18/02/2017

Non è una squadra per vecchi

Gagliardini e i suoi fratelli: la nuova primavera nerazzurra

Non è una squadra per vecchi 1 Ranocchiate

A cura di Federico Viafora

Da quando ha messo piede in campo con la sua nuova maglia nerazzurra in Inter-Chievo, Roberto Gagliardini non ha ancora smesso di stupire.  La naturalezza con la quale si è calato nel centrocampo nerazzurro è stata disarmante: personalità da vendere, certo, ma anche il bello della sua età, la sfrontatezza di chi ha tutto da dimostrare, di chi vuole tutto e subito, di chi in un anno è passato dal non essere titolare a Vicenza a guidare la mediana della prima Squadra di Milano. Dall’alto dei suoi 188cm ha iniziato a smistare, dirigere, dominare, con la grazia di Vieira e la garra di Cambiasso. E non cito a vuoto due dei più grandi centrocampisti dell’era moderna interista, in quanto Roberto da Bergamo, fresco nei suoi ancora 22 anni (23 in Aprile) ha tutte le carte in regola per prenderne il posto, ed essere simbolo dell’Inter del futuro, non tutta da costruire, ma da crescere in casa. Una primavera nerazzurra, pronta a sbocciare: Murillo e Brozovic (’92), Joao Mario, Kondogbia ed Icardi (’93), il già citato Gagliardini (’94), Gabigol (’96), Radu (’97), Pinamonti (’99).

Giovane vuol dire inesperienza? Se per troppo tempo, in Italia, era la seconda uguaglianza a farla da padrone, con i grandi club in grado di sborsare cifre alte per pseudo-campioni e soprattutto dotati di poca pazienza nell’aspettare un ragazzo (Coutinho docet, ma è solo l’ultimo di tanti casi), ad oggi il trend si sta capovolgendo: la forza economica dei club europei e mondiali sta obbligando le grandi del nostro calcio alla programmazione, al guardare al futuro, senza perdere d’occhio il presente. E allora torna il dilemma, capovolto: giovane vuol dire qualità? Anche qui, andare per luoghi comuni è sbagliato: l’essere giovani non deve essere tradotto immediatamente in titolarità, qualità e prezzi alti: si rischia di gonfiare, fino a farlo esplodere nuovamente, un sistema che si è rimesso a fabbricare talenti. Gioca chi merita. Se giovane, meglio.

Facciamo le veci di Ausilio per un po’: partendo dai citati (si spera) protagonisti del futuro nerazzurro, lo scacchiere potrebbe essere completato, con l’aiuto del buon Zhang Senior ovviamente, in questo modo:

Radu

Conti (’94)                     Murillo                       Izzo(’92)                  Rodriguez (’92)

                                     Gagliardini                     Verratti (’92)
                                    (Kondogbia)

       Gabigol                                        Joao Mario                            Bernardeschi (’94)

                                                        Icardi (Pinamonti)

Foto: www.inter.it

Non è una squadra per vecchi

Gagliardini e i suoi fratelli: la nuova primavera nerazzurra

Non è una squadra per vecchi 2 Ranocchiate

A cura di Federico Viafora

Da quando ha messo piede in campo con la sua nuova maglia nerazzurra in Inter-Chievo, Roberto Gagliardini non ha ancora smesso di stupire.  La naturalezza con la quale si è calato nel centrocampo nerazzurro è stata disarmante: personalità da vendere, certo, ma anche il bello della sua età, la sfrontatezza di chi ha tutto da dimostrare, di chi vuole tutto e subito, di chi in un anno è passato dal non essere titolare a Vicenza a guidare la mediana della prima Squadra di Milano. Dall’alto dei suoi 188cm ha iniziato a smistare, dirigere, dominare, con la grazia di Vieira e la garra di Cambiasso. E non cito a vuoto due dei più grandi centrocampisti dell’era moderna interista, in quanto Roberto da Bergamo, fresco nei suoi ancora 22 anni (23 in Aprile) ha tutte le carte in regola per prenderne il posto, ed essere simbolo dell’Inter del futuro, non tutta da costruire, ma da crescere in casa. Una primavera nerazzurra, pronta a sbocciare: Murillo e Brozovic (’92), Joao Mario, Kondogbia ed Icardi (’93), il già citato Gagliardini (’94), Gabigol (’96), Radu (’97), Pinamonti (’99).

Giovane vuol dire inesperienza? Se per troppo tempo, in Italia, era la seconda uguaglianza a farla da padrone, con i grandi club in grado di sborsare cifre alte per pseudo-campioni e soprattutto dotati di poca pazienza nell’aspettare un ragazzo (Coutinho docet, ma è solo l’ultimo di tanti casi), ad oggi il trend si sta capovolgendo: la forza economica dei club europei e mondiali sta obbligando le grandi del nostro calcio alla programmazione, al guardare al futuro, senza perdere d’occhio il presente. E allora torna il dilemma, capovolto: giovane vuol dire qualità? Anche qui, andare per luoghi comuni è sbagliato: l’essere giovani non deve essere tradotto immediatamente in titolarità, qualità e prezzi alti: si rischia di gonfiare, fino a farlo esplodere nuovamente, un sistema che si è rimesso a fabbricare talenti. Gioca chi merita. Se giovane, meglio.

Facciamo le veci di Ausilio per un po’: partendo dai citati (si spera) protagonisti del futuro nerazzurro, lo scacchiere potrebbe essere completato, con l’aiuto del buon Zhang Senior ovviamente, in questo modo:

Radu

Conti (’94)                     Murillo                       Izzo(’92)                  Rodriguez (’92)

                                     Gagliardini                     Verratti (’92)
                                    (Kondogbia)

       Gabigol                                        Joao Mario                            Bernardeschi (’94)

                                                        Icardi (Pinamonti)

Foto: www.inter.it

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