Il 6° canto del campionato interista - Dalbert's inferno

S'io ti fiammeggio nel caldo settembre,
di là dal modo che il clima si vede,
lo squadron si desta dal sonno lugubre.

La terza 'n fila contando sette giorni,
la viola prova ma senza riuscir,
di Meazza lo calor che spazza inverni.

Noi che tanto i primi cinque non giochiam,
pensando a quanto è bello tutto pieno,
al palo si distratti a sussultar.

All'ordine chiamati dallo Luciano,
ben presto ci scopriamo anche meglio,
delle partite scorse col malanno,

di trovar spazio li nell'orticello,
lasciato dalle squadre aggrovigliate,
nei trenta metri undici e torello.

Sfiorando varie volte lo vantaggio,
invocando per la sfiga il caro Andonio,
torniam a discorrer d'arbitraggio.

Sempre lo Cor de Roma sul fattaccio,
lui butta dentro a cercar Mauro pronto,
incappa in deviazion e qui non taccio,

si tratta di man larga e tocco ingenuo,
c'al VAR rivedono circa venti volte,
che sento già i cronisti col "rigore ambiguo".

Vi possa prender Egli dal su' trono,
c'ha dato mani a Bud Spencer e Felipe Melo,
a schiaffi a due a due dallo rumor sincrono.

Mauro avea già fame quella nera,
che Nara a Tiki Taka raccontava,
segna ed allontana la bufera.

Poi negli spogliatoi gira quella buona,
si tanto che torniam in campo stralunati,
la viola pronta con aria da predona.

O' Fredegario anche tu come Dimarco,
provi a sabotar lo nostro pian perfetto,
trovando gol con altro tiro sporco.

Ora prendiam saccate di palloni,
cercando di non capitombolar,
risparmiando anche un po' i polmoni,

ma non smettendo di provare affondi,
creiamo spazi per i fiorentini,
sperando nell'ivension del re dei biondi.

Quand'a d'un tratto siam tutti distratti,
che Danilon preso da assurda Maiconite,
uno due con Mauro e stupefatti,

da tanta semplicità nella giocata,
che poco prima parea d'aver mutanda ricottata,
spacca lo pari e allegra la serata.

Portiam a casa sti tre punti, avari,
sapendo che lo sforzo è a metà,
tante partite piene di sicari.

Ed ora sabato contro Mori Capoccae,
decisi quanto mai a dimenticar,
lo tempo della crisi semper rapace.

Il 6° canto del campionato interista - Dalbert's inferno

S'io ti fiammeggio nel caldo settembre,
di là dal modo che il clima si vede,
lo squadron si desta dal sonno lugubre.

La terza 'n fila contando sette giorni,
la viola prova ma senza riuscir,
di Meazza lo calor che spazza inverni.

Noi che tanto i primi cinque non giochiam,
pensando a quanto è bello tutto pieno,
al palo si distratti a sussultar.

All'ordine chiamati dallo Luciano,
ben presto ci scopriamo anche meglio,
delle partite scorse col malanno,

di trovar spazio li nell'orticello,
lasciato dalle squadre aggrovigliate,
nei trenta metri undici e torello.

Sfiorando varie volte lo vantaggio,
invocando per la sfiga il caro Andonio,
torniam a discorrer d'arbitraggio.

Sempre lo Cor de Roma sul fattaccio,
lui butta dentro a cercar Mauro pronto,
incappa in deviazion e qui non taccio,

si tratta di man larga e tocco ingenuo,
c'al VAR rivedono circa venti volte,
che sento già i cronisti col "rigore ambiguo".

Vi possa prender Egli dal su' trono,
c'ha dato mani a Bud Spencer e Felipe Melo,
a schiaffi a due a due dallo rumor sincrono.

Mauro avea già fame quella nera,
che Nara a Tiki Taka raccontava,
segna ed allontana la bufera.

Poi negli spogliatoi gira quella buona,
si tanto che torniam in campo stralunati,
la viola pronta con aria da predona.

O' Fredegario anche tu come Dimarco,
provi a sabotar lo nostro pian perfetto,
trovando gol con altro tiro sporco.

Ora prendiam saccate di palloni,
cercando di non capitombolar,
risparmiando anche un po' i polmoni,

ma non smettendo di provare affondi,
creiamo spazi per i fiorentini,
sperando nell'ivension del re dei biondi.

Quand'a d'un tratto siam tutti distratti,
che Danilon preso da assurda Maiconite,
uno due con Mauro e stupefatti,

da tanta semplicità nella giocata,
che poco prima parea d'aver mutanda ricottata,
spacca lo pari e allegra la serata.

Portiam a casa sti tre punti, avari,
sapendo che lo sforzo è a metà,
tante partite piene di sicari.

Ed ora sabato contro Mori Capoccae,
decisi quanto mai a dimenticar,
lo tempo della crisi semper rapace.

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