17/10/2022

Inter – Salernitana, il Pagellone dell’intesa ritrovata

ONANA 10 – Non facevamo un clean sheet in campionato dal Mesozoico e secondo il nostro pagellon calculator il 10 al portiere scatta d’ufficio, specialmente quando dall’altra parte ci sono nomi temibili tipo Kastanos, Sambia e Bohinen. Altro che Dembelè e Lewandoski!
Samir, nel suo nuovo ruolo di mental coach, aveva messo in guardia Andrè contro gli ex Bonazzoli, Candreva e Pirola. Quest’ultimo, essendo sia ex che MITT aumenta esponenzialmente il grado di pericolosità, secondo la celebre legge di Arnautovic.
“Andrè, non ti distrarre, la Salernitana è piena di trabocchetti, quando meno te l’aspetti spunta fuori l’Ekdal di turno”
“E chi cacchio è Ekdal?”
Pazientemente e dolorosamente, Samir gli ha raccontato l’Inter Cagliari di alcuni anni fa, quando il centrocampista svedese segnò una tripletta (ovviamente l’unica della sua carriera, se escludiamo le amichevoli contro la rappresentativa delle renne nei boschi di Kolmården)
Finita la partita, Andreone è andato a ringraziare Samir per i consigli e gli ha chiesto se avesse qualcosa da raccontargli prima della trasferta di Firenze.
“PETTOH NETTOH! DI COSA STIAMO PARLANDO!” ha esclamato Samir correndo.

SKRINIAR 10 – Come hanno raccontato alcuni dei nostri nelle interviste post-partita, pare che ci sia stato un confronto tra i giocatori dopo la sconfitta di Udine e quella interna con la Roma. Cosa si siano detti davvero non lo scopriremo mai, ma uno dei punti su cui tutti si sono trovati d’accordo è stato:
Abbiamo bisogno di Skri.
Skri nuovo capitano.
Da quando ha la fascia al braccio, Skri è effettivamente rinato. Stritola gli attaccanti avversari ed a volte decide di lanciarsi vichingamente in avanti trascinando tibie e peroni che si frappongono sul suo cammino.
Ci resta solo il dubbio che, con 5 sconfitte stagionali, forse il confronto interno si poteva anticipare un pochino, tipo, che so, dopo Lazio Inter?

DE VRIJ 9 – Per gli attaccanti, quando vivono periodi di crisi, per sbloccarsi ci vuole un gol. Nel caso dei difensori è tutto più complicato, e per Stefanone la via del declino pareva ormai tracciata.
Poi però è arrivata Inter Barcellona, ed un certo Lewandoski non l’ha vista nemmeno col binocolo. Da allora Stefan pare essere tornato quello che avevamo visto con Conte e Spalletti, o che mr. Scimo vedeva tutte le partite quando allenava la Lazio.
Una roccia, preciso negli anticipi, elegante nel rilancio dell’azione.
Please don’t stop now, Stefan.

ACERBI 10 – Ciccio non ha peli sulla lingua. E’ uno di quelli che ha rivelato l’incontro che ha messo fine alla crisi Inter (ehi, calma, FINORA, come direbbe Homer Simpson, CrisiInter is a state of mind) e ieri è tornato sull’episodio ridens di Lazio Milan dello scorso anno, giusto per infilare il dito nella piaga della nostra sofferenza.
Devo confessare che non mi era stato proprio simpaticissimo allora, ma in fondo tutti hanno diritto ad una seconda possibilità, specialmente in periodo di sostenibilità finanziaria, come direbbe il boss.
Ciccio ci pare che abbia l’umiltà per imparare dai suoi compagni, lo spirito di sacrificio per sopravvivere ai periodi difficili, e soprattutto la pazienza di aspettare gli accrediti dello stipendio.

DUMFRIES 8 – Ieri pareva la riedizione di uno di quei filmoni di una volta, Maciste contro Ercole, Godzilla contro King Kong, Conte vs. Tuchel. Gli scontri tra Fifino e Mazzocchi hanno generato tanta di quella energia, che se fosse stato possibile immagazzinarla avremmo risolto in un colpo solo la crisi delle bollette e quella ambientale.
Dopo alcuni minuti, però, è diventato più una versione contemporanea di Fantozzi contro tutti, con il povero DumDum martoriato da chiunque avesse una maglia granata e si trovasse nelle sue vicinanze.
Nei momenti di difficoltà, Fifino si rivolge sempre al suo consigliere spirituale, Padre Darmy, che lo ha sostituito senza però essere sfiorato dagli avversari.
“Forse dovrei prendere anche io i voti”, ha dichiarato Denzelone a fine partita.
Noi, misericordiosi, gliene diamo 8 e promuoviamo una raccolta tra i nostri lettori:
MANDA ANCHE TU UN SMS AL 22222 E SCRIVI “DO NOT TOUCH DUMDUM” per salvare Fifino dai tacchetti avversari.

MKHITARYAN 9 – Si muove in mezzo al campo in maniera apparentemente indifferente, ma in lui alberga lo spirito di Goran Pandev, al quale comincia ad assomigliare sempre di più. Pare in effetti che vadano dallo stesso hair styler.
I compagni lo cercano sempre di più, ha guadagnato molta autorevolezza dopo che lo hanno sentito urlare al Camp Nou in armeno rivolto al povero Kris.

CALHANOGLU 10 – Era un trequartista, si è trasformato prima in mezzala di qualità, poi in playmaker.
Tirava sempre via il piede, ora affonda i contrasti in scivolata e ci fa ripartire in contropiede.
Tirava solo punizioni e calci d’angolo, ora dipinge lanci di 30 metri come se stesse affrescando la moschea di Santa Sofia di Istanbul.
E’ IL GRAN VISIR DEL CENTROCAMPO NERAZZURRO, IL CASTIGATORE DI AZULGRANA, IL DOMINATORE DEI NAVIGLI: HAKAN!

BARELLA 10 – MA CHE BEL GIOCATOOOOORE! Ce lo abbiamo solo noi Nico, che liberato dagli obblighi di ringhiare sulle caviglie degli avversari (ormai ci sono Mkhi e Calha) prima fa un assist a Lauti per fargli finire il digiuno in campionato, poi si inserisce in area come solo lui sa fare, dribbla come solo lui può, e PORCA PUPAZZA LA METTE NELL’ANGOLINO. Ma che vi siete detti nel meeting post Roma? Com’è che prima eri scazzatissimo e giravi a vuoto ed ora non ti tengono in otto?

DIMARCO 7 - A Fede piace la moda, si vede che ci tiene alla propria personcina, anche se ieri dobbiamo ammettere che si vedeva un filo di ricrescita.
L’ultimo grido pare che sia l’elongazione del flessore, e Dima non ha voluto essere da meno, forse pensando anche alla possibilità che elongando un muscolo avrebbe potuto guadagnare qualche centimetro in altezza.
Poi si è accorto che non è una cosa tanto piacevole, ma tanto i suoi muscoli sono talmente allenati (è tornato dal Camp Nou a Milano a piedi, arrivando prima del volo charter) che adesso la cosa non pare tanto preoccupante.
Io comunque cambierei tinta.

LAUTI 10 – Dopo il secondo tempo che ha mandato fuori uso la difesa del Barça, Lauti si è ripetuto contro la Salernitana. Deve ringraziare anche Sepe che ha commesso un mezzo errore, ma il fatto che un portiere sbagli contro di noi mentre di solito compiono miracoli è evidentemente un segno che qualcosa nella stagione sta cambiando. Il 7° posto è confermato e siamo pronti a lottare per l’obiettivo della stagione 23/24: la finale di Conference.

DZEKO 8 – Questa doveva essere la stagione del ritorno di Lukaku, e invece il flessore si è messo in mezzo ed ha costretto il Cigno agli straordinari. Edin gioca ogni 3 giorni come forse non gli accadeva dai tempi di Manchester, quando Asllani muoveva i primi passi.
Il nostro Cigno non si lamenta ed accetta il sacrificio anche se la mobilità ne risente e le articolazioni cominciano a scricchiolare. Dall’inizio della stagione lo staff medico ha usato già una cassa di Svitol e spera che non venga inserito nella lista delle sostanze proibite.
Nel caso del Cigno, più che doping, stiamo parlando di una terapia salva-vita.

GOSENS 9 – A volte basta poco a svoltare una stagione, tipo un gol a Ter Stegen all’89’ al Camp Nou. Robin ci sembra rinato, ed in venti mniuti riesce a fare quello che non gli era riuscito in tutta la stagione: partire in velocità, crossare, sradicare il pallone in scivolata dai piedi avversari senza commettere fallo (un po’ come Radja, ma senza essere passati prima dal bar). Se dovesse vincere il confronto a distanza con Biraghi sabato prossimo, potremmo finalmente concludere che Robin è recuperato.

ASLLANI 10 – Si dice che Kris non abbia dormito due giorni dopo il Camp Nou, non tanto per l’occasione sprecata, quanto per gli insulti di Mkhitaryan in armeno.
Forse è il caso di ricordare a Kris che siamo sopravissuti a tragedie peggiori, tipo il cambio Icardi – Santon e la tripletta del tanque Denis per dare contro un ragazzo di vent’anni che sbaglia il gol decisivo per farci qualificare agli ottavi con due turni d’anticipo e far fallire il Barcellona
......
Ecco prima che ci ripenso prenditi un dieci di incoraggiamento e dormi sonni tranquilli.

CORREA 8 – Entra al posto del Cigno, ha un’occasione di testa ma riesce a non spettinarsi.
Tra un’azione e l’altra torna a bordo campo a dedicarsi all’asado, che sennò si brucia.

DARMIAN 8 – Padre Darmy entra giusto il tempo per scomunicare un paio di granata che avevano massacrato Fifino e minacciarli che avrebbe dato sfogo alla sua evil version se non si fossero calmati.

Inter – Salernitana, il Pagellone dell’intesa ritrovata 1 Ranocchiate

Con le buone maniere si ottiene tutto


BELLANOVA V8 cilindri – Entra e comincia a sgasare sulla destra, come Sonic dopo che ha fatto il pieno di anelli. Gli va solo spiegato che invece degli anelli dovrebbe concentrarsi su quella cosa sferica che tutti cercano di contendersi.

MISTER SIMO 10 – Una volta che la sfanghi dopo una partita in cui avevi tutto da perdere, che fa seguito ad un’altra partita in cui avevi tutto da guadagnare, in una stagione in cui potresti pure pareggiare ma non riesci mai a farlo, allora vuol dire che sei davvero un allenatore da Inter.
Specialmente quando ti affanni ad allenare i ragassi, spiegargli la tattica, farli impratichire con i tuoi schemi, i modi per difendere e quelli per attaccare, come muoversi sui calci piazzati, e poi scopri che in un periodo di crisi fanno una riunione per trovare un’intesa comune e manco t’invitano.
Chapeau!

Inter – Salernitana, il Pagellone dell’intesa ritrovata

ONANA 10 – Non facevamo un clean sheet in campionato dal Mesozoico e secondo il nostro pagellon calculator il 10 al portiere scatta d’ufficio, specialmente quando dall’altra parte ci sono nomi temibili tipo Kastanos, Sambia e Bohinen. Altro che Dembelè e Lewandoski!
Samir, nel suo nuovo ruolo di mental coach, aveva messo in guardia Andrè contro gli ex Bonazzoli, Candreva e Pirola. Quest’ultimo, essendo sia ex che MITT aumenta esponenzialmente il grado di pericolosità, secondo la celebre legge di Arnautovic.
“Andrè, non ti distrarre, la Salernitana è piena di trabocchetti, quando meno te l’aspetti spunta fuori l’Ekdal di turno”
“E chi cacchio è Ekdal?”
Pazientemente e dolorosamente, Samir gli ha raccontato l’Inter Cagliari di alcuni anni fa, quando il centrocampista svedese segnò una tripletta (ovviamente l’unica della sua carriera, se escludiamo le amichevoli contro la rappresentativa delle renne nei boschi di Kolmården)
Finita la partita, Andreone è andato a ringraziare Samir per i consigli e gli ha chiesto se avesse qualcosa da raccontargli prima della trasferta di Firenze.
“PETTOH NETTOH! DI COSA STIAMO PARLANDO!” ha esclamato Samir correndo.

SKRINIAR 10 – Come hanno raccontato alcuni dei nostri nelle interviste post-partita, pare che ci sia stato un confronto tra i giocatori dopo la sconfitta di Udine e quella interna con la Roma. Cosa si siano detti davvero non lo scopriremo mai, ma uno dei punti su cui tutti si sono trovati d’accordo è stato:
Abbiamo bisogno di Skri.
Skri nuovo capitano.
Da quando ha la fascia al braccio, Skri è effettivamente rinato. Stritola gli attaccanti avversari ed a volte decide di lanciarsi vichingamente in avanti trascinando tibie e peroni che si frappongono sul suo cammino.
Ci resta solo il dubbio che, con 5 sconfitte stagionali, forse il confronto interno si poteva anticipare un pochino, tipo, che so, dopo Lazio Inter?

DE VRIJ 9 – Per gli attaccanti, quando vivono periodi di crisi, per sbloccarsi ci vuole un gol. Nel caso dei difensori è tutto più complicato, e per Stefanone la via del declino pareva ormai tracciata.
Poi però è arrivata Inter Barcellona, ed un certo Lewandoski non l’ha vista nemmeno col binocolo. Da allora Stefan pare essere tornato quello che avevamo visto con Conte e Spalletti, o che mr. Scimo vedeva tutte le partite quando allenava la Lazio.
Una roccia, preciso negli anticipi, elegante nel rilancio dell’azione.
Please don’t stop now, Stefan.

ACERBI 10 – Ciccio non ha peli sulla lingua. E’ uno di quelli che ha rivelato l’incontro che ha messo fine alla crisi Inter (ehi, calma, FINORA, come direbbe Homer Simpson, CrisiInter is a state of mind) e ieri è tornato sull’episodio ridens di Lazio Milan dello scorso anno, giusto per infilare il dito nella piaga della nostra sofferenza.
Devo confessare che non mi era stato proprio simpaticissimo allora, ma in fondo tutti hanno diritto ad una seconda possibilità, specialmente in periodo di sostenibilità finanziaria, come direbbe il boss.
Ciccio ci pare che abbia l’umiltà per imparare dai suoi compagni, lo spirito di sacrificio per sopravvivere ai periodi difficili, e soprattutto la pazienza di aspettare gli accrediti dello stipendio.

DUMFRIES 8 – Ieri pareva la riedizione di uno di quei filmoni di una volta, Maciste contro Ercole, Godzilla contro King Kong, Conte vs. Tuchel. Gli scontri tra Fifino e Mazzocchi hanno generato tanta di quella energia, che se fosse stato possibile immagazzinarla avremmo risolto in un colpo solo la crisi delle bollette e quella ambientale.
Dopo alcuni minuti, però, è diventato più una versione contemporanea di Fantozzi contro tutti, con il povero DumDum martoriato da chiunque avesse una maglia granata e si trovasse nelle sue vicinanze.
Nei momenti di difficoltà, Fifino si rivolge sempre al suo consigliere spirituale, Padre Darmy, che lo ha sostituito senza però essere sfiorato dagli avversari.
“Forse dovrei prendere anche io i voti”, ha dichiarato Denzelone a fine partita.
Noi, misericordiosi, gliene diamo 8 e promuoviamo una raccolta tra i nostri lettori:
MANDA ANCHE TU UN SMS AL 22222 E SCRIVI “DO NOT TOUCH DUMDUM” per salvare Fifino dai tacchetti avversari.

MKHITARYAN 9 – Si muove in mezzo al campo in maniera apparentemente indifferente, ma in lui alberga lo spirito di Goran Pandev, al quale comincia ad assomigliare sempre di più. Pare in effetti che vadano dallo stesso hair styler.
I compagni lo cercano sempre di più, ha guadagnato molta autorevolezza dopo che lo hanno sentito urlare al Camp Nou in armeno rivolto al povero Kris.

CALHANOGLU 10 – Era un trequartista, si è trasformato prima in mezzala di qualità, poi in playmaker.
Tirava sempre via il piede, ora affonda i contrasti in scivolata e ci fa ripartire in contropiede.
Tirava solo punizioni e calci d’angolo, ora dipinge lanci di 30 metri come se stesse affrescando la moschea di Santa Sofia di Istanbul.
E’ IL GRAN VISIR DEL CENTROCAMPO NERAZZURRO, IL CASTIGATORE DI AZULGRANA, IL DOMINATORE DEI NAVIGLI: HAKAN!

BARELLA 10 – MA CHE BEL GIOCATOOOOORE! Ce lo abbiamo solo noi Nico, che liberato dagli obblighi di ringhiare sulle caviglie degli avversari (ormai ci sono Mkhi e Calha) prima fa un assist a Lauti per fargli finire il digiuno in campionato, poi si inserisce in area come solo lui sa fare, dribbla come solo lui può, e PORCA PUPAZZA LA METTE NELL’ANGOLINO. Ma che vi siete detti nel meeting post Roma? Com’è che prima eri scazzatissimo e giravi a vuoto ed ora non ti tengono in otto?

DIMARCO 7 - A Fede piace la moda, si vede che ci tiene alla propria personcina, anche se ieri dobbiamo ammettere che si vedeva un filo di ricrescita.
L’ultimo grido pare che sia l’elongazione del flessore, e Dima non ha voluto essere da meno, forse pensando anche alla possibilità che elongando un muscolo avrebbe potuto guadagnare qualche centimetro in altezza.
Poi si è accorto che non è una cosa tanto piacevole, ma tanto i suoi muscoli sono talmente allenati (è tornato dal Camp Nou a Milano a piedi, arrivando prima del volo charter) che adesso la cosa non pare tanto preoccupante.
Io comunque cambierei tinta.

LAUTI 10 – Dopo il secondo tempo che ha mandato fuori uso la difesa del Barça, Lauti si è ripetuto contro la Salernitana. Deve ringraziare anche Sepe che ha commesso un mezzo errore, ma il fatto che un portiere sbagli contro di noi mentre di solito compiono miracoli è evidentemente un segno che qualcosa nella stagione sta cambiando. Il 7° posto è confermato e siamo pronti a lottare per l’obiettivo della stagione 23/24: la finale di Conference.

DZEKO 8 – Questa doveva essere la stagione del ritorno di Lukaku, e invece il flessore si è messo in mezzo ed ha costretto il Cigno agli straordinari. Edin gioca ogni 3 giorni come forse non gli accadeva dai tempi di Manchester, quando Asllani muoveva i primi passi.
Il nostro Cigno non si lamenta ed accetta il sacrificio anche se la mobilità ne risente e le articolazioni cominciano a scricchiolare. Dall’inizio della stagione lo staff medico ha usato già una cassa di Svitol e spera che non venga inserito nella lista delle sostanze proibite.
Nel caso del Cigno, più che doping, stiamo parlando di una terapia salva-vita.

GOSENS 9 – A volte basta poco a svoltare una stagione, tipo un gol a Ter Stegen all’89’ al Camp Nou. Robin ci sembra rinato, ed in venti mniuti riesce a fare quello che non gli era riuscito in tutta la stagione: partire in velocità, crossare, sradicare il pallone in scivolata dai piedi avversari senza commettere fallo (un po’ come Radja, ma senza essere passati prima dal bar). Se dovesse vincere il confronto a distanza con Biraghi sabato prossimo, potremmo finalmente concludere che Robin è recuperato.

ASLLANI 10 – Si dice che Kris non abbia dormito due giorni dopo il Camp Nou, non tanto per l’occasione sprecata, quanto per gli insulti di Mkhitaryan in armeno.
Forse è il caso di ricordare a Kris che siamo sopravissuti a tragedie peggiori, tipo il cambio Icardi – Santon e la tripletta del tanque Denis per dare contro un ragazzo di vent’anni che sbaglia il gol decisivo per farci qualificare agli ottavi con due turni d’anticipo e far fallire il Barcellona
......
Ecco prima che ci ripenso prenditi un dieci di incoraggiamento e dormi sonni tranquilli.

CORREA 8 – Entra al posto del Cigno, ha un’occasione di testa ma riesce a non spettinarsi.
Tra un’azione e l’altra torna a bordo campo a dedicarsi all’asado, che sennò si brucia.

DARMIAN 8 – Padre Darmy entra giusto il tempo per scomunicare un paio di granata che avevano massacrato Fifino e minacciarli che avrebbe dato sfogo alla sua evil version se non si fossero calmati.

Inter – Salernitana, il Pagellone dell’intesa ritrovata 2 Ranocchiate

Con le buone maniere si ottiene tutto


BELLANOVA V8 cilindri – Entra e comincia a sgasare sulla destra, come Sonic dopo che ha fatto il pieno di anelli. Gli va solo spiegato che invece degli anelli dovrebbe concentrarsi su quella cosa sferica che tutti cercano di contendersi.

MISTER SIMO 10 – Una volta che la sfanghi dopo una partita in cui avevi tutto da perdere, che fa seguito ad un’altra partita in cui avevi tutto da guadagnare, in una stagione in cui potresti pure pareggiare ma non riesci mai a farlo, allora vuol dire che sei davvero un allenatore da Inter.
Specialmente quando ti affanni ad allenare i ragassi, spiegargli la tattica, farli impratichire con i tuoi schemi, i modi per difendere e quelli per attaccare, come muoversi sui calci piazzati, e poi scopri che in un periodo di crisi fanno una riunione per trovare un’intesa comune e manco t’invitano.
Chapeau!

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