14/02/2022

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0


Gli anni '80 si erano appena conclusi con tre grandi speranze: l’accordo sulle testate nucleari tra USA e URSS che lasciava presagire una pace mondiale duratura, la perestrojka di Gorbaciov che apriva l’Est Europeo alla democrazia, lo scudetto dei record vinto dall’Inter nell’89 che ci prospettava la concreta possibilità di un entusiasmante ciclo di vittorie.

Si sarebbero rivelate tutte illusioni.

Specialmente nell’ultimo caso, dopo aver stradominato un campionato dalla prima all’ultima giornata (ma dico io, ve lo volete conservare qualche punto per le stagioni successive?), l’Inter scivolò in una serie di piazzamenti poco onorevoli (ottavi nel ’92, tredicesimi nel ’94) che caratterizzarono la prima parte degli anni '90.
Del resto, glielo vogliamo fare vincere il secondo scudetto al Napoli di Maradona, che sennò il campione argentino lascia la squadra? Ed il primo alla Sampdoria, che sennò poi Vialli non può andare alla Juve?
Mica siamo maleducati noi. Prego, fatevi avanti.

Poi, appena arrivato Capello al Milan, mica vorrai farlo esonerare all’esordio? Ma prego, sior Fabio, vinca pure 3 scudetti di fila.
Comincio a pensare che è la gentilezza che ci frega. Se non fosse arrivata Calciopoli, stavamo ancora là a fare piaceri a destra e a manca.
Ma torniamo al 1990.
Dopo una breve parentesi in Coppa dei Campioni, dove uscimmo eliminati nientepopodimeno che dal Malmoe (e indovinate chi allenava il Malmoe? Guardate l’immagine, non ce la faccio a scriverlo), ritornammo alla vecchia cara Coppa Uefa.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 1 Ranocchiate

Solo che, come la nostra donna tradita per un’amante che ci prometteva di più, quando ritornammo da lei la Uefa cercò di respingerci.
Al primo turno passammo a fatica contro il Rapid Vienna, battuto solo ai supplementari della gara di ritorno grazie ad un gol della “Pantegana Bionda” Jurgen Klinsmann, alla sua seconda stagione in nerazzurro.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 2 Ranocchiate


Ai sedicesimi di finale ci toccò in sorte l’Aston Villa, che era decisamente una squadra tosta per il secondo turno.
Era piena di giocatori di qualità, ma a me preme ricordarne due in particolare:
David Platt, che l’anno successivo sarebbe venuto in Italia, passando da Bari, Juve e Sampdoria. Era stata una delle poche rivelazioni di Italia ’90, e i nostri, da buoni estimatori, gli avrebbero reso tutti gli onori, come vedremo.
Il secondo era Tony Cascarino, un armadio a due ante, un gigante italo-irlandese che ricordava più Jake La Motta che un centravanti.


L’andata si giocò a Birmingham, Villa Park, il 24 ottobre; campo in condizioni perfette, Inter in condizioni di merda.
Daley fece impazzire i nostri difensori, con Cascarino che svettava su tutti i palloni alti. Il vantaggio era solo questione di tempo, e infatti arrivò al 14’ con Nielsen.
Tramortita dall’impeto degli avversari, l’Inter non resse i ritmi dei Villains, e al 68’ arrivò il raddoppio di Platt.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 3 Ranocchiate

La partita di Birmingham finì così, lasciando ben poche speranze per il ritorno.
Mentre molti di voi non erano ancora nati, io mi affacciavo allora all’adolescenza con il solito mix di illusioni, delusioni, speranze, timori di fare figure di merda che poi puntualmente arrivavano.
Le esperienze calcistiche del decennio precedente mi avevano insegnato a non fare troppo affidamento sui nostri calciatori, che erano come al solito capaci di imprese epiche seguite, magari a meno di una settimana, da prestazioni senza carattere contro i Carneadi di turno.

Mi apprestai pertanto a vedere la gara del Meazza senza troppa convinzione.
Il 7 novembre 1990 a San Siro c’erano 75000 spettatori, la serata era fredda ed il campo in condizioni pessime. Il mondiale aveva ridotto il Meazza ad una sorta di campo di patate, che avrebbe supportato meglio il passaggio di un trattore piuttosto che una partita di calcio. Un po' come adesso, direte voi, in realtà anche peggio.
Su questo terreno immondo, con sorpresa mi resi conto che i nostri si muovevano con grazia e convinzione: non solo i tre tedeschi (cioè, oltre al già citato Klinsmann, Matthaus e Brehme) dai quali era lecito attendersi una certa confidenza con le coltivazioni di tuberi, ma anche gli italiani; vale a dire, all’epoca 8/11 della squadra, dato che la sentenza Bosman sarebbe arrivata solo 6 anni più tardi.

Tra tutti, il mio preferito era Alessandro Bianchi, ala destra capace di farsi tutta la fascia avanti e indietro innumerevoli volte in un match. Solo che, a differenza di un Candreva qualsiasi, la gazzella di Cervia, l’antilope romagnola, lo stambecco nerazzurro (Bianchi insomma) era capace di trattare il pallone con una eleganza ed un’efficacia che mai avevo ammirato su quella specie di trincea che il Comune di Milano ancora si ostinava a definire stadio destinato al giuoco del calcio.
Non uscivano dai suoi piedi che cross precisi ed anticipi sublimi, con cui si faceva beffa dei difensori albionici senza patire nè il freddo nè la stanchezza.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 4 Ranocchiate

Il vantaggio arrivò però in tutt’altro modo: mi sembra di rivedere le immagini come se fosse oggi.
E allora occorre una transizione al tempo presente.
Lancio dalle retrovie di Ferri, un pallone destinato a finire tra le braccia di Spink, senonchè un rimbalzo fasullo ne rallenta la corsa e di gran carriera la Pantegana Bionda fiuta l’occasione: si avventa sulla sfera anticipando il difensore che fa di tutto per metterlo giù.

Sarebbe anche rigore, ma oltre che Pantegana Klinsmann era pure flessibile, e allora lo nomineremo la Pantegana di Gomma, dato che da terra si inventa una sgraziata sforbiciata verso la porta. Si alzano in cielo pezzi di campo, l’amato Jurgen cava anche un sacchetto di patate, ma quel che importa è che il pallone compie un altro rimbalzo beffardo e supera Spink depositandosi in rete.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 5 Ranocchiate

Dopo 7 minuti, Inter 1 Aston Villa 0.

San Siro urla contro il cielo la sua riscossa, un brivido percorre la schiena degli inglesi che si rendono conto cosa significa giocare lontano dal Villa Park.
Parte allora una pressione costante verso la porta avversaria: sfioriamo più volte il raddoppio, ma il fortino di Spink resiste; anzi in un’occasione è Cascarino a graziarci, spedendo a lato di testa con la porta spalancata e Walterone Zenga momentaneamente assente in una delle sue uscite fuori porta.

Il primo tempo si chiude 1 – 0. Nonostante la buona prestazione, serve di più, anche se molti accusano la stanchezza.
L’Inter di quegli anni era un mix di diversi caratteri e personalità: se Bianchi rappresentava la poesia e l’eleganza, la concretezza era rappresentata dal generale Lothar e dal suo luogotenente Andreas, capaci di caricarsi sulle spalle la squadra nei momenti difficili.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 6 Ranocchiate

L’imprevedibilità era invece affidata a Nicolino Berti, che sapeva essere devastante almeno quanto gli spritz che ingurgitava nei giorni feriali (nei giorni festivi, purtroppo per lui, era generalmente impegnato in campo).
C’era poi tutto un sottobosco che potremmo definire “Inter operaia o proletaria”, indicando con questi termini non una condizione economica quanto piuttosto il lavoro sporco e poco appariscente svolto durante le partite. Ne facevano parte capitani di lungo corso (Bergomi, Baresi, Ferri) più neo-interisti come Paganin, Battistini, Stringara, Pizzi, che magari erano arrivati all’Internazionale dopo un lungo periodo giocato nelle serie minori.

Tra di loro, Pizzi era il classico calciatore che cantava e portava la croce, nel senso che aveva talvolta dei guizzi di inventiva che sorprendevano gli avversari, specialmente a livello internazionale, dato che nessuno essenzialmente sapeva chi cacchio fosse nè ci si aspettava che potesse risolvere una partita.
Certo, non stiamo parlando di Rafinha (#RIPIGL, #RIPREST & #RISCATT), ma il buon Fausto sapeva il fatto suo e fu uno degli artefici della rimonta.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 7 Ranocchiate

Ripartiamo allora dal 62’: una punizione di Lothar trova la deviazione di Pizzi (e il fatto che Pizzi la spizzi di testa non può che confermare che ognuno ha il destino scritto nel proprio nome), mandando in controtempo tutti tranne Nicolino Berti che si avventa sul pallone come se fosse un doppio malto e in diagonale batte Spink per la seconda volta.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 8 Ranocchiate

A San Siro è un delirio, ma il meglio deve ancora venire.
Dall’unico angolo battuto dagli inglesi nasce un contropiede tipicamente trapattoniano, con Brehme che di prima allarga sulla sinistra: Pizzi sul primo cross centra un difensore, ma non con la precisione chirurgica di Candreva, e infatti le palla gli ritorna sui piedi.

Stavolta Pizzi arriva sul fondo e crossa morbidamente sul secondo palo: in molti ancora si chiedono se il cross sia stato effettuato prima o dopo che il pallone abbia varcato la linea di fondo. Le immagini non chiariscono, Pizzul in telecronaca è dubbioso, ma in fondo chissenefrega. Ormai il reato è andato in prescrizione, siamo o no i re dei prescritti? E allora prescriviamo pure questo!

Fatto sta che i difensori inglesi alzano tutti la mano a chiamare la rimessa dal fondo, ma nessuno va sul secondo palo dove, agile come una gazzella che zampetta sugli altipiani del Kenya, in leggiadra spaccata manco fosse Roberto Bolle in Grand Jetè (che non so esattamente cosa cacchio sia, ma rende bene l’idea), arriva lui, Alessandro Bianchi.
Spink è di nuovo superato, siamo 3 a 0 al 75’.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 9 Ranocchiate

Non ricordo cosa successe più tardi, non credo che qualcuno lo sappia, nè che a qualcuno interessi.
So solo che il risultato non si schiodò più dal 3 a 0. Fu l’apoteosi che ci fece riappacificare con la Coppa Uefa, al punto che i turni successivi furono tutti più semplici di questo, fino al trionfo della doppia finale contro la Roma.

Il giorno dopo potevo guardare i miei compagni di classe dall’alto in basso, nonostante la mia statura non eccelsa.
Era la forza della leggiadria di Bianchi, che come uno Jedi mi faceva sollevare ad almeno mezzo metro da terra.
E’ la stessa forza che mi sostiene adesso, anche se è un po’ complicato scrivere sul laptop a 20 cm dal soffitto.
Alla prossima.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0


Gli anni '80 si erano appena conclusi con tre grandi speranze: l’accordo sulle testate nucleari tra USA e URSS che lasciava presagire una pace mondiale duratura, la perestrojka di Gorbaciov che apriva l’Est Europeo alla democrazia, lo scudetto dei record vinto dall’Inter nell’89 che ci prospettava la concreta possibilità di un entusiasmante ciclo di vittorie.

Si sarebbero rivelate tutte illusioni.

Specialmente nell’ultimo caso, dopo aver stradominato un campionato dalla prima all’ultima giornata (ma dico io, ve lo volete conservare qualche punto per le stagioni successive?), l’Inter scivolò in una serie di piazzamenti poco onorevoli (ottavi nel ’92, tredicesimi nel ’94) che caratterizzarono la prima parte degli anni '90.
Del resto, glielo vogliamo fare vincere il secondo scudetto al Napoli di Maradona, che sennò il campione argentino lascia la squadra? Ed il primo alla Sampdoria, che sennò poi Vialli non può andare alla Juve?
Mica siamo maleducati noi. Prego, fatevi avanti.

Poi, appena arrivato Capello al Milan, mica vorrai farlo esonerare all’esordio? Ma prego, sior Fabio, vinca pure 3 scudetti di fila.
Comincio a pensare che è la gentilezza che ci frega. Se non fosse arrivata Calciopoli, stavamo ancora là a fare piaceri a destra e a manca.
Ma torniamo al 1990.
Dopo una breve parentesi in Coppa dei Campioni, dove uscimmo eliminati nientepopodimeno che dal Malmoe (e indovinate chi allenava il Malmoe? Guardate l’immagine, non ce la faccio a scriverlo), ritornammo alla vecchia cara Coppa Uefa.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 10 Ranocchiate

Solo che, come la nostra donna tradita per un’amante che ci prometteva di più, quando ritornammo da lei la Uefa cercò di respingerci.
Al primo turno passammo a fatica contro il Rapid Vienna, battuto solo ai supplementari della gara di ritorno grazie ad un gol della “Pantegana Bionda” Jurgen Klinsmann, alla sua seconda stagione in nerazzurro.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 11 Ranocchiate


Ai sedicesimi di finale ci toccò in sorte l’Aston Villa, che era decisamente una squadra tosta per il secondo turno.
Era piena di giocatori di qualità, ma a me preme ricordarne due in particolare:
David Platt, che l’anno successivo sarebbe venuto in Italia, passando da Bari, Juve e Sampdoria. Era stata una delle poche rivelazioni di Italia ’90, e i nostri, da buoni estimatori, gli avrebbero reso tutti gli onori, come vedremo.
Il secondo era Tony Cascarino, un armadio a due ante, un gigante italo-irlandese che ricordava più Jake La Motta che un centravanti.


L’andata si giocò a Birmingham, Villa Park, il 24 ottobre; campo in condizioni perfette, Inter in condizioni di merda.
Daley fece impazzire i nostri difensori, con Cascarino che svettava su tutti i palloni alti. Il vantaggio era solo questione di tempo, e infatti arrivò al 14’ con Nielsen.
Tramortita dall’impeto degli avversari, l’Inter non resse i ritmi dei Villains, e al 68’ arrivò il raddoppio di Platt.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 12 Ranocchiate

La partita di Birmingham finì così, lasciando ben poche speranze per il ritorno.
Mentre molti di voi non erano ancora nati, io mi affacciavo allora all’adolescenza con il solito mix di illusioni, delusioni, speranze, timori di fare figure di merda che poi puntualmente arrivavano.
Le esperienze calcistiche del decennio precedente mi avevano insegnato a non fare troppo affidamento sui nostri calciatori, che erano come al solito capaci di imprese epiche seguite, magari a meno di una settimana, da prestazioni senza carattere contro i Carneadi di turno.

Mi apprestai pertanto a vedere la gara del Meazza senza troppa convinzione.
Il 7 novembre 1990 a San Siro c’erano 75000 spettatori, la serata era fredda ed il campo in condizioni pessime. Il mondiale aveva ridotto il Meazza ad una sorta di campo di patate, che avrebbe supportato meglio il passaggio di un trattore piuttosto che una partita di calcio. Un po' come adesso, direte voi, in realtà anche peggio.
Su questo terreno immondo, con sorpresa mi resi conto che i nostri si muovevano con grazia e convinzione: non solo i tre tedeschi (cioè, oltre al già citato Klinsmann, Matthaus e Brehme) dai quali era lecito attendersi una certa confidenza con le coltivazioni di tuberi, ma anche gli italiani; vale a dire, all’epoca 8/11 della squadra, dato che la sentenza Bosman sarebbe arrivata solo 6 anni più tardi.

Tra tutti, il mio preferito era Alessandro Bianchi, ala destra capace di farsi tutta la fascia avanti e indietro innumerevoli volte in un match. Solo che, a differenza di un Candreva qualsiasi, la gazzella di Cervia, l’antilope romagnola, lo stambecco nerazzurro (Bianchi insomma) era capace di trattare il pallone con una eleganza ed un’efficacia che mai avevo ammirato su quella specie di trincea che il Comune di Milano ancora si ostinava a definire stadio destinato al giuoco del calcio.
Non uscivano dai suoi piedi che cross precisi ed anticipi sublimi, con cui si faceva beffa dei difensori albionici senza patire nè il freddo nè la stanchezza.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 13 Ranocchiate

Il vantaggio arrivò però in tutt’altro modo: mi sembra di rivedere le immagini come se fosse oggi.
E allora occorre una transizione al tempo presente.
Lancio dalle retrovie di Ferri, un pallone destinato a finire tra le braccia di Spink, senonchè un rimbalzo fasullo ne rallenta la corsa e di gran carriera la Pantegana Bionda fiuta l’occasione: si avventa sulla sfera anticipando il difensore che fa di tutto per metterlo giù.

Sarebbe anche rigore, ma oltre che Pantegana Klinsmann era pure flessibile, e allora lo nomineremo la Pantegana di Gomma, dato che da terra si inventa una sgraziata sforbiciata verso la porta. Si alzano in cielo pezzi di campo, l’amato Jurgen cava anche un sacchetto di patate, ma quel che importa è che il pallone compie un altro rimbalzo beffardo e supera Spink depositandosi in rete.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 14 Ranocchiate

Dopo 7 minuti, Inter 1 Aston Villa 0.

San Siro urla contro il cielo la sua riscossa, un brivido percorre la schiena degli inglesi che si rendono conto cosa significa giocare lontano dal Villa Park.
Parte allora una pressione costante verso la porta avversaria: sfioriamo più volte il raddoppio, ma il fortino di Spink resiste; anzi in un’occasione è Cascarino a graziarci, spedendo a lato di testa con la porta spalancata e Walterone Zenga momentaneamente assente in una delle sue uscite fuori porta.

Il primo tempo si chiude 1 – 0. Nonostante la buona prestazione, serve di più, anche se molti accusano la stanchezza.
L’Inter di quegli anni era un mix di diversi caratteri e personalità: se Bianchi rappresentava la poesia e l’eleganza, la concretezza era rappresentata dal generale Lothar e dal suo luogotenente Andreas, capaci di caricarsi sulle spalle la squadra nei momenti difficili.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 15 Ranocchiate

L’imprevedibilità era invece affidata a Nicolino Berti, che sapeva essere devastante almeno quanto gli spritz che ingurgitava nei giorni feriali (nei giorni festivi, purtroppo per lui, era generalmente impegnato in campo).
C’era poi tutto un sottobosco che potremmo definire “Inter operaia o proletaria”, indicando con questi termini non una condizione economica quanto piuttosto il lavoro sporco e poco appariscente svolto durante le partite. Ne facevano parte capitani di lungo corso (Bergomi, Baresi, Ferri) più neo-interisti come Paganin, Battistini, Stringara, Pizzi, che magari erano arrivati all’Internazionale dopo un lungo periodo giocato nelle serie minori.

Tra di loro, Pizzi era il classico calciatore che cantava e portava la croce, nel senso che aveva talvolta dei guizzi di inventiva che sorprendevano gli avversari, specialmente a livello internazionale, dato che nessuno essenzialmente sapeva chi cacchio fosse nè ci si aspettava che potesse risolvere una partita.
Certo, non stiamo parlando di Rafinha (#RIPIGL, #RIPREST & #RISCATT), ma il buon Fausto sapeva il fatto suo e fu uno degli artefici della rimonta.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 16 Ranocchiate

Ripartiamo allora dal 62’: una punizione di Lothar trova la deviazione di Pizzi (e il fatto che Pizzi la spizzi di testa non può che confermare che ognuno ha il destino scritto nel proprio nome), mandando in controtempo tutti tranne Nicolino Berti che si avventa sul pallone come se fosse un doppio malto e in diagonale batte Spink per la seconda volta.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 17 Ranocchiate

A San Siro è un delirio, ma il meglio deve ancora venire.
Dall’unico angolo battuto dagli inglesi nasce un contropiede tipicamente trapattoniano, con Brehme che di prima allarga sulla sinistra: Pizzi sul primo cross centra un difensore, ma non con la precisione chirurgica di Candreva, e infatti le palla gli ritorna sui piedi.

Stavolta Pizzi arriva sul fondo e crossa morbidamente sul secondo palo: in molti ancora si chiedono se il cross sia stato effettuato prima o dopo che il pallone abbia varcato la linea di fondo. Le immagini non chiariscono, Pizzul in telecronaca è dubbioso, ma in fondo chissenefrega. Ormai il reato è andato in prescrizione, siamo o no i re dei prescritti? E allora prescriviamo pure questo!

Fatto sta che i difensori inglesi alzano tutti la mano a chiamare la rimessa dal fondo, ma nessuno va sul secondo palo dove, agile come una gazzella che zampetta sugli altipiani del Kenya, in leggiadra spaccata manco fosse Roberto Bolle in Grand Jetè (che non so esattamente cosa cacchio sia, ma rende bene l’idea), arriva lui, Alessandro Bianchi.
Spink è di nuovo superato, siamo 3 a 0 al 75’.

Looking Back, Inter - Aston Villa 3 - 0 18 Ranocchiate

Non ricordo cosa successe più tardi, non credo che qualcuno lo sappia, nè che a qualcuno interessi.
So solo che il risultato non si schiodò più dal 3 a 0. Fu l’apoteosi che ci fece riappacificare con la Coppa Uefa, al punto che i turni successivi furono tutti più semplici di questo, fino al trionfo della doppia finale contro la Roma.

Il giorno dopo potevo guardare i miei compagni di classe dall’alto in basso, nonostante la mia statura non eccelsa.
Era la forza della leggiadria di Bianchi, che come uno Jedi mi faceva sollevare ad almeno mezzo metro da terra.
E’ la stessa forza che mi sostiene adesso, anche se è un po’ complicato scrivere sul laptop a 20 cm dal soffitto.
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