO!
AAAAAAAAAAAAAAAA DUE A ZEROOOOOOOO!!
MINUTO 69! NON CI CREDO!
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Mourinho si permette persino di far entrare Muntari, tanto è sicuro di farcela: vederlo in campo con quella faccia che sembra urlare “Ah! Ora faccio danni!” è stato il più grande spavento di tutta la serata.
Poi, a due minuti dalla fine, il cambio perfetto: fuori Milito, dentro Materazzi; standing ovation per il Principe, giusta gloria per Matrix.
E finisce così.
È Triplete.
È terza Champions League.

Potrei raccontarvi dell’epica maglia indossata da Matrix, in posa con la Champion’s, con su scritto “Rivolete anche questa?”.
Delle lacrime in campo, sugli spalti e negli occhi di ogni interista.
Della gioia e dell’incredulità negli occhi di Capitan Zanetti, mentre solleva la Coppa.
Del commovente abbraccio d’addio fra Mourinho e Materazzi.
Di Milano, completamente tinta di nero e d’azzurro.
Di San Siro, pieno alle 6 del mattino come se ci fosse una partita di campionato, per festeggiare tutti insieme.
Ma queste, a mio modesto avviso, sono emozioni che non si raccontano, si vivono.
Posso solo concludere questo umile racconto dicendo di essere grato per due cose fra tutte: aver fatto in tempo a condividere questi momenti con mio padre ed averli potuti rivivere e condividere con tutti voi.

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