28/04/2020

Quella volta che Pjanic travolse Rafinha con Orsato a due passi

28 aprile 2018

La Serie A è ormai giunta a quattro giornate dal termine, ogni partita è sempre più simile a una crisi di nervi, il peso specifico di ogni singolo punto aumenta sempre di più, ogni centimetro, ogni contrasto e ogni azione diventano sempre più decisivi, insomma, se tifare Inter solitamente è difficile, ci sono periodi in cui è decisamente più stressante che in altri.

L'Inter arriva da una bella vittoria per 4-0 contro il Cagliari e da un'altra soffertissima vittoria per 2-1 sul campo del Chievo. Quella del gol di Stepinski al novantesimo e del quasi pareggio subito, per intenderci. Sappiamo che ogni punto perso per strada potrebbe esserci fatale e sappiamo che lo stesso discorso a questo punto della stagione vale più o meno per tutte le squadre.

Perciò se normalmente Inter-Juventus non è mai una partita come tutte le altre, quella che sta per iniziare, in particolare, NON È AFFATTO come tutte le altre, considerando che noi vivevamo come delle guerre anche le partitine di 45 minuti del trofeo birra Moretti.

In palio c'è tantissimo, non solo per noi ma anche per i nostri avversari, che arrivano a San Siro dopo un paio di settimane a dir poco difficili. Prima la partita del Bernabeu tra fruttini e insensibilità, poi l'eurogol di Simy in rovesciata, infine il gol di Koulibaly al 90' allo Juventus Stadium che ha riacceso le speranze di scudetto per il popolo napoletano.
Insomma, potremmo quasi dire che per un po' i tifosi juventini hanno avuto la fortuna di provare alcune delle fantastiche emozioni che per noi interisti sono la quotidianità, con la CRISI e tutto il resto.
Purtroppo si vede che non se lo meritano, ma non scendiamo in polemiche di basso livello e pensiamo a noi.

"Pensiamo a noi".
Che alla fine quello che si dicono ad alta voce un po' tutti gli interisti nel prepartita, chi si avvicina a San Siro, chi a casa o chi al bar, siamo tutti accomunati da una settimana di stress che in confronto cinquanta giorni di lockdown sono una passeggiata di salute in campagna.
Perché va bene “pensare a noi” ma in realtà quello che si pensa davvero è: "Gobbi di merda ve lo facciamo perdere 'sto scudetto" ma nessuno ha il coraggio di esporsi e di dirlo apertamente per paura di ricevere una testata da qualche altro tifoso più scaramantico.

Alla fine comunque nonostante tutti i tentativi di mantenere la calma e una parvenza di compassata dignità, la coreografia che ci accoglie allo stadio, decisamente una delle più significative di sempre, costringe tutti a scendere a patti con la realtà e ad ammettere perché siamo lì, perché abbiamo proprio quello stato d'animo dentro da giorni e perché il discorso della sportività e dell' "è solo un gioco" in certe partite va serenamente a farsi fottere.
Inter-Juve per come la viviamo noi non è solo una partita di calcio ma significa scegliere da che parte stare, non solo dal punto di vista del tifo nella ma proprio nella vita.

Perciò quando l’arbitro fischia l’inizio di quella partita si infiamma quella miccia che avevamo dentro, una miccia fatta di rabbia, di fatica e di cicatrici.
La Juventus parte subito forte e consapevole dei propri mezzi e prova a schiacciarci dentro la nostra area di rigore. Bastano dodici minuti per il gol dell’1-0 di Douglas Costa e torniamo subito a chiederci in fondo chi è che ce la fa fare, che tanto ogni volta è la stessa storia.
Come se non bastasse dopo un minuto Orsato estrae un giallo per un intervento di Vecino su Mandzukic, dopodiché va a consultare il var e muta la sua decisione in un rosso diretto. Seriamente: ma chi ce la fa fare? Sono più di vent’anni che ce lo chiediamo ma le risposte ancora non sono arrivate, quindi continuiamo per inerzia a stare lì a soffrire e a sperare con tutto il cuore che il vento cambi, per una volta.

Per tutta risposta il vento aiuta soltanto Pjanic a librarsi meglio in area per dare un calcio volante in stile Chuck Norris al nostro cucciolo Rafi. Il diligentissimo Orsato, lì a due passi, questa volta decide di non estrarre il secondo giallo.

Domande, domande, domande. Quante domande…

Quindi siamo anche in inferiorità numerica, che contro la Juve significa giocare in 12 contro 10. La loro sicurezza come spesso accade si trasforma presto in arroganza, noi fatichiamo e solo al 24’ con un tiraccio di Perisic ci facciamo vedere per la prima volta in avanti.
Le idee sono poche, ci proviamo di nervi e di cuore, con un’altra conclusione da lontanissimo di Candreva.

Tutto si fa ancora più nero quando, nel recupero di un lunghissimo primo tempo, la Juventus trova il raddoppio con Matuidi. Poche volte si sono visti un nervosismo, una tensione e una rabbia tali. L’atmosfera è caldissima sia in campo che sugli spalti. Alla fine Orsato annulla il gol per fuorigioco e si va negli spogliatoi così, sull’1-0 e con tantissimo nervosismo, dopo ben 52 minuti.

Nella ripresa rientriamo in campo tutti più consapevoli dei nostri mezzi. Sappiamo che siamo migliori di così e che loro non sono nemmeno così forti come credono di essere, perciò ci serve solo qualcosa per indirizzare la partita sul binario giusto.

Una cavalcata offensiva di Skriniar sulla fascia destra costringe Mandzukic a spendere un fallo da ammonizione (come se per loro fosse un problema). Su quella stessa punizione un portoghese di cui non diremo il nome pennella un bel pallone che finisce sulla testa di Icardi che trova il pari. Quell’esultanza di San Siro è una delle migliori che si siano mai sentite, ma sta per essere superata di lì a poco.

Infatti sfruttiamo il momento positivo e, noncuranti dell’uomo in meno, continuiamo ad attaccare. Il binario finalmente è quello giusto. Perisic si inventa un’azione delle sue sulla fascia sinistra, contro la sua nemesi di sempre, Cuadrado. Il colombiano non lo tiene, Perry lo fa andare giù con una finta, mette il pallone in mezzo e trova la deviazione di Barzagli nell’area piccola. Autogol, 2-0. San Siro è letteralmente una bolgia.

A questo punto la Juve sa che il pareggio non gli serve a niente e si riversa in avanti. Noi siamo tesi ma comunque carichi, poche volte nel corso di quella stagione si è vista negli occhi dei nostri ragazzi una grinta simile. Siamo sfiniti ma andiamo avanti con il cuore e la voglia. Nonostante mille difficoltà, al 75’ con un’incursione in contropiede di Tonino avremmo quasi l’occasione di fare 3-1 ma Icardi non ci arriva per un soffio.

A quel punto qualcuno di noi avrà addirittura pensato “va beh non fa niente se pareggiano, non andiamo in Champions ma un punto soltanto non serve a nulla neanche a loro per il campionato”. Sono quei pensieri legati all’Inter che vengono spontanei e appena ti rendi conto di aver pensato una stronzata è già troppo tardi. Come se fossimo una squadra normale, ah ah ah.

Tanto per restare in tema di stronzate, Spalletti decide di coprirsi, fuori Icardi (inizialmente doveva uscire Perisic ma dopo un battibecco strano a uscire dal campo è stato l’argentino) e dentro DAVIDE SANTON.
Quello è uno dei segnali cosmici dell’universo che ti dice che da lì in poi le cose andranno male.

86’: Azione sulla destra, Cuadrado fa robe strane insieme a Santon. Non ho il coraggio di rivedere l’azione e descriverla meglio, e forse non è nemmeno così importante. Da un angolazione insensibile il pallone si infila non si sa come alle spalle di Handa e la Juventus trova il 2-2.

In campo iniziano a percepirsi la preoccupazione e la paura. Mentre noi siamo tutti lì tipo “No ragazzi tranquilli lo sapevamo che non ce l’avreste mai fatta a vincere MA ADESSO NON FATELI SEGNARE ANCORA, CAZZO”.

Neanche il tempo di finire la frase che con un'altra azione alla “Non voglio sapere come” Higuain trova il definitivo 3-2 e ce ne torniamo tutti a casa sconsolatissimi. In realtà mancavano ancora qualcosa come sei minuti ma sinceramente non ne ho memoria.
Ancora una volta torniamo a casa tristi, ancora una volta abbiamo perso una battaglia, ma non la guerra.
E in poche situazioni questa frase funziona bene come quando si parla di questa rivalità.

Quella volta che Pjanic travolse Rafinha con Orsato a due passi

28 aprile 2018

La Serie A è ormai giunta a quattro giornate dal termine, ogni partita è sempre più simile a una crisi di nervi, il peso specifico di ogni singolo punto aumenta sempre di più, ogni centimetro, ogni contrasto e ogni azione diventano sempre più decisivi, insomma, se tifare Inter solitamente è difficile, ci sono periodi in cui è decisamente più stressante che in altri.

L'Inter arriva da una bella vittoria per 4-0 contro il Cagliari e da un'altra soffertissima vittoria per 2-1 sul campo del Chievo. Quella del gol di Stepinski al novantesimo e del quasi pareggio subito, per intenderci. Sappiamo che ogni punto perso per strada potrebbe esserci fatale e sappiamo che lo stesso discorso a questo punto della stagione vale più o meno per tutte le squadre.

Perciò se normalmente Inter-Juventus non è mai una partita come tutte le altre, quella che sta per iniziare, in particolare, NON È AFFATTO come tutte le altre, considerando che noi vivevamo come delle guerre anche le partitine di 45 minuti del trofeo birra Moretti.

In palio c'è tantissimo, non solo per noi ma anche per i nostri avversari, che arrivano a San Siro dopo un paio di settimane a dir poco difficili. Prima la partita del Bernabeu tra fruttini e insensibilità, poi l'eurogol di Simy in rovesciata, infine il gol di Koulibaly al 90' allo Juventus Stadium che ha riacceso le speranze di scudetto per il popolo napoletano.
Insomma, potremmo quasi dire che per un po' i tifosi juventini hanno avuto la fortuna di provare alcune delle fantastiche emozioni che per noi interisti sono la quotidianità, con la CRISI e tutto il resto.
Purtroppo si vede che non se lo meritano, ma non scendiamo in polemiche di basso livello e pensiamo a noi.

"Pensiamo a noi".
Che alla fine quello che si dicono ad alta voce un po' tutti gli interisti nel prepartita, chi si avvicina a San Siro, chi a casa o chi al bar, siamo tutti accomunati da una settimana di stress che in confronto cinquanta giorni di lockdown sono una passeggiata di salute in campagna.
Perché va bene “pensare a noi” ma in realtà quello che si pensa davvero è: "Gobbi di merda ve lo facciamo perdere 'sto scudetto" ma nessuno ha il coraggio di esporsi e di dirlo apertamente per paura di ricevere una testata da qualche altro tifoso più scaramantico.

Alla fine comunque nonostante tutti i tentativi di mantenere la calma e una parvenza di compassata dignità, la coreografia che ci accoglie allo stadio, decisamente una delle più significative di sempre, costringe tutti a scendere a patti con la realtà e ad ammettere perché siamo lì, perché abbiamo proprio quello stato d'animo dentro da giorni e perché il discorso della sportività e dell' "è solo un gioco" in certe partite va serenamente a farsi fottere.
Inter-Juve per come la viviamo noi non è solo una partita di calcio ma significa scegliere da che parte stare, non solo dal punto di vista del tifo nella ma proprio nella vita.

Perciò quando l’arbitro fischia l’inizio di quella partita si infiamma quella miccia che avevamo dentro, una miccia fatta di rabbia, di fatica e di cicatrici.
La Juventus parte subito forte e consapevole dei propri mezzi e prova a schiacciarci dentro la nostra area di rigore. Bastano dodici minuti per il gol dell’1-0 di Douglas Costa e torniamo subito a chiederci in fondo chi è che ce la fa fare, che tanto ogni volta è la stessa storia.
Come se non bastasse dopo un minuto Orsato estrae un giallo per un intervento di Vecino su Mandzukic, dopodiché va a consultare il var e muta la sua decisione in un rosso diretto. Seriamente: ma chi ce la fa fare? Sono più di vent’anni che ce lo chiediamo ma le risposte ancora non sono arrivate, quindi continuiamo per inerzia a stare lì a soffrire e a sperare con tutto il cuore che il vento cambi, per una volta.

Per tutta risposta il vento aiuta soltanto Pjanic a librarsi meglio in area per dare un calcio volante in stile Chuck Norris al nostro cucciolo Rafi. Il diligentissimo Orsato, lì a due passi, questa volta decide di non estrarre il secondo giallo.

Domande, domande, domande. Quante domande…

Quindi siamo anche in inferiorità numerica, che contro la Juve significa giocare in 12 contro 10. La loro sicurezza come spesso accade si trasforma presto in arroganza, noi fatichiamo e solo al 24’ con un tiraccio di Perisic ci facciamo vedere per la prima volta in avanti.
Le idee sono poche, ci proviamo di nervi e di cuore, con un’altra conclusione da lontanissimo di Candreva.

Tutto si fa ancora più nero quando, nel recupero di un lunghissimo primo tempo, la Juventus trova il raddoppio con Matuidi. Poche volte si sono visti un nervosismo, una tensione e una rabbia tali. L’atmosfera è caldissima sia in campo che sugli spalti. Alla fine Orsato annulla il gol per fuorigioco e si va negli spogliatoi così, sull’1-0 e con tantissimo nervosismo, dopo ben 52 minuti.

Nella ripresa rientriamo in campo tutti più consapevoli dei nostri mezzi. Sappiamo che siamo migliori di così e che loro non sono nemmeno così forti come credono di essere, perciò ci serve solo qualcosa per indirizzare la partita sul binario giusto.

Una cavalcata offensiva di Skriniar sulla fascia destra costringe Mandzukic a spendere un fallo da ammonizione (come se per loro fosse un problema). Su quella stessa punizione un portoghese di cui non diremo il nome pennella un bel pallone che finisce sulla testa di Icardi che trova il pari. Quell’esultanza di San Siro è una delle migliori che si siano mai sentite, ma sta per essere superata di lì a poco.

Infatti sfruttiamo il momento positivo e, noncuranti dell’uomo in meno, continuiamo ad attaccare. Il binario finalmente è quello giusto. Perisic si inventa un’azione delle sue sulla fascia sinistra, contro la sua nemesi di sempre, Cuadrado. Il colombiano non lo tiene, Perry lo fa andare giù con una finta, mette il pallone in mezzo e trova la deviazione di Barzagli nell’area piccola. Autogol, 2-0. San Siro è letteralmente una bolgia.

A questo punto la Juve sa che il pareggio non gli serve a niente e si riversa in avanti. Noi siamo tesi ma comunque carichi, poche volte nel corso di quella stagione si è vista negli occhi dei nostri ragazzi una grinta simile. Siamo sfiniti ma andiamo avanti con il cuore e la voglia. Nonostante mille difficoltà, al 75’ con un’incursione in contropiede di Tonino avremmo quasi l’occasione di fare 3-1 ma Icardi non ci arriva per un soffio.

A quel punto qualcuno di noi avrà addirittura pensato “va beh non fa niente se pareggiano, non andiamo in Champions ma un punto soltanto non serve a nulla neanche a loro per il campionato”. Sono quei pensieri legati all’Inter che vengono spontanei e appena ti rendi conto di aver pensato una stronzata è già troppo tardi. Come se fossimo una squadra normale, ah ah ah.

Tanto per restare in tema di stronzate, Spalletti decide di coprirsi, fuori Icardi (inizialmente doveva uscire Perisic ma dopo un battibecco strano a uscire dal campo è stato l’argentino) e dentro DAVIDE SANTON.
Quello è uno dei segnali cosmici dell’universo che ti dice che da lì in poi le cose andranno male.

86’: Azione sulla destra, Cuadrado fa robe strane insieme a Santon. Non ho il coraggio di rivedere l’azione e descriverla meglio, e forse non è nemmeno così importante. Da un angolazione insensibile il pallone si infila non si sa come alle spalle di Handa e la Juventus trova il 2-2.

In campo iniziano a percepirsi la preoccupazione e la paura. Mentre noi siamo tutti lì tipo “No ragazzi tranquilli lo sapevamo che non ce l’avreste mai fatta a vincere MA ADESSO NON FATELI SEGNARE ANCORA, CAZZO”.

Neanche il tempo di finire la frase che con un'altra azione alla “Non voglio sapere come” Higuain trova il definitivo 3-2 e ce ne torniamo tutti a casa sconsolatissimi. In realtà mancavano ancora qualcosa come sei minuti ma sinceramente non ne ho memoria.
Ancora una volta torniamo a casa tristi, ancora una volta abbiamo perso una battaglia, ma non la guerra.
E in poche situazioni questa frase funziona bene come quando si parla di questa rivalità.

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