05/11/2021

La prima guerra calcistica

Era il 28 giugno del 1914 e l’Internazionale Milano guidata dal re Zhang Jindong si riunì al palazzo reale per festeggiare la conquista della penisola italica dopo ben nove anni di opprimente e illecito dominio incontrastato da parte della brigata bianconera di Torino Calabro.

L’Internazionale riuscì a conquistare la penisola grazie al carisma e alla forza del proprio comandante, Antonio Conte, che con la formazione bellica del 3-5-2 liberò l’Italia dagli oppressori di cui anzitempo fu comandante a sua volta.

Nessuno si aspettava che in quel clima di festa e allegria, mentre tutti erano intenti a divertirsi al piano di sotto sulle parodizzate note di PIOLIIII IS ONFAIARH LALALLALA, nella stanza sovrastante dalla quale si poteva osservare tutta la città in festa, si stava per consumare una dolorosa lite, che avrebbe causato la fine del regno di Conte.

La prima guerra calcistica 1 Ranocchiate
rari reperti fotografici dei festeggiamenti dell'armata nerazzurra

ll comandante si aspettava laute ricompense da parte del re Zhang ma, una volta recatosi in quella stanza, scoprì che il re era sommerso da debiti di guerra insostenibili: non solo non avrebbe potuto garantire ricompense all’armata nerazzurra, fresca dominatrice della penisola italica, ma addirittura avrebbe dovuto cedere due elementi fondamentali dello scacchiere bellico Contiano: il gigante buono che sfondava in prima linea la difesa nemica, il mercenario belga Romelu Lukaku, richiesto da tutti gli armamenti europei e mondiali, e l’infermabile freccia marocchina, il mercenario Achraf Hakimi, che penetrava la retroguardia avversaria dal lato destro del battaglione, assai richiesto dall’esercito parigino.

Questa notizia sconvolse Conte che andò su tutte le furie: iniziò a urlare frasi incomprensibili del tipo SEI SEMPRE TU JINDONG, SEI SEMPRE TUUU! passando per minacce più edulcorate quali QUOUSQUE TANDEM ABUTERE, ZHANG, PATIENTIA NOSTRA! per finire con istanze economiche quali NON SI PUO' MANGIARE IN UN RISDORANDE CINESE GON 10 EURO MANGO FOSSIMO ALL'OLL IU GHEN ID!

Non contento, il comandante, oltre ad essersi dimesso rovinando a un intero popolo la festa, richiese un’opulenta buonuscita che gravò ulteriormente sulla già instabile situazione economica dell'armata e costrinse il re a vendere i due valorosi mercenari sopracitati.

Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso e fu così che il 28 Luglio 1914 iniziò la prima guerra calcistica.

La guerra fu il risultato di anni di tensioni e mire espansionistiche delle sette sorelle del campionato, volenterose di espandere il proprio dominio sul territorio italico. Questi sentimenti di rivalsa territoriale raggiunsero il culmine quando al comando degli eserciti vennero messi uomini forti, egocentrici e competitivi.

La prima guerra calcistica 2 Ranocchiate
I generali delle armate

Il secondo battaglione di Milano, quello rossonero, aveva a capo formalmente un innocuo signore pacato, il sergente Pioli, ma in realtà a comandare l'esercito c'era il più forte dei soldati, il Dio della Scandinavia, il mercenario per eccellenza, Zlatan Ibrahimovic.

La Toscana, da sempre patria di uomini forti, autoritari e autorevoli offrì all'armata bianconera di Torino Calabro e all'armata azzurra del regno delle due Sicilie due comandanti valorosi per riscattarsi da annate negative in cambio di appoggi economici e militari: all'armata bianconera venne offerto il livornese Massimiliano Allegri, già a capo del battaglione bianconero in passato, capace di portare quell'esercito a dominare, oltre che in Italia, anche in Europa, seppur senza mai arrivare ad ottenere la completa egemonia europea, perdendo sempre lo scontro FINALE. All'armata azzurra venne offerto Luciano Spalletti da Certaldo; generale deciso, diretto, sterminatore di capitani, oratore confuso, mai vincente all'epoca ma sempre competitivo e affidabile.

Nella capitale lo scontro tra il battaglione giallorosso e quello biancoceleste aizzava la popolazione da generazioni e dopo un periodo arido di gioie per il battaglione del centro città, al portoghese Fonseca successe un altro portoghese, uno dei più grandi comandanti della storia del calcio, il conquistator dell'Europa Josè Mourinho.

L'armata biancoceleste arrivava invece da un quinquennio sotto il comando del generale Simone SPIAZE Inzaghi, all'apparenza calmo e pacato, ma militarmente molto preparato seppur con un esercito mal nutrito e mal rifornito dal tiranno Claudio Lotito

Ultima ma non meno importante era l'armata Bergamasca, affacciatasi sullo scacchiere italiano soltanto negli ultimi anni sotto la guida del saggio General Gian Piero Gasperini, un sadico comandante che faceva uso di sostanze illecite per permettere al suo esercito di militari di performare oltre le proprie capacità.

I motivi che favorirono l'inizio dello scontro tra le 7 superpotenze furono molteplici: oltre ai già citati motivi di superiorità territoriale e rivalsa sociale, contribuirono allo scontro l'avvento dei vari comandanti bellicosi, l'indebolimento dell'impero bianconero e la crisi dei neo conquistatori nerazzurri. Queste dinamiche, che videro il culmine nell'assassinio del duca Francesco Ferdinan.... ehm, che videro il culmine nell'abbandono da parte del Generale Conte e dei soldati Lukaku e Hakimi, portarono il 28 Luglio 1914 allo scoppio della guerra.

La prima guerra calcistica 3 Ranocchiate
il clima di guerra che si respirava ai tempi

FINE PRIMA PARTE

La prima guerra calcistica

Era il 28 giugno del 1914 e l’Internazionale Milano guidata dal re Zhang Jindong si riunì al palazzo reale per festeggiare la conquista della penisola italica dopo ben nove anni di opprimente e illecito dominio incontrastato da parte della brigata bianconera di Torino Calabro.

L’Internazionale riuscì a conquistare la penisola grazie al carisma e alla forza del proprio comandante, Antonio Conte, che con la formazione bellica del 3-5-2 liberò l’Italia dagli oppressori di cui anzitempo fu comandante a sua volta.

Nessuno si aspettava che in quel clima di festa e allegria, mentre tutti erano intenti a divertirsi al piano di sotto sulle parodizzate note di PIOLIIII IS ONFAIARH LALALLALA, nella stanza sovrastante dalla quale si poteva osservare tutta la città in festa, si stava per consumare una dolorosa lite, che avrebbe causato la fine del regno di Conte.

La prima guerra calcistica 4 Ranocchiate
rari reperti fotografici dei festeggiamenti dell'armata nerazzurra

ll comandante si aspettava laute ricompense da parte del re Zhang ma, una volta recatosi in quella stanza, scoprì che il re era sommerso da debiti di guerra insostenibili: non solo non avrebbe potuto garantire ricompense all’armata nerazzurra, fresca dominatrice della penisola italica, ma addirittura avrebbe dovuto cedere due elementi fondamentali dello scacchiere bellico Contiano: il gigante buono che sfondava in prima linea la difesa nemica, il mercenario belga Romelu Lukaku, richiesto da tutti gli armamenti europei e mondiali, e l’infermabile freccia marocchina, il mercenario Achraf Hakimi, che penetrava la retroguardia avversaria dal lato destro del battaglione, assai richiesto dall’esercito parigino.

Questa notizia sconvolse Conte che andò su tutte le furie: iniziò a urlare frasi incomprensibili del tipo SEI SEMPRE TU JINDONG, SEI SEMPRE TUUU! passando per minacce più edulcorate quali QUOUSQUE TANDEM ABUTERE, ZHANG, PATIENTIA NOSTRA! per finire con istanze economiche quali NON SI PUO' MANGIARE IN UN RISDORANDE CINESE GON 10 EURO MANGO FOSSIMO ALL'OLL IU GHEN ID!

Non contento, il comandante, oltre ad essersi dimesso rovinando a un intero popolo la festa, richiese un’opulenta buonuscita che gravò ulteriormente sulla già instabile situazione economica dell'armata e costrinse il re a vendere i due valorosi mercenari sopracitati.

Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso e fu così che il 28 Luglio 1914 iniziò la prima guerra calcistica.

La guerra fu il risultato di anni di tensioni e mire espansionistiche delle sette sorelle del campionato, volenterose di espandere il proprio dominio sul territorio italico. Questi sentimenti di rivalsa territoriale raggiunsero il culmine quando al comando degli eserciti vennero messi uomini forti, egocentrici e competitivi.

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I generali delle armate

Il secondo battaglione di Milano, quello rossonero, aveva a capo formalmente un innocuo signore pacato, il sergente Pioli, ma in realtà a comandare l'esercito c'era il più forte dei soldati, il Dio della Scandinavia, il mercenario per eccellenza, Zlatan Ibrahimovic.

La Toscana, da sempre patria di uomini forti, autoritari e autorevoli offrì all'armata bianconera di Torino Calabro e all'armata azzurra del regno delle due Sicilie due comandanti valorosi per riscattarsi da annate negative in cambio di appoggi economici e militari: all'armata bianconera venne offerto il livornese Massimiliano Allegri, già a capo del battaglione bianconero in passato, capace di portare quell'esercito a dominare, oltre che in Italia, anche in Europa, seppur senza mai arrivare ad ottenere la completa egemonia europea, perdendo sempre lo scontro FINALE. All'armata azzurra venne offerto Luciano Spalletti da Certaldo; generale deciso, diretto, sterminatore di capitani, oratore confuso, mai vincente all'epoca ma sempre competitivo e affidabile.

Nella capitale lo scontro tra il battaglione giallorosso e quello biancoceleste aizzava la popolazione da generazioni e dopo un periodo arido di gioie per il battaglione del centro città, al portoghese Fonseca successe un altro portoghese, uno dei più grandi comandanti della storia del calcio, il conquistator dell'Europa Josè Mourinho.

L'armata biancoceleste arrivava invece da un quinquennio sotto il comando del generale Simone SPIAZE Inzaghi, all'apparenza calmo e pacato, ma militarmente molto preparato seppur con un esercito mal nutrito e mal rifornito dal tiranno Claudio Lotito

Ultima ma non meno importante era l'armata Bergamasca, affacciatasi sullo scacchiere italiano soltanto negli ultimi anni sotto la guida del saggio General Gian Piero Gasperini, un sadico comandante che faceva uso di sostanze illecite per permettere al suo esercito di militari di performare oltre le proprie capacità.

I motivi che favorirono l'inizio dello scontro tra le 7 superpotenze furono molteplici: oltre ai già citati motivi di superiorità territoriale e rivalsa sociale, contribuirono allo scontro l'avvento dei vari comandanti bellicosi, l'indebolimento dell'impero bianconero e la crisi dei neo conquistatori nerazzurri. Queste dinamiche, che videro il culmine nell'assassinio del duca Francesco Ferdinan.... ehm, che videro il culmine nell'abbandono da parte del Generale Conte e dei soldati Lukaku e Hakimi, portarono il 28 Luglio 1914 allo scoppio della guerra.

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